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Cannabis e schizofrenia: esiste una correlazione?

Zoe Parinisi News & Events

La schizofrenia è considerata la più devastante tra le patologie psichiatriche a causa dell’esordio precoce, della gravità della sintomatologia e della difficoltà nel trattamento. Una recente analisi ha messo in evidenzia come i soggetti che facevano uso costante e prolungato nel tempo di cannabis avevano un rischio doppio di sviluppare sintomi psicotici rispetto ai non consumatori.  Il  termine schizofrenia fu  coniato dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler nel 1908 e deriva dal greco σχίζω (schizo, diviso) e φρήν (phren, ,mente), e cioè frammentazione del pensiero.

Fattori di rischio ed incidenza

Le basi biologiche della schizofrenia sono simili alle basi delle altre patologie di origine psichiatrica. Hanno un’importante base genetica ed in questo caso sono stati chiamati in causa alcuni loci situati nei cromosomi 2 ,3,8,13. La suscettibilità genetica è stata dimostrata dal fatto che  vi è un’elevata incidenza di schizofrenia nei gemelli omozigoti nati da pazienti schizofrenici. Affinché la malattia si manifesti è necessaria un’interazione dei geni con i fattori ambientali poichè, giusto per fare un esempio, la benzina senza la fiamma non scatena l’incendio. Trai fattori ambientali e lo stile di vita abbiamo: l’abuso di sostanze psicotrope, l’influenza esercitata dall’ambiente familiare in cui all’interno dello stesso vi è un abnorme deficit di comunicazione in cui nulla viene detto chiaramente ed , inoltre, ciò che viene affermato in un secondo momento viene negato. La prevalenza della malattia è uguale nei due sessi anche se l’esordio è più precoce nel  sesso maschile ed i primi sintomi iniziano a comparire durante la tarda adolescenza e la prima età adulta. La patologia, a differenza ad esempio della depressione, ha un decorso ingravescente e l’andamento peggiora con il progredire della malattia.La maggiore difficoltà in cui si incappa quando si parla di schizofrenia è la gestione dei sintomi in quanto essa è caratterizzata da  sintomi che vengono raggruppati in due grossi gruppi: i sintomi positivi ed i sintomi negativi in cui poi affluiscono i sintomi comportamentali, i sintomi psicomotori, ecc..

Come si manifesta? 

I sintomi positivi sono: le allucinazioni e i deliri . Essi sono i sintomi con cui la patologia esordisce dopo una prima fase di comportamenti che vengono definiti bizzarri differenti da quelli che hanno sempre caratterizzato il soggetto. Dopo un periodo variabile solitamente insorge la sintomatologia negativa che è caratterizzata da anaffettività, incapacità di reagire agli stimoli esterni, interagire con le altre persone ed è il classico soggetto schizofrenico in cui in molti film vengono ripresi come fermi immobili davanti ad un muro. Ad accompagnare la sintomatologia negativa vi è la sintomatologia psicomotoria in cui il soggetto ha un andamento a soldatino, ha una gestualità totalmente diversa e si muove a scatti. Ognuno di questi gruppi importanti vengono attribuite a un deficit nel legame tra la dopamina e i recettori localizzati in alcuni tratti del SNC.

I sintomi positivi sono causati da un’iperattività del sistema dopaminergico a livello di una particolare porzione del sistema nervoso centrale ovvero il sistema limbico. mentre la sintomatologia negativa è data da una riduzione dell’attività dopaminergica nella corteccia frontale che è l’area deputata all’azione, all’attività sociale e alle scelte quotidiane. Questo tratto che parte dalla corteccia e giunge al sistema limbico, normalmente ha un ‘attività di modulazione e controllo sul sistema limbico. venendo meno l’attività dopaminergica a livello della corteccia frontale, a sua volta, viene meno il controllo sul sistema limbico dove appunto avremo un ‘iperilascio di dopamina e , quindi, sintomi positivi.

Tra i fattori di rischio collegati alla precocità d’insorgenza della malattia , diversi studi hanno posto la loro attenzione sull’abuso di sostanze stupefacenti. Ad esempio, uno studio australiano condotto su circa 20.000 pazienti ha dimostrato come l’abuso cronico di cannabis determini una precocità nella diagnosi di malattia. Non è possibile ancora accertare però che la cannabis sia un fattore di rischio certo nell’insorgenza della patologia.E’ stato, inoltre, messo in evidenza come  anche il consumo una volta a settimana aumenta il rischio di insorgenza di sintomi psicotici 10 volte di più rispetto ai non consumatori. E’ bene sempre ricordare che affinché il danno possa essere ricollegato alla cannabis vi deve essere un consumo cronico, duraturo nel tempo e in quantità elevate.

Cannabis e sistema nervoso centrale

I Cannabinoidi sono chimicamente costituiti da un terpene ed un resorcinolo. La sostanza psicoattiva  è il THC.

Tramite la combustione della canapa, avviene la decarbossilazione del tetraidrocannabinolo in  THC che in base alla composizione e alla coltivazione della stessa può varia dal 7 al 30%. Il thc si lega a particolari recettori situazioni a livello del talamo, della corteccia prefrontale e del nucleo accubens septi che è la porzione del sistema limbico implicata nel circuito: assunzione-gratificazione- piacere.

Il legame dei cannabinoidi ai recettori CB1 , in particolare, causa stimolazione delle aree della sostanza grigia periacqueduttale  dove sono normalmente rilasciati gli oppioidi endogeni e le endorfine le quali hanno un ruolo nel controllo del dolore.

Il THC, inoltre, va a legarsi ad i recettori dopaminergici a livello del nucleo accumbens septi determinando un rilascio di dopamina che, a sua volta, conduce il paziente ad una  sensazione di benessere temporaneo, scherzosità, alterazione e dilatazione spazio-temporale, pacatezza nel breve termine e dispercezione. Gli effetti a lungo termine invece sono differenti in quanto andando a alterare il circuito sinaptico dopaminergico viene ad innescarsi un processo noto come plasticità sinaptica. E’ come se i neuroni si abituassero alla stimolazione continua del thc e iniziassero a rispondere meno allo stesso perdendo con il tempo la normale funzionalità.

Esiste una correlazione tra cannabis e schizofrenia?

Va  sottolineato, che l’uso di cannabis e l’insorgenza di schizofrenia non è un rapporto causa-effetto diretto poiché non è stato provato fin ad adesso che la cannabis, come, invece, il fumo nelle malattie cardiovascolari, abbia un reale ruolo come fattore di rischio ma potrebbe essere un fattore confondente in quanto molti soggetti schizofrenici fanno uso di cannabis per alleviare i sintomi positivi. Per concludere, è molto probabile che l’uso di cannabis, in particolare durante l’adolescenza, conduca i soggetti che hanno una predisposizione genetica alla schizofrenia.

D’altro canto, seppur possa sembrare una contraddizione, uno studio condotto nel 2010 ha messo in evidenza come il ruolo dei cannabinoidi possa essere una valida scelta terapeutica per i pazienti refrattari al trattamento con antipsicotici. Perché si è arrivati a questa conclusione? Poiché si pensa che in questo caso la refrattarietà degli antipsicotici sia data da un meccanismo fisiopatologico diverso: ad essere alterato non è il sistema dopaminergico ma piuttosto il sistema degli endocannabinoidi e delle endorfine a livello della sostanza grigia periacqueduttale del mesencefalo. Il trattamento con il cannabidiolo ha portato a risultati incoraggianti: ovvero ad un aumento dei livelli ematici di anandamide e che questo aumento sia responsabile del miglioramento dei sintomi.

Fonti:

Manuale di Psichiatria e psicologia clinica, G.invernizzi et al.

Pubmed

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Zoe Parinisi