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Colite e rettocolite ulcerosa (rcu): Sintomi e cure

Raluca Elena strachinariu Malattie autoimmuni

La colite ulcerosa, detta anche rettocolite per via delle parti anatomiche che colpisce, fa parte della categoria delle malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD: inflammatory bowel desease) insieme al morbo di Crohn.colite ulcerosa rcu

A differenza di quest’ultimo, la rettocolite ulcerosa colpisce solo alcuni strati della parete intestinale ovvero la mucosa e la sottomucosa del retto e di parte o dell’intero colon, parte dell’intestino crasso, suddivisibile in ascendente, trasverso, discendente e sigmoideo o ileopelvico).

A seconda dell’estensione anatomica delle lesioni ulcerative, provocate dall’infiammazione, la patologia può essere classificata come:

  • Proctite ulcerosa, se è coinvolto solo il retto (in 30% dei casi);
  • Proctosigmoidite ulcerosa, se si manifesta a livello rettale e sigmoideo (in 40-50% dei casi);
  • Colite sinistra, se l’estensione raggiunge il colon discendente (in 30-40% dei casi);
  • Colite estesa: in 15-30% dei casi la localizzazione arriva fino al colon trasverso;
  • Pancolite ulcerosa, se è affetto tutto il colon;

Per quanto riguarda la frequenza di questo tipo di flogosi cronica intestinale, si è notato che compare più comunemente nelle donne durante l’età adolescenziale e fino a 30 anni. Inoltre compare più spesso nella popolazione bianca del Nord America, del Nord Europa, dell’Australia e negli ebrei Ashkenazi.

In Italia si stima che all’anno ci siano 8 casi nuovi per 100.000 di abitanti.  Per di più l’incidenza sta aumentando in quei paesi in cui la prevalenza delle IBD è stata bassa fino ad ora.

Queste considerazioni di carattere epidemiologico permettono di intuire la l’eziologia della rettocolite classificata come flogosi idiopatica intestinale, poiché a causa sconosciuta.

Innanzitutto i cambiamenti dell’incidenza sono da relazionare ad un miglioramento delle condizioni di conservazione del cibo e ad una diminuzione dei cibi contaminati.

Le condizioni igieniche migliori hanno fatto sì che ci sia stata una diminuzione nella frequenza delle infezioni enteriche con la conseguenza che si sono sviluppati processi regolatori che hanno limitato la risposta immunitaria della mucosa nei primi anni di vita.

Queste condizioni di fatto positive in sé e per sé diventano deleterie in quegli individui che presentano dei difetti genetici che li rendono suscettibili a infiammazione intestinale in presenza di innocui batteri. Infatti, ci sono varie ipotesi in via di conferma che attribuiscono l’insorgenza della rettocolite ulcerosa ad un intreccio tra:

  • Presenza di alcuni geni, ancora da identificare, che alternano meccanismi intestinali;
  • Emissione di anticorpi anti-epitelio intestinale;
  • Aumentato rilascio di IL-13, citochina rilasciata dal sistema immunitario che stimola l’infiammazione, aumentando la permeabilità delle giunzioni occludenti dell’epitelio intestinale. Ciò fa sì che la flora batterica intestinale diventi patologica, pur svolgendo in condizioni normali il suo ruolo fisiologico nel degradare i residui a livello intestinale.

Dunque se c’è uno stimolo ambientale come l’entrare in contatto con un microrganismo intestinale esogeno, il sistema immunitario dell’ospite reagisce attaccando la mucosa intestinale.

Quali sono i sintomi?

La rettocolite ulcerosa può avere un decorso clinico intermittente oppure continuo (in 20% dei casi). Nel primo caso ci sono periodi in cui la malattia è presente allo stato acuto, alternati a periodi di remissione clinica asintomatica naturalmente oppure grazie a cure farmacologiche.

La comparsa delle prime manifestazioni cliniche è spesso preceduta dalla presenza di un’infezione enterica oppure da un periodo di forte stress che hanno come conseguenza il presentarsi di episodi di diarrea con emissione di muco scuro (mucorrea) e sangue nelle feci, associati a dolori addominali e crampi, spesso alleviati dalla defecazione.

Nella fase acuta della malattia, questi sintomi possono persistere per giorni o settimane, peggiorando così le condizioni generali del paziente che va incontro a disidratazione, deperimento fisico con stanchezza e calo ponderale per via delle scariche frequenti di feci. A volte si manifesta anche la febbre, non attribuibile ad altre cause se non all’infiammazione intestinale.

Spesso si riscontrano inoltre:

  • Tenesmo rettale (contrazione incontrollata dello sfintere anale con continuo stimolo di evacuare);
  • Sanguinamento rettale;
  • Impossibilità di defecare, nonostante la presenza costante dello stimolo: la stitichezza è tipica nei casi della proctite ulcerosa.

In 35% dei casi si riscontrano sintomi che non riguardano l’intestino. Infatti, si possono sviluppare:

  • Poliartriti: infiammazioni delle articolazioni degli arti e della colonna vertebrale che sono causa anche di artralgia ovvero di dolore articolare;
  • Manifestazioni cutanee: noduli sottocutanei infiammati o lesioni purulente agli arti;
  • Malattie epatobiliari: pericolangite o colangite sclerosante primaria;
  • Uveiti: infiammazione della tonaca vascolare dell’occhio;
  • Episcleriti: infiammazione superficiale della sclera;
  • Ritardo della crescita nei bambini.

La frequente comparsa delle fasi acute altera irreversibilmente le pareti intestinali e può portare a sanguinamento di entità elevata per via dell’estensione delle lesioni, fino a far scaturire la perforazione del colon.

Un’altra complicanza che richiede urgentemente un intervento chirurgico è il megacolon tossico che si manifesta in 5% dei casi, caratterizzato da una dilazione del colon oltre i 6 cm. Questa condizione è preceduta dalla colite tossica in cui l’ileo perde il suo tono muscolare, finendo così per rimanere paralizzato. Il paziente presenta uno stato febbrile di 40 gradi, valori dei leucociti alterati e dolore pungente.

Infine una delle più temute complicazioni a lungo termine è lo sviluppo di una neoplasia intestinale (cancro del colon). Il processo inizia con la formazione di una displasia (alterazione istologica del tessuto). Il rischio di displasia aumenta se la patologia è localizzata a tutto il colon e se ha dato manifestazioni di sé da 8-10 anni.

Il pericolo di insorgenza del cancro è elevato nei pazienti con queste caratteristiche e va avviata una sorveglianza clinica, analizzata in dettaglio in seguito, in modo tale da prevenire le più funeste conseguenze.

Diagnosi e cura:

Perché possano essere evitate le complicazioni e le remissioni continue, è fondamentale fare una diagnosi precoce in modo tale da impostare una terapia efficace. In caso di comparsa dei primi sintomi, il medico di solito prescrive:

  • Esami ematici come emocromo, sideremia, indici di Infiammazione (VES, PCR), elettroliti;
  • Esame colturale e parassitologico delle feci con particolare attenzione al livello della calprotectina fecale che risulta più alta nei soggetti affetti da RCU, poiché essa è una proteina che viene rilasciata dai granulociti in seguito a processi flogistici in corso;
  • Sigmoidoscopia per confermare le lesioni, seguita a volte da colonscopia che può essere arricchita dalla cromoendoscopia in modo tale da visualizzare quanto dettagliatamente possibile l’intestino per poter cogliere la localizzazione delle alterazioni tipiche flogistiche;
  • Biopsie del colon per individuare o meno il quadro istologico alterato con infiltrazioni linfocitarie e macrofagiche;
  • Ecografia delle anse addominali per monitorare il decorso della malattia;
  • Radiografia addominale che è in grado di rilevare immediatamente le complicazioni come la perforazione del colon o il megacolon tossico;

A seconda della sintomatologia e dei risultati dei vari esami la patologia può essere classificata come:

  • Lieve in cui si hanno fino a 4 evacuazioni al giorno con lievi perdite ematiche e assenza di sintomi sistemici;
  • Moderata caratterizzata da 6 scariche al giorno con sanguinamento costante;
  • Grave con un numero elevato di scariche e sanguinamento associati ad alterazioni sistemiche.

La cura da impostare dipende dalla gravità della malattia ed è volta a diminuire i sintomi.  Infatti, i farmaci impiegati sono di vario tipo e comprendono:

  • Anti-infiammatori aminosalicilati tra cui la mesalazina (5-ASA);
  • Corticosteroidi (es. cortisone, prednisone e idrocortisone) da assumere nelle forme moderate e gravi della RCU. Non sono consigliati a lungo termine, poiché presentano numerosi effetti collaterali come insonnia, stipsi, aumento ponderale e così via;
  • Immunosoppressori che riducono la risposta del sistema immunitario, facendo così diminuire la risposta infiammatoria. I più utilizzati sono l’azatioprina e la mercaptopurina che a lungo andare rendono il soggetto immunodepresso e quindi più soggetto a infezioni.
  • Ciclosporina: da prescrivere solo se il paziente non ha risposto a nessun’altra terapia. Va assunto a breve termine poiché ha un’alta tossicità epatica e renale.
  • Farmaci Anti TNF-alfa (Infliximab, adalimumab) che sono inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF)-alfa che stimolano l’infiammazione. Essi vanno assunti solo se il quadro clinico lo permette e se la colite è grave o moderata.  

A volte vanno assunti farmaci volti a curare sintomi specifici della malattia. Infatti, possono essere prescritti anche:

  • Antidiarroici come la loperamide o il normix da assumere con moderazione perché a lungo andare può dar origine al megacolon tossico;
  • Antidolorifici come il paracetamolo per i dolori addominali;
  • Antibiotici per prevenire infezioni;
  • Probiotici per indurre la fase di remissione;
  • Assunzione di albumina, ferro, elettroliti in caso di grave deperimento fisico.

Da poco è stata introdotta anche una nuova cura a base di Vedolizumab, anticorpo monoclonale da essere assunto per via endovenosa che ha come target l’integrina, espressa sulla superficie dei linfociti. Essendo questa molecola alterata, essi non possono più legarsi alle proteine dei vasi e si evita l’infiammazione della mucosa intestinale.

Questa selettività nel colpire solo il tratto intestinale limita gli effetti collaterali sistemici. Si è dimostrato inoltre che i pazienti presentano anche una riduzione delle riacutizzazioni delle malattia.

Tuttavia quando la colite ha un decorso molto grave o quando sono frequenti le riacutizzazioni o in presenza delle complicazioni gravi, l’unica soluzione è l’intervento chirurgico detto procto-colectomia restaurativa in cui si ha l’asportazione completa del colon e del retto, operando poi una giunzione fra l’ileo, facente parte dell’intestino tenue e l’ano (anastomosi ileo-anale).

Una conseguenza temibile di questo intervento è il fatto che l’anastomosi possa cedere, ma questa complicanza si può evitare se per un paio di mesi dopo l’intervento si deviano le feci all’esterno tramite una stomia temporanea sull’ileo.

Che stile di vita adottare?

La RCU può essere privata di parte del suo potere devastante tramite un’aderenza totale alla terapia, associata all’adozione di uno stile di vita equilibrato in cui si evitano lo stress e il fumo, correlati direttamente all’infiammazione intestinale nei soggetti suscettibili.

Inoltre, va impostata una dieta che tenga conto delle esigenze del paziente. Infatti, ci sono cibi e bevande che possono aggravare la sintomatologia enterica. Risulta utile prendere l’abitudine di scrivere un diario alimentare in cui annotare le scelte fatte. È fortemente consigliato di:

  • Ridurre/eliminare l’assunzione di latticini, poiché i batteri intestinali possono favorire la fermentazione lattica con aumento della frequenza evacuativa;
  • Evitare dall’alimentazione cibi troppo speziati, alcol, caffè;
  • Limitare l’assunzione delle fibre, poiché stimolano la peristalsi intestinale ovvero la motilità;
  • Fare piccoli pasti in modo tale da facilitare la digestione;
  • Assumere pochi grassi, poiché si può avere difficoltà a digerirli;
  • Assumere vitamine per evitare la malnutrizione per via del malassorbimento intestinale;
  • Mangiare cibi ricchi di omega-3 per via del suo effetto antiinfiammatorio.

Inoltre durante la fase acuta della malattia, va evitata la tipica disidratazione dovuta alla diarrea con assunzione idrica sufficiente.

A questi accorgimenti pratici, vanno aggiunti gli esami clinici da ripetere con una periodicità decisa dal medico per poter evitare o diagnosticare in tempo le complicazioni più temute. Infatti, in caso di rischio di insorgenza del cancro vanno eseguite biopsie e colonscopie regolarmente.

Dunque un’attenta sorveglianza medica permette di convivere con la malattia, mantenendo una buona prognosi.