faringite

Mal di gola o faringite

Alessandra Sorano otorinolaringoiatria

Il mal di gola è una delle affezioni patologiche più comuni e ricorrenti in ambito medico, che nella maggior parte dei casi può essere considerata come un disturbo transitorio e dalla banale e rapida risoluzione.
Utilizzando una terminologia prettamente medica, quando parliamo di un’infiammazione delle alte vie aeree, e in particolare modo della mucosa della faringe, facciamo riferimento al termine faringite.
Tuttavia è da considerare il fatto che nel contesto della faringe riscontriamo la presenza delle cosiddette tonsille, ovvero aggregati di tessuto linfatico deputati alla prima protezione del nostro corpo contro agenti patogeni; in tal caso sarebbe più opportuno parlare di faringotonsilliti. Quest’ultima denominazione, in effetti, è più tipicamente riferita all’età pediatrica, poiché è questa la fase dello sviluppo in cui queste tonsille risultano più attive e pertanto più facilmente aggregabili da agenti patogeni.

Struttura della faringe

Per poter comprendere al meglio il meccanismo che comporta l’insorgenza del sintomo “mal di gola”, è opportuno fare un breve accenno a quella è la struttura dell’organo colpito.
La faringite, infatti, non è altro che un’infiammazione della mucosa di rivestimento dell’organo faringe, ovvero una struttura muscolo-membranosa che è annessa sia al canale digerente, che all’apparato respiratorio. Viene considerata parte integrante di due differenti apparati perché per via della sua posizione consente sia il passaggio di aria, creando una comunicazione tra naso, bocca e laringe; sia il passaggio di cibo, permettendo questa volta una connessione strutturale tra la bocca e l’esofago. Analizzando il suo percorso, infatti: trae origine, superiormente, dalla regione posteriore al naso (rinofaringe), prosegue verso il basso, occupando l’area posteriore alla bocca (orofaringe) e termina inferiormente (ipofaringe), dando accesso alla laringe nella parte anteriore e all’esofago in quella posteriore.

Cause più comuni del mal di gola

Nella maggior parte dei casi la causa scatenante di un mal di gola è un’infezione. La più comune delle forme si manifesta in concomitanza di un’infezione virale, ma ciò non toglie che molto spesso si possa trattare anche di forme batteriche. Più raramente, e più spesso in associazione a condizioni sistemiche di immunodepressione, è riconducibile ad un’infezione da miceti.

Virus

Le infezioni virali sono considerate in assoluto le più banali (a meno di condizioni patologiche specifiche ovviamente), anche perché in linea di massima, hanno un decorso più rapido e non necessitano di trattamenti specifici. In questo caso, infatti, gli unici farmaci che in genere vengono consigliati al paziente  sono volti solamente ad alleviare i sintomi e non a debellare il microrganismo che ne è la causa.
Tra tutti i virus, l’Adenovirus è sicuramente quello più coinvolto nella genesi di una faringite. Di pari importanza comunque, sono: il Rhinovirus, il Coronavirus, l’Enterovirus, il Virus dell’Influenza e i Virus parainfluenzali, l’Epstein-Barr (agente eziologico della mononucleosi), il Virus della Varicella e il Virus del Morbillo.

Batteri

Le infezioni batteriche richiedono in genere un’attenzione maggiore rispetto a quelle virali, poiché necessitano di un trattamento mirato con antibiotici. Questo tipo di quadri tende ad avere un decorso più lungo e si associa più spesso ad una sintomatologia più intensa.
Il principale batterio coinvolto è lo Streptococco Beta-emolitico di gruppo A (che molto frequentemente è il responsabile di faringiti in età pediatrica), ma sarebbero anche da considerare: lo Streptococco pneumoniae, il Mycoplasma pneumoniae, la Chlamydophyla pneumoniae, le Neisserie (gonorrhoeae e la meningitis), l’Haemophilus Influenzae, lo Staphylococcus aureus e la Moraxella catarrhalis.

Sebbene le forme infettive siano in assoluto le più frequenti, esistono comunque altre cause che possono indurre la presenza di un mal di gola.
Tra queste annoveriamo:

Reflusso gastro-esofageo: la continua risalita di materiale acido proveniente dallo stomaco non fa che irritare la mucosa della faringe, inducendo la comparsa di un’infiammazione a questo livello;
Allergie: per un soggetto allergico l’esposizione ad agenti irritanti definiti allergeni, stimola l’attivazione di una risposta infiammatoria che può esitare in un mal di gola (associabile a prurito nasale od oculare, secrezioni nasali accentuate (idrorrea), congiuntivite e tosse);
Esposizione ad agenti irritanti/tossici: il fumo di sigaretta, oltre ad essere riconosciuto a tutti gli effetti come un fattore carcinogeno, ha anche la capacità di ledere la struttura delle nostre mucose con la sua azione irritante (associata per altro alla temperatura elevata con cui penetra l’aria dopo l’aspirazione della sigaretta). Tra gli altri fattori tossici ricordiamo: l’alcool, le polveri irritanti, i materiali industriali, etc.;
Condizioni climatiche: ad esempio, esposizione ad un ambiente eccessivamente secco e non correttamente umidificato;
Condizioni neoplastiche: (come ad esempio il cancro dell’orofaringe) possono secondariamente presentarsi con un mal di gola persistente. E’ comunque da considerasi un sintomo minore in presenza di un cancro a questo livello e quindi non è tra le prime ipotesi che di certo vanno poste quando ci si presenta con una semplice infiammazione della gola.

Oltre a queste cause specifiche bisognerebbe considerare anche condizioni sistemiche che rendono il nostro corpo più vulnerabile e quindi più suscettibile all’attecchimento di infezioni, come ad esempio l’AIDS, un trattamento con farmaci immunodepressivi, un trattamento con chemioterapia, etc.

Sintomi caratteristici associati al mal di gola

Il quadro sintomatologico di un paziente affetto da faringite può essere variabile ed è strettamente dipendente dalla causa di base.

Nel caso specifico del raffreddore/influenza, che rappresenta una delle forme più comuni e più tipicamente associate al mal di gola, i sintomi riferiti saranno:

Bruciore percepito a livello della gola. La mucosa per altro, apparirà fortemente arrossata;
Difficoltà a deglutire (disfagia);
-Senso di secchezza delle fauci;
Otalgia, ovvero dolore riferito anche a livello dell’orecchio. La faringe, infatti, condivide con l’orecchio parte dell’innervazione sensitiva; motivo per cui quando un soggetto presenta una patologia in uno di questi due distretti, è plausibile che il fastidio venga riferito su entrambi gli organi;
-Malessere generale;
-Naso congesto;
-Brividi di freddo e talvolta febbre.

Nel caso, invece, di una forma allergica, è più probabile che il paziente presenti sintomi come:
Prurito oculare o nasale;
-Idrorrea, ovvero perdita di secrezioni liquide e limpide dal naso;
-Bruciore alla gola;
starnuti;
-Tosse;
Eruzioni cutanee.

Analizzando il caso di un paziente che è affetto da reflusso gastroesofageo, invece, rileviamo spesso sintomi quali il bruciore e il senso di pesantezza avvertiti principalmente all’altezza della bocca dello stomaco.

Da ciò, si evince che ciascun quadro patologico sottende una sintomatologia peculiare che deve essere presa in considerazione dal medico al momento dell’anamnesi.

Faringite acuta o cronica

La faringite può manifestarsi sotto forma di acuzie, ovvero manifestandosi con un esordio rapido (spesso quando si parla di forme infettive il periodo di incubazione varia da 24 a 72h) e un decorso altrettanto celere (considerando sempre che le forme batteriche tendono più lentamente alla guarigione; ma parliamo sempre di cinque/sette giorni o al massimo una decina di giorni); oppure può tendere alla cronicizzazione, o in altre parole può perdurare per settimane o mesi.

Tenendo sempre presente che ogni paziente ha caratteristiche proprie, si possono delineare dei connotati comuni grazie ai quali prediciamo la cronicizzazione della patologia.
Tra questi consideriamo:

Difese immunitarie deboli o assenti: è il caso di soggetti molto anziani, pazienti debilitati per via di una patologia o di un trattamento, bambini molto piccoli (anche neonati), le cui difese immunitarie sono ancora in via di accrescimento, pazienti immunodepressi (per esempio affetti da AIDS);
Trattamento inadeguato o non effettuato: è il caso delle forme batteriche, che necessitano di un trattamento antibiotico mirato;
Fumo: è uno dei fattori di rischio più importanti perché irritando continuativamente la mucosa della faringe, può predisporre più facilmente a lesioni a carico della stessa;
Condizioni anatomiche predisponenti: adenoide ipertrofica, polipi nasali, sinusiti, alterazione della funzionalità ciliare delle cellule della mucosa delle alte vie aeree; sono soltanto alcuni degli innumerevoli esempi di patologie strutturali/anatomiche che rendono il paziente più suscettibile all’insorgenza di infezioni;
Allergie;
Scolo retronasale: un disturbo alquanto fastidioso che implica il passaggio di muco (prodotto in eccesso) dal naso verso la gola;
Attività lavorativa: alcuni mestieri costringono il paziente ad inalare costantemente materiali irritanti che potrebbero essere la causa del problema.

I sintomi riferiti ovviamente sono differenti, in quanto nella forma acuta il paziente accuserà:
Bruciore alla gola;
-Otalgia,
-Difficoltà a deglutire;
Congestione della mucosa faringea;
-Possibile ingrossamento dei linfonodi del collo;
-Possibile presenza di placche in gola (ovvero accumuli di pus nelle tonsille palatine, poste ai lati e posteriormente rispetto alla lingua); il loro reperto ci fa propendere per una forma batterica.

Nel caso di una forma cronica, invece, i sintomi che il paziente riferirà sono:
-Secchezza delle fauci;
-Possibili cali di voce dovuti ad un contestuale interessamento della laringe;
Tosse;
-Senso di prurito profondo che stimola la necessità continua di raschiare la gola;
-Possibile febbricola.

Infine, volendo identificare le varie fasi del processo infiammatorio di una faringite cronica, possiamo schematizzare il quadro in tre momenti differenti:

-Fase iniziale: la mucosa è fortemente infiammata, quindi appare rossa e si associa ai sintomi sopra descritti. Inoltre è presente una cospicua quantità di catarro (muco);
-Fase ipertrofica: è una fase in cui l’organismo tenta di arginare il problema attivando i meccanismi di protezione a livello del tessuto colpito. Tra i vari parametri utili per identificare questa fase vi è l’ intensificazione dell’attività delle ghiandole che producono muco;
-Fase atrofica: è la fase terminale del processo ed è caratterizzata dall’assottigliamento della mucosa, che appare più pallida e meno sensibile o responsiva agli stimoli esterni.

Bambini e mal di gola: perché esiste un rapporto molto stretto?

I bambini vengono colpiti molto più facilmente da patologie infettive delle alte vie aeree sia perché il loro sistema immunitario è ancora in fase di maturazione, sia perché sono più propensi, per via del loro “stile di vita”, a contrarre infezioni. Pensiamo per esempio al fatto che mettano continuamente le mani sporche in bocca o dentro il naso, o al fatto che entrino a contatto con molti altri coetanei nel corso di una giornata!

Nel bambino tendiamo a parlare più frequentemente di faringotonsilliti, più che di semplici faringiti, perché in età pediatrica sono molto sviluppate le tonsille, ovvero organi di natura linfoidale che sono deputati alla nostra protezione quando entrano in contatto con microorganismi o agenti tossici.
Quando si tratta di una forma batterica, infatti, oltre al semplice arrossamento della mucosa, sarà frequente il riscontro delle cosiddette placche alla gola. In altri termini accade che le cellule che si attivano per debellare i microorganismi, stimolano la produzione di pus, che sarà direttamente visibile sotto forma di chiazze rilevate e biancastre sulla superficie delle tonsille.

Sebbene le forme virali siano in assoluto le più comuni, in età pediatrica è altrettanto frequente il riscontro di una infezione batterica da Streptococco Beta emolitico di gruppo A.
L’agente patogeno è responsabile di una forma di influenza particolare perché caratterizzata non solo dall’insieme di sintomi che classicamente ritroviamo in una influenza, ma anche di:

Tonsillite;
-Esantema cutaneo (nel caso in cui il soggetto contragga la Scarlattina);
Ingrossamento dei linfonodi del collo;
Febbre;
-Difficoltà nel deglutire;
Mal di pancia;
-Vomito (spesso, non sempre).

La forma streptococcica merita particolare attenzione perché può evolvere in un quadro patologico multiorgano definito nel complesso “malattia reumatica”, che dia interessamento renale (glomerulonefrite post-streptococcica), coinvolgimento delle articolazioni o infiammazione dei vari strati che compongono il cuore.

Complicanze di un mal di gola non curato o non trattato correttamente

Come già ripetuto più volte, il mal di gola rappresenta un sintomo frequente e il più delle volte gestibile. Ciononostante, nel momento in cui non viene curato correttamente, o non viene completamente trattato o ancora nel caso in cui il paziente anziché riguardarsi, conduce uno stile di vita poco responsabile, è probabile che insorgano delle complicanze.
La prima tra queste si associa all’estensione dell’infiammazione (nonché dell’infezione che l’ha generata) ad altri distretti.
In tal senso, infatti, un’iniziale faringite può evolvere in una faringo-laringite e il paziente accuserà abbassamenti di voce o per esempio voce rauca.
Allo stesso modo può capitare che tramite la Tuba di Eustachio (canale che collega il rinofaringe con l’orecchio medio) l’infezione si diffonda dalla gola all’orecchio, provocando ad esempio un’otite.

Un’altra classe di complicanze sono invece quelle che riguardano le faringotonsilliti vere e proprie e quindi si tratta per lo più di casi rilevabili nell’età pediatrica.
Riscontriamo in tal caso tre tipologie di quadri:

Ascesso peritonsillare: è l’evenienza più frequente e si manifesta spesso con un segno caratteristico, ovvero il trisma. Nel paziente infatti si rileva una totale o parziale incapacità di aprire la bocca. L’ascesso viene descritto come una raccolta di pus tra la superficie esterna della tonsilla e l’area in cui è accolta la tonsilla stessa. Altri sintomi associati sono: l’aumentata produzione di saliva e la febbre.

Ascesso laterofaringeo: in un certo senso potrebbe essere considerata una complicanza della complicanza, perché si manifesta quando si verifica una raccolta di pus anche a livello dei linfonodi del collo.

Ascesso retrofaringeo: complicanza tipica soltanto di alcune categorie di pazienti, e si manifesta con dolore alla gola, dolore all’orecchio, febbre e nei casi più gravi anche affanno respiratorio.

Diagnosi clinica

Nella maggior parte delle occasioni, il mal di gola è frutto di un’infezione virale, estremamente contagiosa, ma facilmente e spontaneamente risolvibile. Ecco perché non sempre bisogna rivolgersi ad un medico.
La figura del professionista (generalmente il medico di medicina generale, ma in casi specifici l’otorinolaringoiatra) risulta indispensabile quando ci rendiamo conto che i sintomi anziché migliorare nel giro di qualche giorno tendono a peggiorare o persistono; quando la febbre è costantemente alta e supera quindi i 38,5°/39°, o quando per esempio si tratta di soggetti molto piccoli o di donne in gravidanza.

Il medico riuscirà ad avanzare una diagnosi attraverso la raccolta dell’anamnesi e la effettuazione di un esame obiettivo (visita del paziente). Nel caso in cui lo ritenesse necessario, potrebbe poi richiedere un tampone faringeo, un approfondimento degli esami del sangue del paziente o l’esecuzione di test allergici.

Come si cura un mal di gola?

La cura dipende dalla causa scatenante del mal di gola.
Se si tratta di una forma virale, come più volte ripetuto, non bisogna utilizzare antibiotici. Il trattamento si limiterà a far scemare i sintomi e quindi prevederà l’utilizzo di:
Analgesici, come ad esempio il Paracetamolo (come nel caso della classica Tachipirina)
FANS, come ad esempio l’ibuprofene (Oki) o il ketoprofene.

Se si tratta, invece, di una forma batterica, bisogna necessariamente associare ai farmaci sopracitati anche un antibiotico mirato, prescritto solo ed esclusivamente dal medico di riferimento.

In termini generali, comunque, la terapia prevede sempre l’allontanamento della causa scatenante. Per cui se si tratta di una forma allergica, si raccomanda l’isolamento del fattore irritante (per esempio polvere, piante, forfora e peli di cani o gatti, cibi, etc); se si tratta di una forma indotta dal reflusso acido, si consiglia, invece, il trattamento della patologia gastro-esofagea, e così via.

Infine, è bene sottolineare che oltre al trattamento farmacologico, sarebbe opportuno tentare di cautelarsi il più possibile durante il periodo di maggiore debolezza, rifacendosi a norme comportamentali frutto del buon senso.

Si consiglia quindi:
Riposo notturno adeguato: è importante coadiuvare il corpo nella lotta contro il patogeno, e per farlo bisogna renderlo il più attivo e vigoroso possibile;
-Ricca idrataziome: si raccomanda di bere molta acqua, evitando sostanze irritanti o per esempio piccanti, che sicuramente accentuano il senso di bruciore alla gola;
Astensione dal fumo;
-Astensione dall’utilizzo smisurato di alcolici.

Trattamento chirurgico riservato a bambini

Molto spesso quando il mal di gola è frutto di patologie ricorrenti, come ad esempio nel caso di quei bambini che presentano una di quelle condizioni anatomiche che predispongono alla continua insorgenza di infezioni, può essere utile proporre un intervento chirurgico di rimozione delle tonsille (tonsillectomia).
Esistono ovviamente delle indicazioni ben precise per la scelta di questo tipo di trattamento, che prevedono per esempio la diagnosi di patologie come la sindrome delle apnee notturne, la presenza di adenoide (tonsilla faringea) ipertrofica o tonsilliti ricorrenti, la presenza di una neoplasia in situ, e in ultimo la manifestazione di complicanze del quadro primario.

Soltanto in casi circoscritti e prevalentemente in ambito pediatrico, si può quindi tenere in considerazione la possibilità di questo approccio chirurgico, ormai ruotinario e sicuramente risolutivo.

Così come nel contesto di quelle forme che derivano da anomalie anatomiche conclamate, è possibile intervenire chirurgicamente al fine di curare primariamente la causa di base di eventuali mal di gola ricorrenti.

Rimedi della nonna e consigli su come alleviare i sintomi

Bere molti liquidi evitando temperature estreme: optare sempre per temperature intermedie;
-Mangiare molta frutta di stagione e/o integrare vitamine attraverso succhi di frutta;
-Fare sciacqui con acqua e bicarbonato: si consiglia di tenere per qualche minuto questa soluzione in bocca, in modo da fare gargarismi e sfruttare l’effetto antinfiammatorio del bicarbonato;
Miele: può essere un valido alleato in caso di bruciore alla gola;
-Caramelle balsamiche, o a base di Propoli, o di menta, o per esempio di zenzero;
-Masticare caramelle dure per favorire la produzione di saliva, nel caso in cui si avvertisse senso di secchezza alla gola;
Umidificare l’ambiente per evitare il senso di secchezza;
-Evitare sbalzi di temperatura;
-Utilizzare spray decongestionanti o soluzioni mucolitiche per evitare che il muco ristagni in gola;
-Soffiare sempre il naso quando si avverte senso di pienezza;
Evitare di bloccare lo starnuto, che rappresenta un meccanismo riflesso di difesa;
-Astenersi dal fumo;
-Non ingerire sostanze piccanti e/o irritanti.

Prevenire un mal di gola: ecco qualche precauzione da adottare

La prevenzione del mal di gola può essere fatta certamente quando si tratta di malattie infettive o allergiche, mentre con più difficoltà può essere attuata in soggetti che soffrono di patologie sistemiche.
Utilizzando il buon senso, infatti, è possibile adottare qualche piccolo accorgimento per rendere il mal di gola una realtà sempre più lontana dalla nostra quotidianità!

Non condividere bicchieri, posate, tovaglie o fazzoletti non solo con persone sane, ma soprattutto con soggetti già influenzati;
-Evitare sbalzi di temperature: il freddo può renderci infatti più suscettibili all’insorgenza di un’infezione;
Curare la propria igiene: lavare frequentemente le mani, pulire accuratamente la propria bocca (potrebbe essere la prima stazione di ingresso di microorganismi);
-Non fumare;
-Evitare il contatto diretto con soggetti già malati (nel caso di malattia infettiva contagiosa) e con oggetti che possano essere ricettacolo di germi;
Evitare luoghi affollati in assenza di un adeguato sistema di ricircolo dell’aria.

Siamo sicuri di sapere come si soffia il naso?

Infine, due consigli molto utili nella pratica di tutti i giorni sono relativi al modo in cui cerchiamo di controllare gli starnuti e al modo in cui soffiamo il naso quando percepiamo che questo è congesto.
Nel primo caso si tratta di un meccanismo riflesso che insorge nel momento in cui il nostro organismo tenta di espellere un determinato agente patogeno. E’ bene ricordarlo per capire che quando tentiamo di bloccarlo, per convenzione sociale o per comodità, non facciamo altro che ostacolare quell’atto che nasce proprio per aiutarci a debellare il patogeno! E’ ovvio, poi, che per seguire le adeguate norme igieniche, sarà necessario non far disperdere nell’ambiente queste microgoccioline, e sarà quindi opportuno utilizzare un fazzoletto o allontanarsi da persone in quel momento vicine, al fine di evitare il contagio.

Nel secondo caso, invece, per quanto possa sembrare sciocco, è importante spiegare come si dovrebbe soffiare il naso, perché nella maggior parte dei casi non facciamo altro che disseminare germi, anziché disfarcene. Innanzitutto è fondamentale l’utilizzo di fazzoletti monouso, che alla fine del loro utilizzo vanno rigorosamente buttati e non lasciati in giro. Oltre a questo, è necessario sottolineare che quando soffiamo il naso, dobbiamo lasciare entrambe le narici libere di spurgare. Non dobbiamo chiudere una narice, per far liberare l’altra, né tentare di bloccare il muco ivi presente. Soffiare forte e al contempo chiudere una narice fa sì che si generi una pressione elevata che si ripercuote a ritroso sulla tuba di Eustachio, favorendo la “contaminazione” anche dell’orecchio.

 

Alessandra Sorano

Fonti: Otorinolaringoiatria; Elsevier Editore;

Medicina Clinica per il medico pratico, a cura di N. Dioguardi.

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