linfonodi inguinali

Cosa sono e dove si trovano i linfonodi inguinali?

Raluca Elena strachinariu Linfonodi

I linfonodi inguinali sono delle stazioni di controllo immunitario posizionate lungo le vie linfatiche. Infatti, il liquido in essi contenuto, detto linfa, contiene molti globuli bianchi che fungono da filtro nei confronti degli elementi estranei.

Una mappa dei linfonodi inguinali è ottenibile al di sotto del legamento inguinale (struttura fibrosa che va dal pube all’ileo, due ossa che fanno parte del bacino), potendoli suddividere in 2 categorie:

  • superficiali: si trovano sotto la cute in un numero di 10 e hanno come aree di drenaggio la parte superiore dell’arto inferiore, le parti che si trovano all’altezza delle vertebre lombari, sacrali, la regione iliaca, glutea, anale, peniena e vulvare.
  • profondi: dai 3 ai 5 linfonodi localizzati ben al di sotto dello strato cutaneo nella regione antero-superiore e mediale della coscia conosciuta come triangolo femorale di Scarpa. Essi drenano la linfa proveniente dai vasi linfatici dal glande (parte terminale del pene), dal clitoride, dalla vagina e dalla parte restante dell’arto inferiore. Per via della loro distribuzione risulta evidente come gli organi coinvolti siano diversi a seconda che si tratti dell’apparato riproduttivo maschile o femminile.

Tra le due categorie linfonodali c’è una virtuosa comunicazione dal momento che la linfa drenata dalla regione superficiale viene poi riversata nei linfonodi profondi che a loro volta comunicano con i linfonodi iliaci esterni.

L’iter continua poi con i linfonodi pelvici e infine con quelli paraortici.  La comunicazione tra i vari linfonodi presenti in tutto il corpo in posizioni strategiche in numero di 600 è indispensabile per un’efficace ed efficiente difesa dagli agenti patogeni e per il loro monitoraggio.

I linfonodi inguinali possono essere individuati nella seguente foto:

linfonodi inguinali

Quali sono le cause?

Un ingrossamento dei linfonodi indica un’alterazione patologica che può avere una differente eziopatogenesi. Infatti, può essere attribuibile a:

  • proliferazione intrinseca degli elementi immunitari presenti al loro interno sotto stimoli di origine infettiva che causano infiammazione (linfadenite in cui i linfonodi vengono detti reattivi);
  • infiltrazione di elementi cellulari provenienti dall’esterno di origine maligna.

Le infezioni a cui si può associare la linfoadenomegalia inguinale possono essere di tipo:

  • virale: in caso di HIV, cytomegalovirus, morbillo, mononucleosi, rosolia, herpes genitale;
  • batterico: in presenza della clamidia, sifilide, gonorrea, tubercolosi, stafilococchi;
  • protozoico: infezione con toxoplasmosi gondii.

Solo le malattie sessualmente trasmissibili (gonorrea, clamidia, sifilide, herpes genitale) si manifestano di solito con un ingrossamento esclusivo dei linfonodi inguinali, mentre durante le altre infezioni l’ingrossamento linfonodale risulta diffuso anche agli altri distretti corporei.

Una reazione flogistica in sede inguinale può essere scatenata anche da gastroenteriti virali, infezioni del tratto urinario sia maschile che femminile e dalla malattia infiammatoria pelvica che interessa il tratto superiore dell’apparato riproduttivo femminile.

Tuttavia, se l’ingrossamento linfonodale inguinale è stato causato dall’infiltrazione maligna di elementi estranei si è di fronte ad un evento tumorale di varia natura:

  • leucemie (tumori maligni del sangue),
  • linfomi (tumori dei linfonodi),
  • melanosomi (tumori della pelle),
  • tumori degli organi pelvici che ormai hanno abbandonato la sede di origine andando a formare metastasi: riguardano ad esempio vescica, pene, ano, vulva, vescica ecc…
  • tumori intestinali.

Anche l’assunzione di determinati farmaci può far ingrossare i linfonodi inguinali. Questo effetto collaterale si è riscontrato con l’assunzione dell’allopurinolo (farmaco per la gotta), della carbamazepina (antiepilettico) e dei sulfamidici.

Anche il vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia può scaturire questo effetto passeggero.

Determinate malattie sistemiche in uno stadio avanzato si manifestano anch’esse con linfoadenomegalia inguinale. È il caso dell’artrite reumatoide, della sarcoidosi e del lupus eritematoso sistemico. Nei bambini la più diffusa malattia sistemica che ha questa conseguenza è la linfadenite che interessa anche gli altri linfonodi.

Diagnosi e cure

Per capire a quale tra le potenziali cause prima citate è imputabile la tumefazione linfonodale, vanno analizzati vari aspetti del linfonodo come la dolorabilità alla palpazione, la consistenza, la forma, la dimensione, la mobilità rispetto alla cute sottostante, l’aspetto della cute in superficie.

In prima battuta, oltre all’esame obiettivo lo specialista può trovare molto importante usufruire dell’ecografia pelvica che permette un’analisi più accurata degli aspetti da prendere in considerazione.

Se l’endocrinologo rileva che i linfonodi del paziente hanno una dimensione inferiore ai 2 cm e che il paziente avverte dolore nella sede inguinale (di solito bilateralmente) la causa è nella maggior parte dei casi di tipo flogistico.

I linfonodi gonfi e infiammati sono inoltre ovalari cioè la forma non è alterata, ma ovoidale, la consistenza risulta elastica. Essi sono isolati e non tendenti ad aggregarsi in pacchetti linfoghiandolari o ad aderire ad altre superfici, quindi godono di mobilità, mentre la cute soprastante può presentare un eritema (arrossamento).

Essendoci un processo infiammatorio in corso, oltre che dolorante, la zona può essere iperemica ovvero più calda del solito e nel paziente può manifestarsi febbre. Gli esami del sangue (conta linfociti, proteina C reattiva) possono confermare la presenza dell’infiammazione in modo tale da procedere con le cure adeguate. Infatti, a seconda della gravità, l’infezione va trattata con:

  • antiinfiammatori;
  • antibiotici;
  • uso topico di antisettici;
  • svuotamento dei linfonodi inguinali, quando è presente la tendenza suppurativa dei linfonodi ovvero all’accumulo eccessivo di pus per evitare una diffusione sistemica dell’infezione.

Diverso è l’iter terapeutico di fronte a:

  • assenza dolore;
  • dimensione maggiore di 2 cm;
  • forma diversa dal normale;
  • consistenza dura;
  • aderenza alla superficie circostante con assenza mobilità;
  • formazione di “aggregati” per via della fusione linfonodale;

Di fronte a questi segnali il medico può sospettare la presenza di tumore o metastasi neoplastiche e sono necessari ulteriori accertamenti come una radiografia, tomografia computerizzata o biopsia del linfonodo in questione.

Se viene confermata la diagnosi il paziente viene sottoposto ad un’operazione di asportazione dei linfonodi detta linfoadenectomia inguinale.

L’intervento è delicato per via della vicinanza linfonodale alla cute che a volte viene lesa a tal punto da scatenare come conseguenza la necessità di innesti cutanei.

Tra le complicanze vanno citate l’infezione della ferita, la necrosi degli innesti cutanei e il linfedema diffuso alla zona sottoposta ad intervento, caratterizzato dall’accumulo eccessivo di linfa che non può essere più messo in circolazione per via dell’assenza linfonodale.

Per evitare queste complicazioni è necessario che il chirurgo presti attenzioni alle condizioni generali del paziente prima di sottoporlo all’intervento.