neurite retrobulbare

Neurite ottica e neurite ottica retrobulbare: sintomi e cause

Cristina Leone occhi Leave a Comment

Neurite ottica
La neurite ottica è un processo infiammatorio che colpisce il nervo ottico, cioè il nervo deputato alla trasmissione degli impulsi luminosi percepiti dalla retina al cervello.  

La neurite ottica può essere di natura infettiva o demielinizzante. Nel secondo caso, le fibre nervose tendono a perdere il loro strato isolante di mielina, ovvero il rivestimento che avvolge come una guaina le fibre nervose, essenziale per la conduzione del segnale elettrico.

Le neuriti ottiche vengono normalmente classificate in anteriori o papilliti, se interessano la papilla ottica, cioè la zona di espansione del nervo ottico (il punto in cui questo penetra nell’occhio e si continua nella retina), e posteriori o retrobulbari, se l’alterazione è situata dietro al bulbo oculare. Le neuriti ottiche retrobulbari sono le più frequenti, costituiscono infatti il 70% dei casi.

La papillite è in genere monolaterale mentre la neurite ottica retrobulbare è spesso bilaterale, cioè coinvolge entrambi gli occhi. Tipiche sono le recidive, nello stesso occhio o nell’altro, intervallate da periodi di benessere.

La neurite ottica è una patologia che può manifestarsi a qualsiasi età ma più spesso colpisce giovani adulti tra i 20 e i 40 anni e ha una prevalenza nel sesso femminile.

Neuriti ottiche retrobulbari e intrabulbari

Neurite ottica retrobulbare. Nella neurite ottica retrobulbare l’aspetto della testa del nervo ottico (anche detto disco ottico) è normale, almeno inizialmente, perché la papilla ottica non è interessata. I sintomi iniziali della patologia interessano, infatti, all’esordio, la porzione posteriore del nervo ottico e solo successivamente coinvolgono la porzione intraoculare. È la forma più frequente nell’adulto e insorge nel 20-60% dei soggetti che sviluppano sclerosi multipla.
Papillite. Nella papillite, invece, il processo flogistico interessa principalmente la papilla ottica che appare edematosa (gonfia) e arrossata. La papillite è la forma più comune di neurite ottica nei bambini, nel qual caso segue spesso a un’infezione virale, ma può colpire anche gli adulti.
Neuroretinite. Esiste anche una terza forma di neurite ottica, più rara, chiamata neuroretinite, caratterizzata da papillite associata a infiammazione dello strato delle fibre nervose della retina. La neuroretinite non si manifesta mai in caso di sclerosi multipla ma segue ad infezioni da spirochete, un tipo di batteri a forma di spirale, causa di patologie come la sifilide, la malattia di Lyme e la malattia da graffio di gatto.

Sintomi della neurite ottica

Comuni ad ambedue le forme sono una netta riduzione della capacità visiva, difficoltà nel riconoscere i colori e deficit del campo visivo. Nel 50% dei casi la patologia si manifesta anche con dolore che si accentua con i movimenti oculari e, raramente, possono comparire lampi di luce (fosfeni). Possono essere presenti altri segni oculari quali diplopia (visione doppia), nistagmo (un’oscillazione ritmica e involontaria dell’occhio) e anomalie dei riflessi pupillari.

Cause dell’infiammazione del nervo ottico

Individuare la causa di una neurite ottica non è sempre facile. Esistono forme la cui natura è sconosciuta ma, nella maggior parte dei casi, tra le possibili cause si possono riscontrare:

infezioni virali, quali morbillo, varicella, herpes zoster;
infezioni batteriche (malattie di Lyme, sifilide, malattia da graffio di gatto…);
infezioni di vicinanza (es. sinusiti, meningiti);
lesioni compressive dovute a tumori, aneurismi, emorragie orbitarie spontanee o traumatiche;
malattie demielinizzanti come la sclerosi multipla e la neuromielite ottica o malattia di Devic;
malattie metaboliche (es. diabete mellito);
vasculopatie (ipertensione sistemica);
intossicazioni esogene (alcol etilico, tabacco, piombo…).

In soggetti di giovane età il riscontro di una neurite ottica retrobulbare deve comunque sempre far pensare alla possibilità che si tratti del sintomo d’esordio di una malattia demielinizzante, più frequentemente la sclerosi multipla, una malattia neurodegenerativa, in cui si verifica una perdita di mielina in più aree (da cui il nome di “multipla”) del sistema nervoso centrale.

Neurite ottica: diagnosi

Utili dal punto di vista diagnostico sono:

l’oftalmoscopia: esame che consente lo studio del fondo oculare attraverso l’uso di uno strumento, l’oftalmoscopio, simile a una torcia elettrica;
• il test dei potenziali visivi evocati (PEV): si tratta di un esame non invasivo e indolore utilizzato per misurare l’attività del nervo ottico. Per eseguire l’esame si posizionano dei piccoli elettrodi di superficie sulla testa del paziente, allo scopo di registrare le onde cerebrali ottenute in risposta agli stimoli visivi (il paziente viene posto davanti a uno schermo su cui viene visualizzato un motivo a scacchiera). In presenza di una perdita di mielina, la trasmissione dei segnali risulta rallentata. La registrazione dei potenziali evocati permette di individuare la sede del rallentamento;
• il test di reazione pupillare alla luce: è un utile strumento diagnostico che permette all’oftalmologo di valutare l’integrità delle funzioni sensitive e motorie dell’occhio. La mancanza di risposta alla stimolazione luminosa di uno dei due occhi indica un danno della via afferente sensitiva dell’occhio;
• la tomografia assiale computerizzata (TAC);
• la risonanza magnetica (RM).

Neurite ottica: trattamento

Caratteristico di queste neuropatie è il rapido miglioramento dei sintomi con risoluzione spesso completa del quadro clinico nel giro di 4-6 settimane, specie dopo i primi episodi e con terapia cortisonica. Sono però relativamente frequenti le recidive che possono portare ad atrofia ottica (ovvero la diminuzione anormale delle dimensioni della papilla ottica), rara dopo il primo episodio ma più frequente dopo un numero variabile di recidive in quanto la sua comparsa è subordinata all’estensione della zona di nervo ottica coinvolta dal processo di demielinizzazione.

Forme particolari di neurite ottica

Oltre alle neuriti retrobulbari e papillari, altre condizioni patologiche che coinvolgono il nervo ottico sono:

Neuromielite ottica o malattia di Devic: è caratterizzata da lesioni demielinizzanti più massive rispetto alle neuriti ottiche papillari o retrobulbari, che possono interessare anche i due nervi ottici simultaneamente e il midollo spinale con distruzione della sostanza bianca e grigia. L’esordio della malattia è acuto con riduzione rapida e grave dell’acutezza visiva. Spesso comporta cecità completa. Ai sintomi oculari fanno seguito i segni della lesione del midollo che consistono inizialmente in formicolii e intorpidimento degli arti e, successivamente, paraplegia e ipoestesia. A differenza della sclerosi multipla, la malattia di Devic colpisce con maggiore frequenza i bambini e i giovanissimi.
Neuropatie ottiche ereditarie: sono patologie rare, caratterizzate dalla distruzione progressiva , parziale o completa, delle fibre nervose con conseguente atrofia ottica bilaterale. Di questo gruppo di neuropatie fa parte l’otticopatia ereditaria giovanile di Leber, malattia ereditaria che deriva da una mutazione del DNA mitocondriale materno. Insorge prevalentemente in soggetti maschi e la sintomatologia è caratterizzata dalla brusca riduzione, in genere monolaterale dell’acuità visiva.
Neuropatie ottiche tossiche: le sostanze tossiche possono ledere le fibre nervose bloccando le attività enzimatiche necessarie per il loro metabolismo oppure determinando ipossia tissutale per azione diretta sui vasi arteriosi.
Neuropatia ottica ischemica anteriore (NOIA): è la più comune neuropatia ottica nell’anziano. È causata da ischemia oculare per l’occlusione delle arterie ciliari posteriori brevi. Di solito si tratta dell’occlusione di una parte delle arterie, sufficiente comunque a compromettere la nutrizione della papilla. Si distinguono due forme con decorso clinico, prognosi e terapia differenti: NOIA non arteritica o idiopatica e NOIA associata al’arterite temporale di Horton. La prima si osserva più frequentemente in pazienti di età compresa tra i 45 e i 65 anni e si manifesta con una riduzione visiva improvvisa, monolaterale e indolore e non preceduta da sintomi visivi premonitori e annebbiamenti. Nella seconda, i sintomi più importanti, che si manifestano dopo la settima decade di vita, sono cefalea, perdita di peso, sudorazione, febbre e malessere, in questo caso il calo dell’acuità visiva è più grave e il coinvolgimento dell’occhio controlaterale è la regola.

Fonti:
R. Frezzotti – R.Guerra, Oftalmologia essenziale
M. Peduzzi, Manuale di oculistica
C. Sborgia – N. Delle Noci, Malattie dell’apparato visivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *