orecchioni

Orecchioni: sintomi nei bambini e negli adulti

Francesca Rallo Varie

Con il termine orecchioni si intende una malattia infettiva acuta, di origine virale, che colpisce il primo tratto delle vie aeree (faringe, laringe, trachea) e le ghiandole salivari, in particolar modo le parotidi.

ORECCHIONI, GATTONI O PAROTITE?

I primi due sono nomi popolari che danno un’idea figurativa dell’aspetto che assume una persona affetta dalla malattia, l’ultimo è il termine scientificamente corretto.

Infatti, a causa del gonfiore delle parotidi, che si trovano sotto l’orecchio e dietro la mandibola, le orecchie vengono ruotate in avanti apparendo più grandi di come sono realmente, da qui il termine “orecchioni”; sempre per questo motivo la faccia assomiglia nel suo complesso a quella di un gatto, per questo motivo “gattoni”; infine, proprio per il fatto che le ghiandole salivari maggiormente colpite sono le parotidi, il termine scientificamente corretto è “parotite” (la desinenza “ite” caratterizza tutti i processi infiammatori).

QUALI SONO LE MODALITA’ DI CONTAGIO?

Trattandosi di un virus che colpisce le vie aeree superiori e le ghiandole salivari, le uniche due modalità di contagio sono: secrezioni respiratorie e saliva.

Non si può essere contagiati per semplice contatto.

I periodi dell’anno in cui emergono casi di parotite sono tipicamente primavera ed autunno, ovvero quando sono più frequenti reazioni respiratorie quali starnuti e tosse.

INCUBAZIONE E DECORSO DELLA MALATTIA

Il periodo di incubazione della parotite dura generalmente 20 giorni circa e da 6-7 giorni prima della comparsa della malattia fino a 9 giorni dopo si è contagiosi.

Si ha un picco di contagiosità durante le 48 ore che precedono l’exploit della malattia.

La parotite è maggiormente conosciuta come malattia dei bambini infatti colpisce soprattutto i bambini intorno ai 5-10 anni, raramente quelli che hanno meno di due anni, mentre i neonati fino ad un anno di età ne sono immuni.

Tuttavia, come accennato precedentemente, gli strascichi degli orecchioni nei bambini sono praticamente trascurabili.

L’unico modo per diagnosticare il virus è verificare il manifestarsi di un insieme di sintomi tipici. Inoltre degli esami di sangue permettono di valutare la presenza di anticorpi specifici per il virus nel sangue.

I SINTOMI TIPICI:

  • febbre (dovuta alla risposta immunitaria in corso; non è detto che sia presente negli adulti)
  • mal di testa
  • dolori muscolari
  • perdita dell’appetito
  • tumefazione di una o più ghiandole salivari (parotidi, sottolinguali e sottomandibolari)

Tutti questi sintomi però caratterizzano gli orecchioni nei bambini, ma potrebbero essere solo uno stadio iniziale della malattia negli adulti nei quali i sintomi e le possibili complicanze sono molto più gravi che nei bambini, e sono:

  • Orchite (infiammazione dei testicoli, colpisce dal 30 al 40% dei maschi adulti)

Solitamente comincia dai 4 agli 8 giorni dopo i primi sintomi della parotite. Normalmente il dolore e il fastidio durano circa una settimana. A volte potrebbero esserci conseguenze quali riduzione del 10% circa del numero degli spermatozoi, solo in rarissimi casi può essere causa di sterilità e restringimento dei testicoli.

  • Ovarite o ooforite (infiammazione delle ovaie, colpisce il 5% delle donne adulte)

    I sintomi dell’ovarite durano per tutto il decorso degli orecchioni. Rare conseguenze possono essere la menopausa precoce e la sterilità.

  • Meningite (dal 4 al 6% dei casi)

    E’ un’infezione virale delle meningi, sistema di membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale. I sintomi durano circa due settimane.

La meningite può essere associata anche a danni all’udito come sordità neurosensoriale, poichè il virus agisce sulle cellule dell’orecchio interno. Si tratta quindi di una “complicanza della complicanza”, molto rara ma molto grave, in quanto ha effetti immediati e permanenti. Può colpire una o entrambe le orecchie.

  • Pancreatite (4%)

E’ un’infiammazione del pancreas. Anche se è raramente associata agli orecchioni è caratterizzata da un improvviso dolore nella parte superiore dell’addome.

  • Encefalite (1-2 casi su 10.000)

Infezione dell’encefalo molto grave, per la quale occorre un ricovero urgente in terapia intensiva.

In tutti questi casi la febbre potrebbe raggiungere temperature molto elevate.

E’ stato stimato che la parotite può essere mortale in 1 caso su 10.000.

Proprio per il fatto che questa malattia può assumere un decorso grave, è importantissimo avvisare il medico alla prima comparsa dei sintomi e all’insorgenza di sintomi nuovi come

  • cefalea;
  • vomito;
  • alterazioni dello stato di coscienza;
  • dolore addominale.

Tuttavia è stato visto che il virus parotitico, in circa il 40% dei casi non si manifesta sintomatologicamente e circa una persona su tre che hanno contratto la parotite l’ha avuta in maniera del tutto asintomatica.

E IN GRAVIDANZA?

Qualora non si sia stati ancora contagiati è possibile contrarre il virus durante la gravidanza, per questo è altamente consigliato il vaccino per la parotite nelle donne in età fertile.

I sintomi e le possibili complicanze sono le stesse degli adulti, tuttavia è stato dimostrato che gli orecchioni in gravidanza, quando contratti nelle prime 12 settimane di gestazione, possono portare nel 25% dei casi ad aborto spontaneo.

Nonostante invece il virus possa attraversare la placenta e infettare il feto, non è stata evidenziata nessuna correlazione con eventuali malformazioni fetali.

ESISTE UNA CURA SPECIFICA?

I sintomi durano circa due settimane e non esistono cure specifiche. L’unica terapia applicabile è quella che mira alla riduzione del dolore, con somministrazione di analgesici e antipiretici per abbassare la febbre.

L’aspirina è fortemente sconsigliata nei ragazzi sotto i 16 anni poichè il suo utilizzo è stato associato allo sviluppo della sindrome di Reye che può portare a insufficienza epatica e morte.

Inoltre, trattandosi di un virus non può essere trattato con antibiotici.

Sono consigliati anche:

  • riposo
  • applicazione di ghiaccio per limitare il gonfiore delle ghiandole
  • assunzione di liquidi per contrastare la disidratazione causata dalla febbre
  • dieta liquida, per mitigare il dolore dato dalla masticazione
  • evitare bevande acide come succhi di agrumi, in quanto potrebbero aumentare il fastidio dell’infiammazione

PREVENZONE

Si tratta di una patologia endemica-epidemica, quindi sempre presente nella popolazione e con picchi epidemici ogni 2-5 anni.

L’unica modalità di immunizzazione è la somministrazione del vaccino trivalente MPR (morbillo-parotite-rosolia), una prima volta intorno al 12°- 15° mese di vita e poi facendo un richiamo tra i 5 e i 6 anni in modo da immunizzare anche il 2-5 % di soggetti nei quali il vaccino non ha attecchito con una prima dose.

Oltre ai bambini e alle donne in età fertile il vaccino è altamente consigliato a:

  • viaggiatori che si devono recare in paesi dove vi è rischio di contrarre la malattia;

  • personale ospedaliero e medici pediatri che lavorano in strutture dove vi è un più alto rischio di epidemie di parotite;

  • insegnanti e personale che lavora a stretto contatto con i bambini.

L’immunità del vaccino (efficace al 95%) dura tutta la vita, così come chi viene colpito dalla malattia, non potrà essere infettato nuovamente.

ESISTONO ALTRI TIPI DI PAROTITE?

Si. La parotite che abbiamo trattato fino ad ora è di origine virale, ed è quella più comune. Tuttavia ne esistono altri tipi diversi per origine e sintomatologia.

La prima è la parotite acuta batterica, causata da un’infezione batterica, si manifesta soprattutto in quei pazienti il cui sistema immunitario è particolarmente compromesso. Provoca arrossamento, dolore e gonfiore ghiandolare, e comparsa di pus nel condotto di salivazione.

Esiste anche la parotite cronica recidiva, un tipo di parotite perenne, che si manifesta spesso al termine dei pasti ed è causata da un restringimento o una occlusione del dotto di salivazione. I sintomi caratteristici sono dolore e gonfiore delle parotidi.

Fonti:

Portale del Ministero della Salute, rubrica “La nostra salute”.

Epicentro, portale dell’Istituto superiore di sanità.

Francesca Rallo