rotoscoliosi

Rotoscoliosi: di cosa si tratta e possibili cure

Alessandra Sorano ortopedia

Il termine rotoscoliosi nel gergo medico indica una condizione patologica che si manifesta a livello del rachide, ovvero all’altezza della colonna vertebrale, e si descrive come una deformità della colonna caratterizzata dalla deviazione della stessa dall’asse centrale.

Uno degli elementi peculiari di questa condizione patologica è la malformazione che si rileva nelle vertebre di pazienti affetti da scoliosi; la patologia, infatti, è causata dalla rotazione dei corpi delle vertebre, che per tale motivo, perdono il loro caratteristico allineamento.

Nella pratica clinica è difficile che si senta parlare di rotoscoliosi, proprio perché, sebbene sia il termine più corretto, appare per certi versi ridondante, poiché la semplice parola scoliosi è già abbastanza esaustiva. Il prefisso roto-, comunque, sottolinea appunto la torsione del corpo delle vertebre coinvolte, a causa della quale il paziente perde la simmetria della propria colonna vertebrale.

Nella maggior parte dei casi, la percezione della presenza di una scoliosi avviene già a occhio nudo, non solo perché si può mettere in evidenza la deformità posteriore, ma anche perché è facile che siano manifesti una serie di segni indiretti in grado suggerire la diagnosi.

Il piano cui dobbiamo far riferimento per diagnosticare una scoliosi, infine, è quello frontale, anche se appare evidente come la rotazione di un corpo tridimensionale nello spazio non possa limitarsi a un deformità visibile solo da un piano. In effetti, potremmo ritenere la scoliosi come una patologia che compromette l’orientamento della colonna in ciascuno dei tre piani dello spazio.

Inquadramento della scoliosi

La scoliosi appartiene alle patologie dell’apparato locomotore e per tanto rientra tanto nell’ambito dell’ortopedia, quanto in quello della fisiatria, nel contesto del quale l’approccio è più mirato alla delineazione di un percorso riabilitativo.

L’organo bersaglio di questa patologia è primariamente la colonna, ovvero quell’organo che è deputato non solo al mantenimento del nostro equilibrio (raggiungimento della statica), ma anche alla ricerca di una dinamica (se siamo in grado di muoverci con agilità è merito di ossa, cartilagine, muscoli e legamenti che prendono parte all’apparato locomotore). Una delle funzioni più nobili dello scheletro in generale è quella di proteggere nelle proprie strutture i vari componenti del sistema nervoso. Nel dettaglio, infatti, a livello del rachide, troviamo proprio il midollo spinale, perno fondamentale della nostra percezione sensitiva, nonché della nostra motilità.

In termini classificativi abbiamo motivo di inserire la scoliosi (dismorfismo) e i paramorfismi (atteggiamenti scoliotici) nel contesto delle patologie che comportano un’alterazione posturale.

Come si può definire la postura?

La postura è un insieme di atteggiamenti che vengono assunti in un determinato istante da ciascuno dei nostri segmenti corporei. Come ci suggerisce la nostra esperienza diretta, è un parametro variabile e soprattutto modificabile. Quando non vi è una corretta integrazione tra i vari sistemi deputati al mantenimento della postura, ovvero cervello, apparato vestibolare, ossa, muscoli, recettori periferici e nervi, accade che la postura corretta, fisiologica, viene persa.

Questo è il caso sia della scoliosi che del paramorfismo.

Dismorfismo o paramorfismo?

Il dismorfismo è un sinonimo di deformità ed è un termine col quale identifichiamo in questo contesto la scoliosi. La problematica strutturale sottesa da un quadro di rotoscoliosi fa sì che si tratti di una patologia scarsamente correggibile e sicuramente non spontaneamente modificabile.

Il paramorfismo invece, rappresenta un quadro più facilmente gestibile, perché correlato ad un’alterazione non permanente della colonna, che tende ad essere deviata in maniera reversibile. Spesso si parla di paramorfismo come di un atteggiamento scoliotico, o in altre parole di un insieme di atteggiamenti che il paziente assume in risposta ad un fattore scatenante ben preciso. Il fatto che un paziente presenti un paramorfismo deve essere motivo di maggiori approfondimenti perché si tratta di una condizione che deve essere trattata per evitare la possibile insorgenza di complicanze; ma al contempo non deve essere considerata come una forma la cui certa evoluzione è quella della scoliosi. Nella quasi totalità dei casi, infatti, non vi è una reale correlazione tra le due forme: il soggetto presenta un atteggiamento posturale non adeguato e quello rimane per la vita.

Le due condizioni patologiche si differenziano non soltanto per le caratteristiche strutturali e per le cause di base che le provocano, ma anche per le differenti prognosi che le caratterizzano. Nel dettaglio, infatti, mentre la scoliosi risulta difficilmente correggibile fino al 100%, i paramorfismi sono sempre reversibili. E la motivazione è abbastanza chiara se si rammenta che nel dismorfismo non vi è solo una deviazione della colonna, ma anche un mal posizionamento delle vertebre nella stessa.

Il dismorfismo può essere idiopatico, congenito o acquisito; mentre il paramorfismo può essere dato da:

Ipotonia e ipotrofia dei muscoli posturali, per esempio i paravertebrali. Le condizioni che comportano uno scarso sviluppo della componente muscolare sono causa dell’assunzione di posture scorrette;

Dismetria degli arti inferiori: un dislivello tra gli arti inferiori può scatenare una postura di compenso che induce un paramorfismo;

Asimmetria del bacino;

Contratture antalgiche: tutte le condizioni che suscitano dolore nel paziente, attivano a livello inconscio una serie di meccanismi compensatori che ci portano ad assumere posizioni specifiche grazie alle quali la percezione del dolore è minimizzato. Appartengono a questa categoria: ernie, tumori ossei primitivi o secondari (metastasi), infiammazioni (spondiliti), infezioni, etc.

Isterismo: alcune patologie di stampo psichiatrico, anche se non sempre se ne conosce il motivo, comportano l’assunzione di atteggiamenti posturali non fisiologici.

Peculiarità della rotoscoliosi

La rotoscoliosi è una malattia permanente che può colpire qualsiasi fascia di età, sebbene la fase più critica coincida sempre con quella pre e post puberale.

Quando trattiamo patologie come la scoliosi, capiamo bene che sebbene la patologia colpisca inizialmente il rachide e si manifesti pertanto a tale livello, in realtà nel corso degli anni è probabile, conoscendo la naturale evoluzione della patologia, che anche altre regioni risentano di questa deformazione. E questo concetto è tanto più vero, quanto più piccolo è il bambino al momento della comparsa del problema.

Uno dei fattori più importanti da comprendere circa lo sviluppo del corpo umano, infatti, verte sul fatto che ogni nostro distretto corporeo nasce in virtù di stimoli adeguati e organizzati, che a loro volta sono il frutto di un’organizzazione complessa.

Se la colonna non è perfettamente in asse (e ovviamente ci riferiamo a quadri di una certa entità, solo in minima parte intendiamo in tal senso quelli lievi), significherà che arriveranno impulsi incoerenti da un lato e dall’altro della schiena, al nostro cervello.

Quale sarà l’effetto? Il corpo attuerà meccanismi di compenso grazie ai quali continueremo a mantenere il nostro equilibrio, continueremo a muoverci e non sentiremo dolore (per lo più). Allo stesso tempo, però, quando si tratta di strutture in fase di accrescimento (pensiamo ai muscoli, ai tendini o alle articolazioni di un bambino), queste risentiranno di stimoli non efficaci e quindi andranno incontro a loro volta ad uno sviluppo fallace.

Curva primaria e secondaria

Nel gergo medico, nonché nei referti con cui il paziente avrà a che fare, si parlerà di curva “strutturata” a dx (destra) o a sx (sinistra); oppure si potrebbe trovare la denominazione di “curva destro (o sinistro) convessa”. Cosa si intende con queste denominazioni?

Molto semplicemente si fa riferimento al lato in cui, ruotando i corpi delle vertebre, si crea una regione convessa (mentre nel lato opposto si forma una curva concava).

Un altro dato da conoscere è la disposizione e la funzione delle cosiddette curve primarie e secondarie. La curva primaria è la vera e propria sede della scoliosi ed è la regione in cui maggiormente possiamo mettere in evidenza l’alterazione strutturale della colonna.

Inoltre, visto che il disallineamento della colonna potrebbe destabilizzare il corpo, si attua un meccanismo fisiologico di compenso, grazie al quale nonostante tutto, il soggetto scoliotico rimane in asse. La curva di compenso prende il nome di curva secondaria. Generalmente ne troviamo sempre due: una al di sopra della curva primaria e una al di sotto della stessa. E’ bene precisare, però, che le curve secondarie non rappresentano una sede di patologia, quindi se andassimo a guardare la colonna a quel livello non scorgeremmo alcuna rotazione dei corpi delle vertebre.

Sedi della rotoscoliosi

Le sedi che possono essere coinvolte sono:

Cervicale: è una sede non caratteristica delle forme idiopatiche;

Dorsale;

-Cervico-dorsale;

Dorso-lombare;

Lombare.

Diagnosi: come si fa?

La diagnosi si avvale tanto della capacità intuitiva del medico, quanto dell’ausilio di macchinari appositi.

Nel primo caso il medico di medicina generale o l’ortopedico (anche il fisiatria si occupa di scoliosi, soprattutto per quel che attiene il versante terapeutico) raccoglierà le seguenti informazioni durante il colloquio con il paziente:

Anamnesi familiare: non solo ci interessa conoscere la storia familiare del paziente, per identificare eventuali patologie genetiche; ma ci preme anche sapere se un parente di primo grado della paziente possa essere affetto anch’esso da scoliosi. Si ritiene infatti che una figlia di madre affetta da scoliosi abbia una possibilità su due di presentare la stessa patologia; non necessariamente con la stessa gravità o evolutività (anzi, non c’è alcuna correlazione in merito);

Ananmesi fisiologica: ricerchiamo un’eventuale esposizione a fattori di rischio e miriamo alla valutazione del grado di sviluppo psicomotorio del paziente;

Anamnesi ginecologica: epoca del menarca, utile per studiare il ritmo di crescita della paziente;

Anamnesi patologica: traumi, ritardo mentale, dolori vertebrali, patologie contestuali.

Una volta raccolta l’anamnesi, si svolge la visita fisica del paziente annessa di eventuali test per rendere più visibili eventuali anomalie della colonna sia sul piano frontale che su quello laterale.

La conferma ultima della diagnosi, infine, proviene dal referto radiologico.

Trattamento e cura

Il trattamento viene scelto in base al tipo di rotoscoliosi che viene diagnosticata. In tal senso i parametri più utili da considerare sono:

Età del paziente;

Età scheletrica del paziente;

Grado di collaborazione: per esempio, è un paziente in coma? Affetto da patologie psichiatriche? E’ un bambino molto piccolo?

Grado di curvatura della scoliosi, quantificabile radiograficamente tramite la misurazione dell’angolo di Cobb;

Fattori prognostici negativi: ad esempio genere femminile, curva a “s italica”, curva a piccolo raggio, etc.

Attraverso la valutazione di questi fattori il medico avrà un’idea generale del paziente e proporrà un trattamento:

-Grado lieve: si propone un attento follow-up del paziente, rispettando i tempi di crescita del bambino eventualmente e si suggerisce un trattamento di chinesiterapia;

Grado moderato: si affianca un trattamento di chinesiterapia all’utilizzo di ortesi (busti, corsetti) che di volta in volta vengono scelti non solo in base all’obiettivo che si deve raggiungere con la terapia, ma anche primariamente sulla base della sede in cui si struttura la scoliosi;

Grado severo: l’unico trattamento risolutivo (per quanto non sempre comporti una correzione del 100%) è il trattamento chirurgico, che può essere fatto secondo diverse metodiche con risultati ad oggi ottimali in termini di stabilità strutturale della colonna.

Fonti:

Core Curriculum di Gallinaro, D’Arienzo, Innocenti: Ortopedia e traumatologia;

Trattato di Medicina Fisica e Riabilitazione a cura di N. R. Gatto e M. Monticone

 

Alessandra Sorano