COME DISTINGUERE UN INFARTO DA ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

Marco Giglia Cardiologia

Ogni giorno molte persone affollano i reparti di Pronto Soccorso degli ospedali perché, spaventate, presentano oppressione al petto e respiro corto e credono di avere un infarto del miocardio. L’intervento dei sanitari è mirato a escludere il peggio: viene fatto un elettrocardiogramma, una visita cardiologica, una consulenza neurologica, vengono monitorati gli enzimi cardiaci, vengono somministrati dei calmanti e si cerca di tranquillizzare il paziente. Si è trattato di un infarto o di un attacco di panico?

E’ importante riuscire a riuscire a distinguere e trattare entrambe le patologie:

  • le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo: riuscire tempestivamente a riconoscere e trattare l’infarto del miocardio migliora la prognosi e riduce la mortalità;
  • gli attacchi di panico parossistici possono risultare debilitanti: risultano fuorvianti e non vengono riconosciuti, causano affollamento degli ospedali e depressione nei soggetti affetti.

E’ interessante notare che gli attacchi di panico non provocano l’infarto, ma l’avere avuto un  infarto può essere una condizione predisponente allo sviluppo di attacchi di panico.

La sensazione comune più frequente è il senso di oppressione/costrizione al petto, la quale costituisce comunque una manifestazione comune a molte patologie: malattie cardiovascolari, malattie gastrointestinali, malattie muscoloscheletriche, patologie polmonari, patologie infettive, manifestazioni della sfera psichica.

Ansia e attacco di panico

Panico deriva da una figura della mitologia greca, il dio fauno Pan, famoso per terrorizzare gli incauti passanti nei boschi e per poi sparire in un lampo, mentre questi restavano sgomenti e increduli, incapaci di spiegare caso fosse loro capitato e travolti da una profonda sensazione negativa.

I cosiddetti attacchi di panico insorgono con un’improvvisa sensazione di paura senza che sussista un pericolo reale. Sono accompagnati da un vasto corredo sintomatologico dovuti all’attivazione del sistema nervoso simpatico, e da varie sensazioni cognitive (paura di morire, paura di perdere il senno). Di solito raggiungono subito la massima intensità e  hanno breve durata (meno di 10 minuti). La caratteristica distintiva degli attacchi di panico è la straordinaria violenza dei sintomi fisici.

Ulteriore caratteristica associata è il forte desiderio di fuggire dal luogo in cui si sta manifestando l’attacco di panico. L’insorgenza improvvisa e l’imprevedibilità sono due caratteristiche che trasformano l’attacco di panico in una condizione debilitante quotidiana. E’ una malattia dei giovani e della media età. Ne soffrono più spesso persone tra i 20 e i 40 anni, è un po’ più frequente nelle donne.

Dal punto di vista della fisiologia, il sistema di allarme del nostro organismo è rappresentato da una struttura nell’encefalo a forma di mandorla detta amigdala. Questa raccoglie segnali che, trasportati dalle vie sensoriali (udito, vista, olfatto) ad una struttura detta talamo, vengono considerati sconosciuti o minacciosi; si attiva allora l’amigdala che li considera pericoli e agisce di conseguenza tramite il sistema nervoso autonomo simpatico, innescando una serie di reazioni utili ad attaccare o fuggire per sopravvivere alla situazione che ha innescato lo stimolo (reazioni antichissime tramandate dalla notte dei tempi). Normalmente, quando ci troviamo in situazioni di “pericolo” o siamo esposti a minacce, si ha l’attivazione dell’amigdala e viene innescata reazione di attacco-fuga. Superato il problema, interviene la corteccia (soprattutto quella frontale), la quale modula le strutture cerebrali emozionali e crea memoria, così da ridurre l’ansia; in seguito l’amigdala si “spegne” e la corteccia continua la sua normale funzione. La costante presenza di stimoli minacciosi e pericoli determina un’iperstimolazione dell’amigdala: in tal modo eventi fisici o mentali “normali” vengono considerati pericoli e innescano la reazione di fuga. In seguito la minaccia diventa interna: il soggetto interpreta gli stimoli di fuga come una minaccia interna, come un attentato alla propria salute ed entra in un circolo detto Circolo di Clark, noto come paura della paura. Secondo questo “Modello del Circolo vizioso del Panico”, lo stimolo esterna causa nel soggetto reazioni somatiche (palpitazioni, tremore, iperventilazione, …) che amplificano il circolo (autorinforzo) e vengono interpretate come “catastrofiche” (mi sta venendo un infarto?).

La preoccupazione aumenta e sfocia in un vero e proprio attacco di panico.

Gli attacchi di panico possono essere:

  • situazionali: di attacchi causati da situazioni specifiche temute o causati dall’ansia anticipatoria di tali situazioni (esame, nozze, in caso di fobie specifiche);
  • improvvisi: attacchi di panico che si manifestano improvvisamente, sono molto comuni e nella maggior parte delle volte isolati senza conseguenze.

I sintomi degli attacchi di panico

  • cardiologici: tachicardia (in genere inferiore a 135 battiti per minuto), palpitazioni, dolore al petto;
  • respiratori: sensazione di soffocamento, dispnea;
  • generali: nausea, senso di vomito, vertigini, vampate di calore, formicolio, sudorazione;
  • psichici: paura di morire, di perdere il controllo, di impazzire.

Numerosi fattori concorrono allo sviluppo di uno o più attacchi di panico. Spesso è presente una familiarità per tale disturbo, ma non si comprende se sussiste una predisposizione genetica o se è un comportamento che si innesta inconsciamente nei bambini che vengono cresciuti da soggetti affetti; condizioni predisponenti sono eventi avversi o stressanti. Quando una persone soffre di uno o più attacchi di panico, questi tendono alla cronicizzazione. La diagnosi di solito non si avvale di test psicologici, è bastevole indagare la storia e identificare il quadro clinico.

Infarto acuto del miocardio

L’infarto acuto del miocardio fa parte delle cosiddette sindromi coronariche acute. E’ causato dall’ ostruzione (in genere su base aterosclerotica) di una o più arterie che forniscono sangue, ossigeno e nutrienti al cuore: le arterie coronarie. Il sintomo tipico dell’infarto è il dolore toracico, detto angina pectoris.

Si definisce angina pectoris il dolore toracico o la sensazione di fastidio di origine cardiaca che normalmente deriva dallo squilibro temporaneo tra offerta di ossigeno e richiesta miocardica. Più comunemente è secondario a ostruzione delle arterie coronariche, altre volte da valvulopatia aortica, cardiomiopatia ipertrofica e spasmo coronarico. Nell’angina vanno considerati diversi parametri, come:

  • qualità del dolore: spesso è descritto come “senso di tensione”, una “oppressione”, un “bruciore”, una “pesantezza”, un “indolenzimento”,  una “sensazione di strangolamento” o una “compressione”;
  • presenza di fattori precipitanti:  il più comune è lo sforzo fisico o lo stress emotivo, può essere provocato anche dall’esposizione al freddo o insorgere dopo un pasto;
  • caratteristiche dell’esordio: il dolore anginoso insorge improvvisamente in modo intenso e aumenta progressivamente;
  • durata: un episodio anginoso può durare diversi minuti, un dolore da infarto fino a 30 minuti;
  • sede: di solito coinvolge la zona retrosternale o parasternale sinistra, raramente può localizzarsi in un’area precordiale ben delimitata;
  • irradiazione: il dolore tende ad irradiarsi alle braccia (soprattutto al braccio sinistro), al collo e alla mandibola;
  • modalità di remissione: la sintomatologia di solito scompare dopo 30 minuti o con nitroderivati (spray o compresse sublinguali), ma nell’infarto non si attenua mai del tutto.

L’infarto può essere accompagnato dagli “equivalenti anginosi”: nausea, sudorazione fredda, debolezza generalizzata e sensazione di morte imminente. Altre volte, in particolare negli anziani, si possono anche manifestare sincope, nausea e vomito inspiegabili, confusione acuta, agitazione, palpitazioni, dispnea (sensazione di discomfort respiratorio, spesso riferita come affanno). Tuttavia circa il 20% dei soggetti colpiti da infarto è asintomatico o presenta sintomi atipici: l’infarto senza dolore si osserva più frequentemente nelle donne, nei soggetti anziani, nei diabetici.

Fondamentali per definire la probabilità di avere un infarto acuto del miocardio o un’altra patologia cardiovascolare è il riconoscimento dei fattori di rischio.

I principali fattori di rischio sono:

  • fumo di sigaretta: l’abitudine al tabagismo causa infiammazione sistemica e aumentato rischio di malattie di ogni genere;
  • storia di ipertensione arteriosa: valori pressori superiori a 120/80 mmHg provoca danno vasale diffuso;
  • ipercolesterolemia: aumento della frazione delle LDL e diminuzione delle HDL provoca aumentato rischio di placche aterosclerotiche che possono causare stenosi (restringimenti) a vari livelli;
  • diabete: l’iperglicemia cronica è un’altra causa di danno vasale;
  • obesità: è un fattore predisponente a ipertensione, aterosclerosi, diabete;
  • età avanzata: l’invecchiamento coinvolge anche i vasi arteriosi, che risultano più suscettibili a patologie;
  • anamnesi familiare positiva per coronaropatia sotto i 55 anni.

La diagnosi avviene tramite:

  • sintomatologia tipica;
  • elettrocardiogramma: può presentare alterazioni in senso ischemico della ripolarizzazione ventricolare (sopraslivellamento/sottoslivellamento del tratto ST-T);
  • enzimi cardiaci: in seguito all’ischemia miocardica vengono rilasciate dalle cellule sofferenti sostanze come la troponina T-hs, le quali vengono dosate tramite prelievo ematico;
  • eventuale integrazione ecocardiografica: l’ecografia cardiaca permette di valutare il movimento e la morfologia dei segmenti cardiaci.

Differenze tra attacco di panico e infarto del miocardio

Per quanto l’attacco di panico e l’infarto del miocardio presentino delle sintomatologie a volte sovrapponibili, vi sono differenze sostanziali importanti: età dei pazienti, fattori di rischio, sintomi caratteristici, durata e modalità dìinsorgenza.

Età dei pazienti:

  • l’attacco di panico è una patologia giovanile, in genere della fascia d’età 18-40 anni;
  • l’infarto del miocardio colpisce soprattutto gli over 65 (anche se si sta assistendo ad un abbassamento della l’età media).

Fattori di rischio:

  • gli attacchi di panico insorgono più spesso in soggetti che hanno vissuto esperienze traumatiche o soffrono di fobie specifiche o hanno storia di attacchi di panico;
  • l’infarto del miocardio insorge frequentemente in soggetti che presentano uno o più fattori di rischio per malattie cardiovascolari (la presenza di fattori di rischio è direttamente proporzionale al rischio di infarto).

Sintomi:

  • l’attacco di panico può presentare sintomi molto aspecifici (tuttavia si ha in genere un’oppressione toracica più che un dolore vero e proprio); caratteristico è il bisogno di fuga;
  • il sintomo tipico dell’infarto è il dolore precordiale con irradiazione al bracci sinistro, alla mandibola o alla schiena.

Durata:

  • l’attacco di panico è (di solito) di breve durata;
  • il dolore infartuale ha una durata di circa 30 minuti.

Modalità d’insorgenza:

  • l’attacco di panico è innescato da precise situazioni che vengono recepite come minacce;
  • l’infarto del miocardio e il dolore toracico cardiaco in genere sono provocati dalla discrepanza tra bisogno e richiesta di ossigeno (sforzi fisici, forti emozioni, …)

 

FONTI BIBLIOGRAFICHE:

Principi di  medicina interna sistematica, Harrison

Medicina interna sistematica, C. Rugarli

Malattie cardiovascolari, O’Rourke-Walsh-Fuster

Patologie acute cardiache, Fuster-O’Rourke-Walsh-PooleWilson