Quali sono i sintomi della scoliosi?

Alessandra Sorano ortopedia

La scoliosi è una patologia particolarmente comune nella popolazione generale, e nella maggioranza dei casi si manifesta con un carattere lieve e poco invalidante.
Non è possibile identificare una fascia di età specifica che venga colpita da tale patologia, poiché le cause che la determinano possono essere molteplici e quindi correlabili a tipologie di pazienti di volta in volta differenti.

Il termine “scoliosi” deriva da un vocabolo greco il cui significato è “tortuoso, ricurvo”.
In effetti il quadro patologico della scoliosi prevede che la colonna vertebrale sia deviata dall’asse sul piano frontale, inducendo la presenza di una figura convessa e prominente che ricorda appunto un tragitto tortuoso e mal orientato.
La base strutturale della scoliosi deriva dalla presenza di corpi vertebrali ruotati e mal sovrapposti gli uni sugli altri (sempre previa interposizione del disco intervertebrale), a tal punto da generare una deformità della colonna visibile nella maggior parte dei casi già a occhio nudo.
Si tratta di una patologia che ha una storia naturale non naturalmente modificabile, nel senso che non vi è alcuna possibilità di regressione del quadro senza che s’intervenga dall’esterno tramite ausili medici.

Com’è organizzata la colonna vertebrale?

Conoscere la conformazione di una colonna vertebrale sana e correttamente organizzata è utile per comprendere le caratteristiche e soprattutto le problematicità intrinseche sottese da un quadro patologico come la scoliosi.

La colonna, anche definita “rachide”, è caratterizzata da tre curve fisiologiche: la curva cervicale che consta di 7 vertebre; la curva dorsale o toracica che si compone di 12 vertebre, e la curva lombare che è costituita da 5 vertebre.
Per completezza, infine, bisogna ricordare la presenza della regione sacrale e coccigea che insieme rappresentano l’ultima porzione del nostro rachide.

Normalmente ciascuna di queste curve presenta una curvatura accentuata o sul versante anteriore o su quello posteriore, descrivendo: o una regione convessa, quella più sporgente, o una regione concava (si crea una sorta d’incavo, come se ci fosse un “c” aperta anteriormente), ipoteticamente visibile sul profilo laterale del corpo.
Mentre, infine, con il termine lordosi s’indica una convessità anteriore; con il termine cifosi ci si riferisce a una concavità anteriore (e quindi una convessità posteriore).
In particolar modo abbiamo:
-Lordosi cervicale;
-Cifosi toracica;
-Lordosi lombare.

Ecco, una volta definite le varie curve sul piano sagittale (ovvero sul piano centrale immaginario che divide in due metà uguali il nostro corpo), bisogna fare attenzione a non confonderle con le eventuali curve che si creano in occasione di una scoliosi; perché queste ultime, se presenti, si manifestano sul piano frontale.
Nella pratica cosa accade?
Se noi utilizzassimo un filo a piombo (questo materiale è utile per creare un peso che costringa il filo a rimanere disteso durante il test), e lo ponessimo in prossima del dorso del paziente, a contatto con la vertebra più prominente (quindi all’altezza della settima vertebra cervicale), vedremmo che se lasciato libero di cadere, questo filo finirà simmetricamente a livello della linea interglutea.
Un’eventuale deviazione da questa posizione renderebbe il test positivo e ci farebbe supporre la presenza di una scoliosi.
Un altro test molto semplice da effettuare, sebbene sempre appannaggio del professionista, sarà quello di segnare con un punto di riferimento (per esempio un colore, una penna) le varie sporgenze delle vertebre in successione nella colonna (a livello dei processi spinosi delle stesse) e tracciare, infine, una linea che le congiunga. Se la linea è dritta, il soggetto è sano; se la linea dovesse essere storta o non simmetrica, invece, anche in questo caso avremmo un elemento in più per supporre la presenza di una scoliosi.

Scoliosi: caratteristiche principali

I caratteri principali della scoliosi sono rappresentati da:
Gibbo: si tratta di una regione sporgente e più o meno accentuata che risulta visibile soprattutto quando il paziente si pone nella posizione in cui il tronco è flesso in avanti.
Deriva dalla presenza dei corpi delle vertebre, che non essendo correttamente allineati (ed essendo ruotati) per via della patologia, creano un ingombro percepibile sulla schiena del paziente proprio all’altezza della regione scoliotica.
Tecnicamente, la maggior parte dei corsetti (Busti correttivi) che vengono impiegati nel trattamento della scoliosi sono provvisti delle cosiddette “pelottes”, la cui utilità è proprio quella di esercitare una pressione modulabile (viene cambiata periodicamente da un tecnico specializzato) su queste sporgenze, in modo da attenuarle.

Asimmetrie: visibili a ogni livello, tipicamente percepibili a livello delle spalle o del bacino, o ancora a livello dei “triangoli della taglia” (interposti tra il margine interno del braccio e quello esterno del torace). In condizioni fisiologiche se noi tracciassimo una linea passante per gli occhi, una passante per le orecchie, una per la bocca, una a livello delle spalle, inferiormente a livello di anche, ginocchia e caviglie; ciascuna di queste linee risulterà parallela alle altre e a loro volta saranno parallele al piano d’appoggio. Quando abbiamo a che fare con una situazione patologica, qual è quella della scoliosi, invece, alcune di queste linee perderanno il loro naturale orientamento e appariranno “storte, deviate”, con ciò che ne consegue in termini di stabilità posturale.

Muscoli ipotonici e ipotrofici (non adeguatamente sviluppati) nel lato della convessità della curva, e al contrario eccessivamente sviluppati, contratti e in tensione, a livello del lato opposto.
La stabilità muscolare e il ripristino degli equilibri tensori fisiologici soprattutto a livello della muscolatura paravertebrale, sarà uno degli obiettivi primari del trattamento riabilitativo che sarà proposto al paziente in fase di cura.

Segni e sintomi con cui si manifesta la scoliosi strutturale

La scoliosi strutturale, differenziabile da una semplice condizione di “atteggiamento scoliotico”, frutto a sua volta di una problematica prevalentemente posturale, rappresenta una patologia complessa che proprio per la sua natura non è semplice da curare.
Un dato favorevole che abbiamo a tal proposito ci dice, però, che nella maggior parte dei casi la malattia si presenta in una forma lieve, con un angolo di curvatura compreso quindi entro i 20°.
Il grado della scoliosi non è assolutamente un dato da sottovalutare nell’analisi del risvolto clinico della patologia, perché ci indirizza già verso un quadro sintomatologico specifico. E questo è possibile proprio perché non tutte le forme di scoliosi sono della stessa entità e quindi non tutte le forme indurranno le stesse problematiche.

Sintomi e complicanze più comuni della scoliosi
Instabilità posturale: in effetti, il dismorfismo (ovvero la deformità della colonna) rappresenta uno degli esempi più classici che si possano fare nell’ambito di patologie inerenti al controllo posturale.
Certamente si tratta di un dato (quello dell’instabilità) rilevabile nelle forme di scoliosi più avanzate, poiché la posizione che il paziente sarà costretto ad assumere in virtù della sua deformità, lo indurrà ad avere meno margine di movimento;

Artrosi post-scoliotica: l’artrosi può essere considerata come una patologia a carattere infiammatorio con andamento progressivo e ingravescente. E’ una malattia per la quale esistono diversi fattori di rischio, e tra questi ve ne sono anche diversi di natura genetica.
Si è visto, però, che un paziente affetto da scoliosi, proprio perché è costretto a mantenere posture non adeguate, che a loro volta indurranno uno sforzo muscolare correttivo smisurato; ha una maggiore tendenza nel tempo a sviluppare un’artrosi.
In tal senso l’infiammazione nasce proprio dal contatto anomalo e dalla frizione non fisiologica che si viene a creare tra le varie strutture osteo-cartilaginee della colonna stessa;

Difficoltà respiratorie: una delle anomalie strutturali che derivano dalla torsione delle vertebre sul proprio asse è quella di avere delle coste più verticalizzate nel lato della convessità e al contrario più tendenti all’orizzontalizzazione nel lato della concavità. Questa deformità associata prende il nome di “gibbo costale”.
Quando il torace è così compromesso, appare evidente come possa esitarne una maggiore difficoltà di espansione da parte di organi in esso contenuto, primi fra tutti i polmoni. Si può configurare, infatti, nelle forme più accentuate e soprattutto in quelle a localizzazione dorsale, una vera e propria sindrome restrittiva che limita la funzionalità respiratoria del paziente. In terapia, infatti, si suggerisce l’introduzione di esercizi volti a istruire il paziente, in modo che possa sfruttare al meglio la sua capacità respiratoria.

Problematiche cardiache: non si tratta di una condizione frequente, ma è pur sempre ipotizzabile che un organo come il cuore, accolto nella cavità toracica, possa risentire di una eventuale riduzione degli spazi;

Turbe intestinali: sono ipotizzabili quando la scoliosi si struttura a livello lombare, inducendo una compressione anche su organi addominali;

Limitazione funzionale del movimento: il paziente affetto da scoliosi non ha la stessa agilità o in alcuni casi libertà di movimento di un paziente sano; questo perché la colonna rappresentata l’asse portante del nostro corpo e lì dove questa debba essere compromessa, tutto l’apparato locomotore ne risentirà;

Mal di schiena: nell’accezione comune si ritiene che il mal di schiena possa essere un campanello d’allarme per la scoliosi; è importante sottolineare in questa sede che così non è.
La maggior parte dei malati non accusa questo sintomo, che più tipicamente si associa alla presenza di ernie o per esempio d’infiammazione di nervi. Più tipicamente, invece, più che un dolore diffuso alla schiena, è frequente il riscontro di contratture muscolari che sono il frutto di posizioni anomale che il paziente è indotto ad assumere per un puro meccanismo di compenso;

Mal di testa: neanche questo è un sintomo ricorrente, ma potrebbe manifestarsi in concomitanza di una spiccata scoliosi cervicale;

Risvolti psicologici: la scoliosi è una patologia tipica della fase di accrescimento (per quanto comunque possa manifestarsi a qualsiasi età), e questo predispone facilmente alla presenza di risvolti psicologici non piacevoli. Il problema cardine, a prescindere dalla limitazione funzionale, che comunque è riscontrabile solo nei casi più gravi, è di natura estetica. Un bambino o ancora peggio un adolescente che vede il proprio corpo deforme è poco propenso ad accettarsi ed è per altro poco disponibile all’utilizzo di apparecchi invasivi, come ad esempio le ortesi (i busti o corsetti);

Scarso trofismo muscolare e tendineo-legamentoso: clinicamente è plausibile che le regioni che vengono poco sollecitate fisicamente, vadano incontro ad una condizione di scarso sviluppo;

Compressione del midollo spinale (nervosa): la colonna assolve diverse funzioni, e oltre a quella rinomata di sostegno strutturale, ha come importante compito quello di accogliere il midollo spinale. Nel momento in cui la vertebra ruota sul proprio asse (elemento tipico della scoliosi), si disloca dalla sua corretta posizione e può comprimere o sollecitare impropriamente il midollo, causando un’alterazione della sensibilità o della motilità del distretto governato da quegli elementi del sistema nervoso che sono danneggiati.

Diagnosi e trattamento

La diagnosi viene fatta facilmente sia da un medico di medicina generale che da uno specialista quale è l’ortopedico o il fisiatra.
Il primo momento fondamentale è la raccolta dell’anamnesi del paziente, sia personale sia familiare, sia remota che recente; in un secondo momento, invece, si procede con l’esame obiettivo.
Il paziente viene sottoposto ad una serie di test, grazie ai quali si potrà valutare la presenza della deviazione della colonna sul piano frontale.
Il dubbio clinico verrà, in ultimo, confermato grazie alla richiesta di un’indagine radiografica.

Al momento della diagnosi il medico propone al paziente un percorso riabilitativo associato o meno all’utilizzo di apparecchi accessori come i corsetti, o integrato o meno con un trattamento chirurgico. L’approccio indubbiamente viene scelto in base all’età del paziente e soprattutto in rapporto all’entità del disturbo rilevato.

Fonti:

Core Curriculum di Gallinaro, D’Arienzo, Innocenti: Ortopedia e traumatologia;

Trattato di Medicina Fisica e Riabilitazione a cura di N. R. Gatto e M. Monticone

 

 

Alessandra Sorano