Cos’è la mononucleosi infettiva? Incubazione, contagio, durata e complicanze in gravidanza.

Roberta Bartolozzi Malattie infettive

La mononucleosi, meglio conosciuta come “la malattia del bacio“, è una delle malattie infettive più diffuse al mondo. I più colpiti sono i giovani adulti e i bambini. Il virus che causa la malattia prende il nome di Epstein-Barr (EBV)  si trasmette attraverso la saliva. Ma come si prende esattamente la mononucleosi?

Come si prende la mononucleosi infettiva? Il Contagio

La mononucleosi può essere trasmessa sia attraverso il bacio che attraverso la condivisione di bicchieri, posate. È contagiosa, ma sicuramente lo è meno rispetto alle infezioni stagionali come l’influenza. La mononucleosi non può essere considerata una grave malattia nella maggior parte dei casi ma può portare a pericolose complicanze.

L’EBV si diffonde non solo attraverso la saliva ma anche attraverso i fluidi corporei.  Dunque anche attraverso un semplice starnuto, o tramite sperma e sangue.  Quindi, anche se è meno probabile, è possibile ammalarsi di mononucleosi dopo aver effettuato trasfusioni, trapianti di organi o con il contatto sessuale.

Il periodo di incubazione e la durata

I sintomi della mononucleosi possono essere lievi, ma possono anche diventare molto gravi. Se ciò accade, potresti non essere in grado di svolgere le normali attività quotidiane anche per diverse settimane.  Spesso succede che si entra in contatto con il virus e non si sviluppa la malattia. Infatti  è possibile che il virus EBV risieda nel nostro corpo ma non manifestiamo alcun sintomo. Può succedere anche che pur entrando a contatto con il virus, esso rimane latente per molti anni per poi manifestarsi non appena il sistema immunitario si dimostra più debole. In questo caso si può parlare di riattivazione o recidiva.

Se si entra in contatto con il virus  EBV per la prima volta, i sintomi si manifestano entro 4-7 settimane dal contagio. Dunque si stimano dai 33 ai 49 giorni. Per essere più specifici, negli adolescenti e nei giovani adulti, si pensa che i sintomi compaiono intorno a 4-6 settimane dopo l’infezione iniziale. L’insorgenza è spesso graduale, anche se a volte può essere brusca.

Ma quanto dura la mononucleosi? La maggior parte delle persone si sentono meglio nel giro di 2-4 settimane, ma a volte la stanchezza rimane anche per diverse settimane. In alcuni casi, devono passare 6 mesi o più per eliminare completamente i sintomi.

I sintomi della mononucleosi

I sintomi principali possono essere preceduti da 1-2 settimane di stanchezza, di malessere e di dolori al corpo.

I primi sintomi sono dunque:

  • febbre
  • stanchezza
  • mal di gola
  • linfonodi gonfi
  • dolori muscolari
  • perdita di appetito.

Raramente si può manifestare un esantema simile al morbillo, un vero e proprio rash cutaneo.

Ci sono persone che, pur essendo state colpite dal virus, presentano dei sintomi lievi, mentre altri lamentano segni più debilitanti. Alcune persone presentano sintomi quasi inosservabili. Ad esempio una totale assenza di febbre.

La mononucleosi infettiva colpisce principalmente gli adulti più giovani. Tuttavia anche quelli più anziani possono svilupparla anche se non presentano segni e sintomi caratteristici come mal di gola e linfadenopatia. Invece, essi possono presentare febbre per diversi giorni, stanchezza, malessere generale e dolori diffusi su tutto il  corpo. Gli anziani sono anche quelli più a rischio per quanto riguarda i problemi al fegato e sono i pazienti più colpiti da ittero. Inoltre le persone di età superiore ai 40 anni hanno maggiori probabilità di sviluppare malattie gravi.

Quali sono le cause della mononucleosi?

Il virus Epstein-Barr (EBV) è la principale causa della mononucleosi. È un virus alquanto comune al quale molte persone si espongono. L’EBV fa parte della famiglia dei virus dell’herpes ed è uno dei più comuni. La maggior parte delle persone entrano a contatto con il virus almeno una volta nella vita. Secondo una recente indagine, negli Stati Uniti, circa l’85%-​​90% degli adulti vengono infettati dal virus prima di aver compiuto 40 anni. Di solito, l’infezione si verifica prima che il bambino diventi un adolescente. L’EBV è la principale causa della mononucleosi ma non è l’unica.

Mononucleosi: la diagnosi

Come si diagnostica la mononucleosi? Vediamo quali sono gli step da seguire.

  • Età dei pazienti. Il rischio più alto riguarda i pazienti da 10 a 30 anni
  • Storia medica. Contatto stretto con altre persone con mononucleosi infettiva, insorgenza di “sintomi simili a mononucleosi” come febbre e mal di gola.
  • Esame fisico, inclusa la palpazione di tutti i linfonodi ingrossati nel collo o la milza ingrossata.
  • Test dell’anticorpi eterofili: una prova di screening che fornisce risultati in un giorno
  • Test sierologici che richiedono un tempo più lungo rispetto al test anticorpo eterofili, ma sono più precisi.

Esaminiamo in dettaglio gli  esami effettuati per diagnosticare la mononucleosi. Viene eseguito innanzitutto il monotest nel caso in cui il paziente presenta i sintomi tipici della malattia. Se questo test è negativo comunque il paziente continua a stare male allora viene effettuato l’esame degli anticorpi contro il virus EBV.

Nelle donne incinte che manifestano dei sintomi di infezione, vengono effettuati i test degli anticorpi. Ma non solo quelli. Infatti è possibile eseguire anche altri esami come i test per il citomegalovirus e per la toxoplasmosi poichè queste patologie hanno sintomi simili a quelli della mononucleosi.

I suddetti test vengono di solito prescritti a persone che non manifestano sintomi per verificare la loro esposizione all’EBV. Si tratta di esami di routine che vengono eseguiti su persone  che sono entrate a contatto con individui infetti da mononucleosi.

Di seguito vengono indicati gli esami utili a verificare se una persona è stata contagiata da mononucleosi.

  • Antigene del capside virale (VCA)-IgM
  • VCA-IgG
  • Antigene precoce D (EA-D)
  • Antigene nucleare Epstein Barr (EBNA)

Vediamo in quali casi è indicato il test. Gli anticorpi EBV vengono generalmente prescritti quando il paziente manifesta sintomi che fanno pensare alla presenza di  mononucleosi ma il monotest è negativo. Il test viene effettuato anche nel caso in cui una donna in gravidanza mostra sintomi simili ad una banale influenza.  Tra i sintomi associati alla mononucleosi troviamo:

  • Affaticamento
  • Febbre
  • Mal di gola
  • Linfonodi infiammati
  • Milza o fegato ingrossati.

I test possono essere prescritti quando il medico vuole stabilire se c’è stata un’esposizione precedente all’EBV. Essi possono essere occasionalmente ripetuti quando si vuole sapere quale sia la concentrazione anticorpale e/o quando il primo test è negativo ma continua a sospettare che la persona abbia contratto la mononucleosi.

Interpretazione del risultato del monotest

Nella diagnosi di mononucleosi è necessario interpretare il test per l’EBV. Innanzitutto è importante esaminare la storia clinica del paziente e valutare i segni e i sintomi. In genere può essere utile il consulto con un medico specialista in malattie infettive.

Se la persona è positiva agli anticorpi VCA-IgM, allora è quasi certo che soffra di mononucleosi e che sia ad uno stadio precoce della malattia. Se la persona presenta anche i sintomi associati alla mononucleosi, allora è molto probabile che venga fatta la diagnosi di mononucleosi, anche qualora il monotest fosse negativo.

Se la persona è positiva ai test VCA-IgG e EA-D IgG, allora è altamente probabile che abbia un’infezione da EBV in corso o recente.

Se il test VCA-IgM è negativo ma i test VCA-IgG e anticorpi EBNA sono positivi, allora è probabile che la persona testata abbia avuto un’infezione pregressa da EBV.

Se l’individuo è asintomatico e negativo per VCA-IgG, allora è probabile che non sia ancora stato esposto e sia perciò vulnerabile all’infezione.

In generale un aumento della concentrazione di VCA-IgG tende ad indicare un’infezione da EBV attiva, mentre concentrazioni decrescenti tendono ad indicare un’infezione recente da EBV, in via di risoluzione. D’altra parte deve essere posta attenzione nell’interpretazione dei test della concentrazione degli anticorpi da EBV poiché l’ammontare degli anticorpi presenti non correla con la severità dell’infezione o con la quantità di tempo passato dall’infezione. Anticorpi VCA-IgG possono essere presenti e persistenti ad alte concentrazioni per il resto della vita di una persona.

Complicanze e conseguenze gravi della mononucleosi

Nel caso in cui si sviluppano complicanze, queste possono anche essere gravi. Uno tra i problemi più importanti è l’ingrossamento della milza. Nei casi più gravi, la milza può rompersi causando un dolore improvviso e acuto sul lato sinistro nella parte alta dell’addome. Se avverti questo tipo di un dolore, si tratta di un’emergenza! Richiedi immediatamente assistenza medica perché potrebbe essere necessario un intervento chirurgico. La mononucleosi può causare anche complicazioni che interessano il fegato, provocando l’epatite o l’ittero e anemia. È meno probabile, ma la mononucleosi può anche causare problemi al cuore e al sistema nervoso. È più probabile che si sviluppino complicazioni gravi se il sistema immunitario è compromesso a causa di una malattia come l’HIV / AIDS o perché si prendono determinati farmaci.

In alcuni e rari casi si può parlare di mononucleosi cronica. In questo caso il paziente anche dopo la fase acuta della malattia, continua a manifestare sintomi per settimane o addirittura mesi e anni.

Complicanze in gravidanza

Se una donna incinta contrae la mononucleosi deve seguire una terapia specifica per non arrecare danni al feto. Innanzitutto, per ridurre la febbre e eventuali dolori al corpo e alla testa, dovrebbe usare il paracetamolo prima di usare l’ ibuprofene. Di fondamentale importanza una buona idratazione e il giusto riposo. Bisogna evitare, inoltre, che la temperatura corporea della madre salga troppo perchè si può rischiare di andare incontro ad aborti spontanei (prima metà della gravidanza), difetti alla nascita (primo trimestre) e parti prematuri (se la febbre è associata all’infezione di un organo).

Tuttavia recenti studi hanno dimostrato che non esiste alcuna correlazione tra la riattivazione dell’EBV durante la gravidanza e le disabilità congenite o la nascita prematura del feto. Più di recente, uno studio ha dimostrato un legame tra la riattivazione significativa dell’EBV e il parto prematuro . Un altro studio ha trovato una relazione tra i sintomi depressivi materni attorno alla settimana 32 e la ricaduta prima della nascita.

Molte mamme si chiedono se è possibile allattare il bambino nel caso in cui  soffrano di mononucleosi.  I dati mostrano che l’ EBV può essere presente nel latte materno, ma non ci sono ancora studi che possano determinare con certezza se ciò provoca la trasmissione del virus al neonato. La migliore soluzione è quella di parlare con il proprio medico di fiducia.

Articolo revisionato dal Dott. Giorgio Amico

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