reflusso neonati

Reflusso neonati: che cos’è e come si tratta

Cristina Leone neonato Leave a Comment

Il reflusso gastroesofageo nei neonati , a volte chiamato rigurgito, si verifica quando il cibo, dopo essere stato ingerito, refluisce (ossia risale) dallo stomaco verso la bocca del bambino causandone il rigetto. Episodi di reflusso si verificano spesso dopo la poppata. Il volume varia con ciascun episodio. L’episodio può essere preceduto da pianto e irritabilità. Il rigurgito nel neonato è una condizione che può destare preoccupazione nelle mamme ma raramente seria e, in genere, tende a scomparire con lo svezzamento, cioè l’integrazione di cibi solidi nella dieta del bambino. Difficilmente accade che episodi di reflusso possano manifestarsi dopo i 18 mesi.

Raramente il reflusso è la spia di un problema medico come un’allergia, un blocco del tubo digerente o di patologie più complesse come la malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE, in inglese GERD, Gastro-Esophageal Reflux Disease). Si parla di “malattia” (MRGE) quando, con la gastroscopia, si evidenziano lesioni infiammatorie a carico dell’esofago (esofagite).

Reflusso nei neonati: cosa fare?

È opportuno consultare il pediatra se il bambino presenta i seguenti sintomi:

  • non prende peso
  • vomita fluidi di colore verde o giallognolo
  • vomita sangue o materiale di colore scuro (simile ai fondi del caffè)
  • mostra inappetenza, cioè rifiuta il cibo
  • presenta sangue nelle feci
  • ha difficoltà respiratorie o una tosse cronica
  • si mostra insolitamente irritabile dopo avere mangiato

È sempre raccomandabile contattare il pediatra per qualsiasi dubbio ma, in particolare, in presenza di uno o più sintomi tra quelli elencati.

Reflusso neonati: quali sono le cause?

Nei bambini lo sfintere esofageo inferiore, cioè l’anello muscolare tra l’esofago e lo stomaco, non è ancora pienamente sviluppato, questo può far sì che il contenuto enterico refluisca.

I fattori che contribuiscono al reflusso sono comuni nei neonati e spesso non possono essere evitati. Tra questi, il fatto di permanere in posizione distesa per la maggior parte del tempo e la dieta quasi interamente liquida.

Qualche volta, il rigurgito può essere la causa di una condizione più seria come ad esempio:

  • Malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE). Il reflusso è talmente acido da irritare e danneggiare la mucosa dell’esofago
  • Stenosi pilorica. Lo sfintere posto tra lo stomaco e il duodeno (piloro) è ristretto
  • Intolleranze alimentari. Alcune proteine del latte vaccino di solito sono la causa scatenante

Le eventuali complicanze

Generalmente il reflusso si manifesta senza causare particolari problemi al bambino e non deve destare allarme. Se invece è presente una patologia più grave, il bambino mostrerà segni di scarso sviluppo.

  • Malattia da reflusso gastroesofageo. Rigurgiti a distanza dal pasto, rifiuto o difficoltà ad alimentarsi, pianto durante il pasto e/o durante il rigurgito, irritabilità, singhiozzo, eruzioni ricorrenti, rigurgito insorto dopo lo svezzamento e rallentamento della crescita sono i segni caratteristici della malattia da reflusso gastro-esofageo. Molto importante è sapere riconoscere quadri clinici atipici e inusuali, che sempre più di frequente vengono riscontrati in bambini affetti da MRGE. Una MRGE deve essere sospettata, inoltre, in tutti i neonati che presentano un episodio di sindrome della “quasi” morte improvvisa del lattante (ALTE, Apparent life threatening event) in cui l’apnea può essere confusa con una perdita di coscienza. Queste manifestazioni così gravi da MRGE interessano soprattutto i primi mesi di vita e si verificano di solito durante il sonno. Esiste inoltre una serie di manifestazioni respiratorie croniche quali laringiti ricorrenti, asma, otite media, tosse laringea notturna, che possono essere espressione di una MRGE. Alcune ricerche indicano che i bambini che hanno episodi frequenti di rigurgito potrebbero sviluppare la malattia da reflusso gastro-esofageo durante la tarda infanzia.
  • Polmonite da aspirazione. L’aspirazione di materiale gastrico nelle vie aeree può essere responsabile di polmoniti ricorrenti. l’insorgenza acuta di febbre, tosse, dispnea e rantoli suggerisce la possibilità di una polmonite da aspirazione.

Diagnosi

Se il bambino è in buona salute, cresce come dovrebbe e sembra sano non risultano necessarie particolari indagini diagnostiche. Al contrario, ulteriori controlli potrebbero prevedere:

  • Ecografia. Utilizzata per individuare la stenosi pilorica
  • Test di laboratorio. Le analisi del sangue e delle urine possono aiutare a identificare le possibili cause del vomito ricorrente e dello scarso aumento di peso
  • Monitoraggio del ph esofageo (ph-metria esofagea). Per misurare l’acidità dell’esofago del bambino viene inserito un sottile tubo attraverso il naso o la bocca per raggiungere l’esofago. Il tubo è collegato a un dispositivo che monitora l’acidità
  • Radiografie. Possono risultare utili nell’individuare anomalie del tratto digerente, ad esempio un’ostruzione
  • Endoscopia. Una speciale sonda viene passata attraverso la bocca del bambino e dentro l’esofago, lo stomaco e il tratto iniziale dell’intestino tenue. I tessuti prelevati vengono poi analizzati. Nei neonati e nei bambini l’endoscopia viene di norma effettuata in anestesia generale.

Gli esami strumentali disponibili sono dunque numerosi, ma nessuno di questi viene attualmente universalmente utilizzato. Il tradizionale esame radiografico con pasto di bario (mezzo di contrasto) non identifica il reflusso in molti casi e errori di lettura ed eccessiva manipolazione dell’addome possono causare numerosi falsi positivi. Pertanto, il migliore test diagnostico attualmente disponibile sembra essere la ph-metria esofagea.

Il trattamento del reflusso nel neonato

Si ribadisce che il rigurgito di norma scompare con lo svezzamento, nel frattempo, però, il pediatra potrebbe raccomandare di:

  • dare al bambino bocconi più piccoli e somministrargli pasti più frequenti
  • interrompere il pasto per consentire al bambino di fare il ruttino
  • tenere in braccio il piccolo per 20-30 minuti dopo il pasto, onde evitare la posizione sdraiata
  • eliminare prodotti caseari, carne di manzo o uova dalla dieta della mamma durante l’allattamento, per verificare se il bambino presenta un’intolleranza
  • utilizzare una misura diversa di tettarella per il biberon. Una tettarella troppo larga o troppo stretta può indurre il bambino a ingoiare aria
  • integrare gradualmente la dieta a base di latte materno o artificiale con crema di riso

Farmaci per il reflusso non sono consigliati, poiché possono prevenire l’assorbimento di calcio e ferro e incrementare il rischio di infezioni intestinali.

Ciononostante, farmaci antiacido come l’omeprazolo possono essere prescritti per bambini al di sotto di un anno se il bambino non prende peso e se rimedi maggiormente conservativi non hanno funzionato, se rifiuta di mangiare, se mostra segni di infiammazione all’esofago, se presenta asma e reflusso cronici.

Procedure chirurgiche raramente vengono prese in considerazione. Lo sfintere esofageo inferiore viene trattato chirurgicamente (intervento chirurgico di funduplicatio secondo Nissen) esclusivamente quando il reflusso è talmente grave da impedire il normale sviluppo del bambino o se interferisce nella respirazione.

La corretta alimentazione del neonato

In ultima analisi, è opportuno sottolineare l’importanza di una corretta alimentazione per la salute del bambino. L’alimentazione infatti condizionerà l’accrescimento in peso e statura, il funzionamento degli organi interni, la resistenza dell’organismo agli agenti infettivi.

Nonostante l’incoraggiante ripresa dell’allattamento al seno negli ultimi anni, molti medici si trovano impreparati a gestire i problemi connessi all’allattamento. Nel corso delle prime poppate la madre ha bisogno di istruzioni sulla tecnica di allattamento. Dopo circa cinque minuti di allattamento dalla prima mammella, il bambino dovrebbe essere staccato per consentirgli il ruttino e quindi allattato per altri cinque minuti dall’altra mammella. Il tempo limite di cinque minuti di solito assicura l’allattamento da entrambe le mammelle e può prevenire un eccessivo dolore a livello del capezzolo. La mamma deve alternare la mammella con cui viene iniziata la poppata, facilitando in questo modo lo svuotamento di ambedue le mammelle e la produzione a una velocità regolare del latte.

La frequenza delle poppate viene dettata dalle esigenze del bambino. Non va imposto infatti uno schema rigido, il neonato allattato al seno è in grado di “autoregolarsi” e va perciò attaccato al seno quando mostra di aver fame, senza imposizioni né restrizioni, perché sia il neonato affamato sia quello iperalimentato forzatamente stanno male. Di solito, è bene allattare ogni 2-3 ore durante le prime settimane di vita. Per i primi 2-3 giorni dopo il parto la quantità di latte è relativamente bassa ma ciò non deve destare preoccupazioni.

Anche se il primo latte, il colostro, è in piccole quantità esso contiene importanti fattori (come le IgA, anticorpi che dal latte materno passano al neonato rafforzandone il sistema immunitario). A partire dal terzo- quarto giorno, la produzione di latte aumenta e può anche causare un ingorgo mammario. In questo caso il bambino ha difficoltà a prendere il capezzolo, con risultante dolore per la madre o formazione di ragadi. Il trattamento dell’ingorgo si basa sulla “spremitura” manuale di una quantità di latte sufficiente a migliorare la sensazione di pienezza mammaria prima di allattare il bambino. Quando questa manovra è troppo dolorosa e non migliora la situazione, una pompa elettronica rappresenta un sostituto eccellente all’espressione manuale.

Per le madri e i lattanti in buona salute, una pompa mammaria manuale è sufficiente a raccogliere uno o più campioni di latte al giorno. In questo modo le donne che lavorano fuori casa possono continuare ad alimentare il bambino con latte materno. Il latte materno può essere conservato per 24 ore in frigorifero, all’interno di recipienti di plastica o in vetro, prima di essere utilizzato per la poppata.

Qualora non sia possibile l’allattamento naturale al seno materno bisogna ricorrere all’allattamento artificiale. Questo viene effettuato, nelle preparazioni casalinghe, utilizzando il latte vaccino, ma, essendo la composizione di questo piuttosto diversa nelle proporzioni dei diversi principi nutritivi rispetto al latte umano, occorrerà effettuare opportune “correzioni”, perché possa risultare adatto alle esigenze nutrizionali del lattante. In alternativa al latte vaccino “corretto” si possono utilizzare i latti formulati o “umanizzati”, preparati industrialmente e venduti sotto forma di liquido, concentrato, condensato o, il più usato, latte in polvere. Rispetto al latte vaccino “corretto” le formule adattate presentano una composizione più costante e più vicina a quello umano e offrono maggiori garanzie igieniche.

Per quanto riguarda lo svezzamento, si consiglia gradualità nella sostituzione del latte con alimenti di composizione diversa: è opportuno introdurre un nuovo alimento alla volta, prima in piccole quantità e poi via via aumentando le dosi, per evitare un rifiuto e abituare il bambino al nuovo sapore e, inoltre, valutare la tolleranza dell’alimento (in qualche caso, infatti, alcuni alimenti provocano intolleranza o allergia alimentare). La gradualità riguarda anche la consistenza: introdurre prima cibi semi-solidi e poi quelli solidi. Nella scelta degli alimenti da utilizzare per lo svezzamento, occorre tener conto anche della digeribilità di alcuni di questi e del rischio relativo all’introduzione precoce del glutine. Perciò generalmente si sceglie come primo alimento la crema di riso. A partire dal 6° mese si può aumentare la consistenza del cibo passando dalle creme di riso al semolino e poi alle pastine; dal liofilizzato all’omogeneizzato, al frullato di carne e solo dopo il 1° anno alla carne macinata.

 

Fonti:

Pediatria di base: un approccio orientato ai problemi, a cura di W. Schwartz

Pediatria generale e specialistica, a cura di P. Careddu, M. A. Castello, L. Giuffrè, N. Principi, A. Rubino, A. Vierucci

www.mayoclinic.org

www.zanichelli.it

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