ipermetropia

Ipermetropia nei bambini

Alessandra Sorano occhi

Il termine ipermetropia ha una derivazione greca e significa “oltre la misura”. Si tratta di uno dei vizi di rifrazione più frequenti nell’ambito della popolazione generale e rappresenta un difetto oculare in cui i raggi luminosi provenienti dall’ambiente esterno vengono veicolati erroneamente dietro la retina, anziché a livello della stessa. Le cause associate allo sviluppo di un occhio ipermetrope sono molteplici, sebbene la più frequente in assoluto sia correlata alla dimensioni ridotte dell’organo rispetto ai parametri standard.

Prima di entrare nel vivo della storia naturale della patologia e delle sue caratteristiche, è utile porre l’accento su un fattore cardine: ciascuno di noi alla nascita presenta questo difetto strutturale, che, nel dettaglio, si attesta ad un deficit di circa 2/3 diottrie. (La diottria è un’unità di misura indiretta grazie alla quale valutiamo l’entità del disturbo visivo). Nel corso dello sviluppo della maggior parte degli individui, poi, si assiste ad un naturale accrescimento della struttura del bulbo oculare che induce la formazione di un occhio emmetrope (sano). Quando, invece, non si riscontra questa fisiologica evoluzione ne deriva un esito patologico che comporta la permanenza dell’ipermetropia nelle varie fasi dello sviluppo del soggetto.

Cause dell’ipermetropia

L’ipermetropia viene considerata come una patologia che ha un carattere eredo-familiare. Le cause per cui un occhio non va in contro al fisiologico accrescimento possono essere esemplificate come segue:

  • Bulbo oculare corto: questo elemento strutturale predispone alla caduta dei raggi luminosi al di là dello strato retinico;
  • Afachia: è una condizione rara che si associa alla totale assenza (congenita) del cristallino, che rappresenta l’elemento fondamentale attraverso il quale viene modulato l’orientamento dei raggi luminosi in ingresso;
  • Riduzione della curvatura della cornea: la cornea è la porzione trasparente del nostro occhio che si interfaccia con l’ambiente esterno. E’ un elemento imprescindibile per il corretto ingresso delle onde luminose, perché con la sua curvatura le convoglia secondo il giusto orientamento verso il forame pupillare (e quindi poi sul cristallino).

Cenni di sviluppo dell’apparato visivo

L’apparato visivo è uno dei sistemi più complessi e al contempo affascinanti di cui disponiamo. Al momento della nascita la struttura oculare è già formata e sebbene ai primordi, già funzionante. Il bambino vedrà inizialmente delle ombre, ma sarà pienamente responsivo agli stimoli di natura luminosa. Le difficoltà visive che riscontra nelle prime fasi derivano da un lato dal fatto che l’occhio è fortemente ipermetrope, quindi c’è un’importante difficoltà di messa a fuoco; e dall’altro dal fatto che l’apparato muscolare annesso al funzionamento del cristallino (i muscoli ciliari regolano la curvatura del cristallino) non è ancora in grado di attuare una buona coordinazione motoria. 

I primi sei mesi sono i più importanti nella vita di un individuo per lo sviluppo dell’apparato visivo, che giungerà infine a completamento intorno ai 6-7 anni. Proprio per questo è fondamentale tenere d’occhio la crescita del proprio figlio: quando i due occhi non seguono le stesse tappe della crescita la condizione patologica che ne scaturisce è limitante per lo sviluppo psicofisico del bambino. Scendendo più nel dettaglio, infatti, accadrà che l’occhio sano invierà alla corteccia cerebrale una serie di informazioni che non coincidono con quelle provenienti dall’occhio malato. Quando il cervello, ancora in fase di crescita per altro, ottiene dai due occhi dati contrastanti e non sovrapponibili, per semplicità, sceglierà di “disattivare” le informazioni pervenutegli dall’occhio deficitario. Il risultato di questo meccanismo è che giorno dopo giorno l’occhio patologico sarà sempre meno attivo, sempre meno funzionante, finché non si adagerà nella condizione in cui l’altro occhio farà tutto il lavoro per entrambi. La condizione clinica che ne deriva prende il nome di occhio pigro o, più tecnicamente, ambliopia.

Spesso, per altro, è di frequente riscontro l’associazione dell’ipermetropia con altri vizi di rifrazione, primo fra tutti l’astigmatismo. La contestuale presenza di entrambi i disturbi non fa che accentuare la perdita di nitidezza delle immagini viste dal bambino.

E’ importante, dunque, non sottovalutare nessun campanello d’allarme, in modo da fare una diagnosi tempestiva e trattare il problema quando è ancora modificabile.

Sintomi con cui si presenta l’ipermetropia

Nel bambino possiamo identificare diversi fattori che devono necessariamente richiamare la nostra attenzione:

  • Mal di testa: si manifesta ogni volta che il bambino fa uno sforzo mentale o fisico, come ad esempio dopo la lettura (se è già in fase scolare) o dopo l’utilizzo prolungato di videogames;
  • Strabismo: è un segno lampante, perché si manifesta con la tendenza di uno dei due occhi a deviare rispetto l’asse di riferimento. Nel dettaglio, si ritiene che l’esotropia (condizione in cui l’occhio strabizza verso l’interno) di un bambino di 4-5 anni possa essere la spia di un’ipermetropia già elevata (che può raggiungere anche le 5/6 diottrie). Si tratta comunque di una forma non preoccupante, perché è l’unica forma di strabismo che non richiede l’attuazione di un intervento chirurgico, bensì può esser curata tramite l’applicazione di lenti correttive;
  • Occhi frequentemente arrossati, brucianti, affaticati;
  • Inclinazione della testa da un lato: spesso capita che il bambino compensi inconsciamente il difetto visivo tramite lo spostamento della testa;
  • Tendenza a stropicciare spesso gli occhi.

Strabismo e ipermetropia

Lo stretto legame tra queste due condizioni deriva dal fatto che esiste una stretta correlazione tra il riflesso di accomodazione e quello di convergenza.

Di cosa parliamo? Il riflesso di accomodazione sfrutta la capacità del cristallino di cambiare la sua curvatura in modo da orientare di volta in volta i raggi luminosi in maniera diversa, secondo le esigenze del momento. Quando dobbiamo mettere a fuoco un oggetto posto nelle vicinanze, infatti, il cristallino diventa più panciuto; al contrario, quando dobbiamo focalizzare un oggetto posto in lontananza, tende ad appiattirsi, in modo che i raggi luminosi convergano sempre a livello retina (dove vi è una maggiore concentrazione di fotorecettori) e non oltre. Il meccanismo dell’accomodazione lavora di pari passo con quello di convergenza, ed è responsabile del naturale compenso di una condizione di ipermetropia: la maggior parte degli individui che ha questa patologia, infatti, non sa neanche di averla. Nel bambino che ha un’ipermetropia non lieve (per esempio più di 5 diottrie), accade che lo sforzo accomodativo attuato a livello oculare è così elevato, che nel tentativo di correggere il difetto l’occhio strabizza, ovvero converge eccessivamente. Questa condizione è nota come “esotropia accomodativa” ed è facilmente correggibile tramite l’ausilio di un paio di lenti.

Diagnosi precoce: è d’aiuto?

La diagnosi precoce è di fondamentale importanza nella gestione dei vizi di rifrazione. L’apparato visivo cresce anche grazie agli stimoli provenienti dall’esterno, e quanto più questi sono fedeli alla realtà, tanto più probabile è l’adeguato sviluppo psicofisico del bambino.

L’iter clinico di base prevede che si effettui una serie di visite cadenzate non solo in base all’età del bambino, ma soprattutto in base al problema che eventualmente lo affligge, in modo da seguirlo passo dopo passo nella sua crescita al fine di intervenire tempestivamente.

Se il bambino non presenta particolari sintomi o segni che rimandano alla presenza di una patologia oculare o visiva; o se non sussistono predisposizioni genetiche di alcuna natura, è consigliabile fare una prima visita oculistica intorno al primo anno di vita.

A meno che il primo controllo non desti qualche sospetto, le successive visite potranno essere richieste nel terzo anno di vita, nel quarto e nel sesto, in particolar modo, perché sono le fasi più critiche nello sviluppo dell’apparato visivo. Dopodiché, sempre a meno di situazioni specifiche, si può ritenere accettabile un intervallo di circa due anni tra un controllo e il successivo.

Quando, invece, vi è motivo di ritenere che il bambino possa avere un danno oculare, la prima visita di controllo deve essere effettuata già nei primi sei mesi di vita. Il controllo mirerà a valutare la struttura del bulbo e indagherà  precocemente la presenza di eventuali anomalie.

Nel complesso, appare evidente come le prime visite di controllo siano prevalentemente strumentali, o al massimo basate sulla valutazione di riflessi e meccanismi per lo più spontanei. Nel momento in cui, invece, l’oculista tratta un bambino di 3/4 anni, vi è la possibilità di fare una visita più completa, perché coadiuvata dalla collaborazione del bambino stesso. In questa fascia di età, infatti, è possibile sottoporre al paziente delle tavole apposite grazie alle quali quantificare l’eventuale disturbo visivo.

Considerazioni sull’approccio terapeutico

La valutazione del trattamento non può essere discussa in termini generici, perché sarà sempre l’oculista a dover studiare il singolo caso e proporre un iter terapeutico che sia adatto al tipo di paziente che ha in cura. Per grandi linee, quindi, le opzioni terapeutiche plausibili prevedono due opzioni: o la prescrizione di lenti correttive, o, in alcuni casi selezionati, l’intervento chirurgico.

A prescindere dai più piccoli dettagli del caso, è utile porre l’attenzione su due fattori: il primo è che molto spesso l’ipermetropia è un disturbo che viene monitorato, ma non necessariamente corretto artificialmente, perché esiste già un ottimo compenso attuato dal nostro organismo mediante il (già noto) riflesso di accomodazione; il secondo elemento da tenere in considerazione è che durante l’accrescimento corporeo anche l’occhio va in contro ad allungamento e quindi è plausibile ipotizzare che con il progredire del tempo si abbia un ripristino delle condizioni strutturali fisiologiche che, di fatto, eliminano il problema. Ecco tra l’altro il motivo per cui molto spesso si evita la chirurgia nel bambino: l’intervento può risolvere il problema del momento, ma non è detto che prevenga patologie future che possono derivare dal continuo rimodellamento del bulbo oculare che si ha naturalmente in fase di crescita.

 

Fonti: Liuzzi, Luciano Manuale di oftalmologia

Dizionario Medico, USES edizioni scientifiche

 

 

 

 

Alessandra Sorano