anemia perniciosa

Che cos’è l’anemia perniciosa?

Raluca Elena strachinariu Malattie autoimmuni

L’anemia perniciosa è chiamata così poiché in passato aveva spesso un esito fatale, non riuscendo a capire con precisione l’eziologia e la cura adeguata. Oggi la situazione è cambiata di molto come verrà analizzato di seguito.

Essa è detta anche anemia di Addison-Biermer, rientra nella categoria delle anemie macrocitiche di tipo megaloblastico.anemia perniciosa

La parola anemia viene dal greco ἀναιμία e significa letteralmente “senza sangue”. Di fatto la quantità ematica non è alterata, almeno ché non sia in corso un’emorragia per cause traumatiche, bensì è diminuita la capacità del sangue di trasportare ossigeno per via della ridotta quantità di emoglobina, essendoci a monte un’alterazione morfologica e funzionale nella produzione dei globuli rossi.

Nel caso specifico dell’anemia perniciosa si ha una diminuzione della quantità totale degli eritrociti, i quali presentano un aspetto ingrandito rispetto alla norma (globuli macrocitici). Inoltre i precursori dei globuli rossi, gli eritroblasti presentano anomalie, mentre si trovano nel midollo osseo, situazione che fa sì che vengano definiti come megaloblasti.

L’anemia perniciosa è dovuta ad una carenza della vitamina B12, detta anche cobalamina e che viene ingerita grazie al consumo di uova, latte, carne.

Tale mancanza è correlata ad un difetto di fattore intrinseco di Castle, proteina che è prodotta a livello gastrico e che tramite il legame alla vit. B12 ne permette l’assorbimento a livello intestinale.

Qual è la causa?

La carenza del fattore intrinseco può essere imputabile a meccanismi genetici che agiscono in svariati modi:

  • Sindrome di Imerslund-Gräsbeck, caratterizzata dalla presenza di microvilli difettosi, pieghe intestinali che in questo caso non assorbono come si deve la vit. B12 legata al FI;
  • Insufficiente produzione di FI oppure produzione della proteina con difetti che la rendono inattiva e quindi inefficace a legare la vit. B12;
  • Presenza del genotipo HLA-DRB1-03 e DRB1-04 e di anticorpi anti-FI o anti-mucosa gastrica e più nello specifico contro le cellule parietali/ossintiche gastriche, localizzate nel corpo e fondo dello stomaco, deputate alla secrezione di acido cloridrico e del FI.

Quest’ultima causa è associata sempre all’anemia perniciosa che è quindi una malattia autoimmunitaria.

La presenza di anticorpi contro le cellule ossintiche vede l’anemia perniciosa come sinonimo di gastrite autoimmune, per l’appunto per via della distruzione delle cellule parietali. La localizzazione di queste ultime fa sì che la gastrite si caratterizzi come un’atrofia che riguarda la mucosa del corpo e fondo gastrico, parti dello stomaco.  

Inoltre l’anemia è associata anche ad altre malattie su base autoimmune come la tiroidite, la vitiligine e il diabete di tipo I. Se le precedenti patologie si manifestano in concomitanza si è di fronte alla sindrome poliendocrina autoimmune di tipo II.

Pertanto la presenza delle malattie autoimmuni sopra elencate costituisce un fattore predisponente allo sviluppo dell’anemia perniciosa così come essa tende a manifestarsi di più nei soggetti di età avanzata, con una storia di familiarità nei confronti della patologia.

Infatti, la malattia tende a comparire con maggiore frequenza dopo i 45 anni, dal momento che nelle persone anziane si manifesta spesso una diminuzione dell’acidità gastrica per via di una carenza di enzimi pancreatici o ipocloridria (deficit di acido cloridrico HCl) che in condizioni fisiologiche contribuiscono alla scissione ed elaborazione della vit. B12 proveniente dagli alimenti.

In alcuni casi l’anemia perniciosa può insorgere in seguito a:

  •    Interventi di gastrectomia, resezione di parte dell’intestino tenue;
  •    Sindrome di Crohn, celiachia, responsabili di un malassorbimento intestinale e causa secondaria anche dell’anemia microcitica in cui gli eritrociti hanno una dimensione ridotta rispetto al solito e associata per lo più ad una carenza di vitamina B6;
  •    Assunzione eccessiva di antiacidi che scombussolano l’acidità gastrica;
  •    Deficit nutrizionale comune nei bambini nati da madri che hanno una carenza di vitamina B12.
  •    Infezione da Helicobacter pylori, correlata all’anemia perniciosa, poiché il batterio attiva un processo autoimmune che distrugge le cellule ossintiche.

Quali sono i sintomi?

Le manifestazioni cliniche sono spesso suddivisibili in tre categorie:

  • Alterazioni tipiche di uno stato anemico in corso che sia esso di tipo macrocitico o microcitico e che comprendono: astenia ovvero stanchezza fisica non correlata a sforzi fisici, ritardo di crescita nei bambini, pallore, perdita di appetito, vertigini, dispnea da sforzo;
  • Alterazioni gastrointestinali con dolore addominale per via della gastrite autoimmune; glossite atrofica di Hunter in cui il soggetto percepisce in modo alterato i sapori per via di un’infiammazione della punta e dei bordi della lingua; diarrea; colorazione itterizia/ giallastra non marcata.
  • Alterazioni neurologiche, spesso presenti all’esordio dell’anemia nell’adulto, che implicano: apatia, atassia( disturbi di coordinamento motorio), parestesie ovvero alterazioni della sensibilità degli arti con formicolio, disturbi di memoria e concentrazione, mal di testa dovuto ad alterazioni dei nervi cranici, irritabilità per via della carenza della vit. B12.

Sia le manifestazioni intestinali che neurologiche sono molto più frequenti nell’adulto che nel bambino e si instaurano in modo lento, fatto che ritarda una diagnosi precoce, che risulta di fondamentale importanza per poter evitare la sindrome cerebrale che si manifesta con stati deliranti e confusionali oppure per diminuire il rischio di contrarre un carcinoma gastrico, tumore maligno che si sviluppa di frequente negli individui affetti dall’anemia perniciosa.

Come viene effettuata la diagnosi e la terapia?

Perché possa essere effettuata una diagnosi accurata di anemia perniciosa devono essere presenti in concomitanza vari elementi. Infatti, vanno effettuali test ematici che rilevano: valori di emoglobina Hb inferiori a 12 gr/dl, il volume corpuscolare medio (MCV) degli eritrociti maggiore di 100 femtolitri (fl) che dimostra le dimensioni aumentate dei globuli rossi.

L’emocromo rileva inoltre le anomalie morfologiche eritrocitarie e può evidenziare piastrinopenia (diminuito numero di piastrine) e neutropenia (deficit di granulociti neutrofili).

Vanno effettuati anche test biochimici per poter scoprire il livello sierico della cobalamina che risulta basso, mentre il dosaggio del livello dell’acido metil-malonico e dell’omocisteina risulta elevato. A volte risulta alterata anche la sideremia ovvero la quantità di ferro presente in circolo che risulta ridotta, poiché l’ipocloridria, conseguente alla distruzione delle cellule ossintiche, impedisce l’assorbimento del ferro creando una forma di anemia sideropenica secondaria quindi all’anemia perniciosa.

Per rilevare gli anticorpi anti-FI o anti-cellule parietali sono necessari dei markers sierologici, mentre la gastrite autoimmune viene diagnosticata tramite gastroscopia e biopsia di parti del corpo e del fondo gastrico che confermano istologicamente l’anemia.

La diagnosi va ulteriormente avvalorata da:

  • Bassi livelli di pepsinogeno I nel sangue: esso è un enzima che digerisce le proteine quando viene attivato dall’HCl e un suo livello basso nel sangue indica un’atrofia della mucosa gastrica;
  • Ipergastrinemia a digiuno: la gastrina regola l’acidità dello stomaco e ha una funzione trofica per la mucosa gastrica. Quando viene escreta in quantità eccessiva, tenta di correggere l’acidità gastrica che è ridotta in presenza dell’ipocloridria.

Una volta effettuata la diagnosi, la cura da impostare è semplice, in quanto prevede l’assunzione di vitamina B12 per via orale oppure intramuscolo a intervalli regolari. Essa è in grado di correggere le complicazioni neurologiche solo se viene somministrata precocemente, altrimenti a seconda delle alterazioni vanno assunti farmaci specifici nel tentativo di correggere i sintomi.

Se la diagnosi avviene precocemente il paziente va monitorato a lungo termine per evitare il rischio di carcinoma gastrico così come vanno effettuati esami di controllo per cogliere un’eventuale insorgenza dell’anemia sideropenica.

La malattia è cronica e in quanto tale non c’è una terapia da assumere per un breve periodo di tempo, risolutiva del problema, ma il dosaggio della vitamina B12 va attentamente selezionato a seconda dei dati delle analisi effettuate periodicamente.

 

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