Herpes vicino l’occhio (herpes oculare): sintomi e cure

Alessandra Sorano occhi

L’Herpes oftalmico è un quadro patologico molto frequente nell’ambito della popolazione generale, che deriva dalla presenza di un’infezione virale a livello dell’occhio.

Cos’è l’herpes oculare?

Nello specifico, i virus implicati nella patogenesi dell’herpes oculare sono:

  • l’Herpes Simplex 1
  • l’Herpes Zooster.

Si tratta di due virus abbastanza diffusi, con cui per altro è estremamente probabile che ciascuno di noi sia venuto a contatto almeno una volta nella vita.
L’occhio non rappresenta l’unico bersaglio plausibile di tali agenti virali, che come è noto, si localizzano preferenzialmente a livello dei gangli nervosi del nostro corpo.
L’infezione rappresenta un elemento di disturbo nell’organismo, nella misura in cui provoca una serie di sintomi fastidiosi che possono inficiare sulla qualità della vista del paziente; ciononostante, nella maggior parte dei casi, si tratta di un quadro che tende a risolversi nel giro di pochi giorni e che, pertanto, non comporta ripercussioni gravi. Dal momento che non è possibile prevedere a priori il grado di gravità dell’infezione, è sempre opportuno rivolgersi al proprio medico curante, per controllare la malattia ed evitare che possa peggiorare, provocando danni permanenti alla vista del paziente.
In termini epidemiologici, sebbene non si riscontri una fascia di età tipica in cui si contrae tale infezione, è possibile identificare delle categorie di pazienti che possono essere considerate più a rischio:

  • Pazienti che hanno contratto già un’infezione erpetica, per esempio a livello labiale;
  • Pazienti che hanno difese immunitarie ridotte o non efficienti;
  • Pazienti che utilizzano farmaci immunosoppressori.

Tuttavia, tali categorie possono essere considerate a rischio per l’insorgenza di una qualsiasi infezione, non solo virale, ma anche batterica e/o funginea.

Cenni di anatomia oculare

L’occhio è un organo di consistenza duro-elastica che alloggia nella cavità orbitaria. La sua struttura viene spesso paragonata a quella di una cipolla, poiché come questa presenta numerosi strati in successione.
A prescindere dalle caratteristiche delle singole componenti, possiamo descrivere tre strati principali:

  • Tonaca fibrosa: è lo strato più esterno dell’occhio. E’ composta dalla cornea, che è un tessuto ricco di collagene che risulta incolore; e dalla sclera, che invece rappresenta la parte bianca dell’occhio. Quest’ultima, nel dettaglio, è considerata come la struttura più resistente dell’organo.
  • Tonaca vascolare: la cosiddetta uvea. Essa si articola in tre regioni: l’iride (la parte pigmentata dell’occhio) che si trova nella superficie anteriore; i corpi ciliari (deputati sia alla produzione di umore acqueo sia al movimento del cristallino); e infine la coroide che è lo strato intermedio tra la sclera e la retina.
  • Tonaca nervosa: è la regione giù interna dell’occhio e corrisponde alla retina. E’ la tonaca deputata alla percezione visiva vera e propria, poiché è formata da una serie di fotorecettori, chiamati coni e bastoncelli, che hanno la funzione di captare l’energia luminosa e trasformarla in informazione elettrica, così che questa possa essere letta e interpretata a livello cerebrale.

Altre due strutture da menzionare, oltre alle palpebre (la cui descrizione è in questa sede superflua) e alle varie componenti muscolari che prendono parte ai movimenti oculari, sono: la congiuntiva e il cristallino. Il cristallino può essere definito come una lente biconvessa, che si localizza posteriormente rispetto all’iride, e che ci consente di mediare un’accomodazione visiva. In altre parole ci permette in base al grado di appiattimento della sua lente, di mettere a fuoco oggetti posti nelle vicinanze o, in alternativa, localizzati a distanza. La congiuntiva, invece, rappresenta quella membrana di rivestimento che ritroviamo sia nella parte interna delle palpebre, sia anteriormente rispetto alla sclera visibile.

Virus erpetici

La famiglia degli Herpesviridae è composta da varie famiglie di virus, tra i quali ricordiamo:

  • Herpes simplex: l’1 è tipicamente causa della malattia a livello labiale, mentre il 2 si presenta tipicamente a livello genitale;
  • Herpes Zooster: questo virus causa tipicamente una malattia primaria che coincide con la varicella, e una manifestazione secondaria che invece deriva dalla riattivazione del virus;
  • Citomegalovirus: è un virus che spesso è causa di un quadro clinico che mima i sintomi di un’influenza, e che diventa particolarmente pericoloso quando viene contratto dalla donna in gravidanza.

Quali sono le caratteristiche degli virus erpetici?

L’elemento caratteristico dell’infezione virale è che a seguito della fase di contagio, in cui il paziente può anche non manifestare una sintomatologia specifica, il virus si localizza a livello dei gangli nervosi del distretto in cui è penetrato e rimane lì entrando nella fase di latenza clinica.
Il ciclo di infezione prevede che si susseguano le seguenti tappe:

  • Contagio;
  • Infezione primaria: corrisponde al primo momento in cui il virus erpetico entra nell’organismo del paziente. Può essere asintomatico, o può produrre delle manifestazioni che includono la cheratocongiuntivite (infezione di congiuntiva e cornea), la gengivostomatite (interessamento delle gengive a livello della bocca) o l’encefalite ( condizione ben più grave, che talvolta può derivare dalla progressione di una forma inizialmente solo oculare);
  • Fase di latenza clinica: è la fase in cui il virus “riposa” nei gangli nervosi che ha colonizzato, sfuggendo in tal modo le nostre difese immunitarie. Il periodo di latenza può anche coincidere con l’intera esistenza del soggetto; non esiste, infatti, un arco temporale definito, poiché dipende dalle caratteristiche intrinseche del paziente. E’ una fase che non comporta né manifestazioni visibili, né sintomi.
  • Riattivazione dell’infezione: la riattivazione dell’infezione segue una serie di fattori che rendendo meno efficaci le difese immunitarie del soggetto (che se non debellano il patogeno, quanto meno controllano il suo ciclo replicativo ). La mancanza di difese efficienti consente allo stesso agente patogeno di “uscire allo scoperto” e spostarsi a livello di mucose ed epidermide, dando una manifestazione conclamata della sua presenza nel corpo.

I fattori che favoriscono la riattivazione del quadro sono:

  • Forte stress;
  • Esposizione diretta a raggi solari;
  • Abbassamento delle difese immunitarie: dato, per esempio, dall’utilizzo di farmaci;
  • Febbre.

Modalità di contagio del virus erpetico

Le modalità di contagio possono essere:

  • Contatto diretto: avviene tra una persona infetta e un soggetto sano; tipico è il contatto tra due mucose;
  • Auto-contaminazione: può avvenire quando il paziente tocca per esempio una vescicola erpetica a livello delle labbra (herpes labiale) e subito dopo sfrega le palpebre. E’ una modalità di contagio che spesso interessa i più piccoli, perché per ovvi motivi hanno meno controllo della propria igiene personale!

Manifestazioni patologiche associate ai virus erpetici

Le manifestazioni più frequenti riguardano la cornea, dando un quadro patologico che si chiama cheratite. Altre sedi interessate sono: l’uvea (regione vascolare dell’occhio), la congiuntiva, le palpebre.

Lesioni da Herpes Simplex-1

Il genotipo 1 dell’Herpes simplex è sicuramente il più coinvolto nella manifestazione infettiva a livello oculare.

Nello specifico, l’infezione presenta i seguenti elementi caratteristici:

  • Monolaterale: l’infezione erpetica si presenta sempre soltanto da un lato del corpo. Può essere interessato o l’occhio destro o l’occhio sinistro;
  • Infezione primaria: può essere asintomatica, o presentarsi sotto forma di una congiuntive “follicolare”, in cui talvolta è possibile trovare delle vescicole a livello del margine palpebrale;
  • Infezione ricorrente: quando la malattia si ripresenta spesso lo fa sotto forma di una cheratite.

I segni tipici sono: l’ulcera dendritica e l’ulcera a carta geografica. L’ulcera (che poi esita in una cicatrice) si forma in entrambi i casi a livello della cornea; ciò che cambia è la morfologia che assume: nel primo caso il termine dendritico fa riferimento alla somiglianza della lesione con delle arborescenze; nel secondo caso, invece, l’ulcera è chiamata a carta geografica, perché rispecchia un quadro con diffusione disorganizzata.

Talvolta (molto raramente) l’infezione evolve in una cheratite stromale, con una caratteristica cicatrice disciforme (a forma di disco) che pone un problema visivo non indifferente, in quanto si tratta di una porzione di tessuto che verrà successivamente vascolarizzata, creando un’invasione di vasi (che normalmente non sono presenti a livello della cornea: ecco perché è trasparente!) che farà perdere la vista. Un’altra possibile evoluzione in sede corneale dell’infezione è l’ulcera meterpetica, il cui elemento contraddistintivo è che non guarisce mai, perché l’epitelio che riveste la cornea non riesce a ricostruirsi a seguito del danno indotto dall’herpes simplex-1 .

Infine, un’ultima forma caratteristica dell’infezione ricorrente è l’uveite: corrisponde all’ interessamento della tonaca vascolare, che spesso in questo contesto si associa ad un aumento della pressione oculare.

Lesioni da Herpes Zooster

L’occhio è il secondo distretto in ordine di frequenza, ad essere colpito dall’Herpes Zooster. Il virus si localizza a livello del ganglio di Gasser, ovvero il ganglio del nervo trigemino, da cui si dipartono una serie di fibre nervose che interessano la regione oculare, quella mascellare e infine quella mandibolare.

Le caratteristiche della lesione sono:

  • Rash cutaneo a livello dello scalpo e della fronte: si vedono una serie di vescicole erpetiche caratteristiche che si distribuiscono sulla cute, seguendo il territorio di innervazione del nervo trigemino. L’elemento più interessante da notare è che queste lesioni rientrano sempre in una metà del viso, non attraversando mai la linea mediana.
  • Palpebra superiore: nella maggior parte dei casi la lesione si ferma alla regione superficiale della palpebra superiore. L’infiammazione della palpebra viene chiamata in medicina “blefarite”.
  • Congiuntivite: si manifesta con un arrossamento dell’occhio a livello della parte bianca (in realtà si arrossa propria la congiuntiva, che è quella sottile membrana che riveste la parte bianca dell’occhio). Spesso questo tipo di lesione si associa alla presenza di piccole emorragie sulla congiuntiva.
  • Cheratite: quando lo zoster interessa la cornea, la malattia può dare seri problemi di vista al paziente. Le complicanze di questa forma, infatti, si attestano intorno al 40% dei casi.
  • Uveite: anche la regione vascolare dell’occhio può essere coinvolta nel processo patologico. Nello specifico può manifestarsi con un lieve incremento della pressione oculare, che può predisporre al glaucoma.
  • Interessamento retinico: è un quadro relativamente grave che può comportare la perdita della vista del paziente. Si manifesta con la morte delle cellule che compongono la retina (si parla infatti di necrosi retinica acuta) e pertanto si associa frequentemente al suo distacco. In ogni caso è una forma che insorge più frequentemente in pazienti che hanno un’importante depressione del sistema immunitario.

Sintomi dell’interessamento oculare

Il corteo sintomatologico tipico prevede:

  • Lacrimazione;
  • Dolore oculare;
  • Fotofobia: sensibilità spiccata nei confronti della luce, che risulta pertanto fastidiosa;
  • Visione offuscata;
  • Senso di corpo estraneo;

Segni tipici

  • Arrossamento della congiuntiva (congiuntivite);
  • Cicatrici visibili a livello della cornea;
  • Gonfiore dell’occhio colpito,
  • Ptosi palpebrale: la ptosi è quella condizione in cui la palpebra risulta abbassata rispetto alla norma. In questo contesto è la conseguenza del gonfiore della palpebra e delle regioni circostanti, che tendono a schiacciarla verso l’occhio;
  • Sensazione di puntura di spilli a livello dello scalpo o in sede peri-coculare (intorno all’occhio).

Complicanze

Alcune delle complicanze più frequenti sono:

  • Nevralgia post-erpetica;
  • Cecità;
  • Glaucoma;
  • Encefalite: per via della disseminazione del virus;
  • Distacco della retina (infrequente);
  • Sovrainfezione batterica: se l’occhio è particolarmente debilitato per via della presenza del virus, può essere più facilmente attaccabile anche da altri patogeni;
  • Cheratite neurotonica.

Diagnosi dell’infezione

La diagnosi della malattia erpetica, a prescindere dalla forma con cui si presenta, non richiede nella maggior parte dei casi il ricorso ad esami di laboratorio. Infatti si basa prevalentemente sulla visita del paziente e sulla raccolta della sua anamnesi, attraverso la quale è possibile conoscere i sintomi e le tempistiche relative alla formazione delle varie lesioni. Talvolta potrebbe essere necessario fare una diagnosi differenziale con patologie altrettanto frequenti come le manifestazioni oculari da HIV, le abrasioni corneali o per esempio le forme di cheratiti ulcerose.
L’esame obiettivo prevede l’utilizzo dell’oftalmoscopio, strumento tramite il quale è possibile indagare nel dettaglio su eventuali anomalie della parte più profonda dell’occhio. In alcuni casi, inoltre, è possibile che il medico ricorra all’utilizzo della lampada a flessura, in modo da poter caratterizzare meglio le lesioni corneali.
Quando il medico deve certificare la presenza del virus, può prelevare una serie di campioni, per esempio a livello della congiuntiva, che potranno essere valutati in laboratorio.

La diagnosi precoce è fondamentale perché consente un adeguato trattamento della patologia, limitando la sintomatologia che il paziente accusa.

Trattamento dell’infezione virale

Nella stragrande maggioranza dei casi si può ricorrere all’utilizzo di semplici pomate o colliri oftalmici che abbiano un’azione antivirale. In tal caso i farmaci più utilizzati sono:

  • Aciclovir: è una molecola antivirale, che viene usata nel caso di infezione da Herpes simplex.
  • Ganciclovir: è il farmaco utilizzato nel caso di infezione da Herpes zooster.

In base alla gravità del quadro il medico potrà proporre un trattamento sistemico, somministrando antivirali per via orale, o eventualmente utilizzare antistaminici per trattare il prurito e il gonfiore che spesso si associano all’infezione.

In alcune forme può essere utilizzato il cortisone come farmaco ausiliario, ma attenzione: il suo impiego può risultare dannoso in caso di infezione, pertanto è necessario che venga prescritto dal medico.

Infine è possibile prendere in considerazione l’intervento chirurgico nei casi in cui le cicatrici della cornea dovessero essere permanenti, riducendo quindi la capacità visiva del soggetto. Per esempio si potrebbe ricorrere ad un intervento di microchirurgia per suturare le ulcere corneali.
In ultimo, un eventuale approccio proponibile nei casi più gravi potrebbe essere il trapianto di cornea.

Rimedi naturali

Possono essere associati ai classici trattamenti farmacologici:

  • Propoli;
  • Echinacea.

Raccomandazioni

  • Durante il periodo di infezione manifesta è opportuno evitare di utilizzare le lenti a contatto, perché potrebbero aggravare il quadro patologico, creando un microclima che aiuta il virus a proliferare.
  • L’infezione erpetica è un’infezione virale, per tanto sarebbe completamente inutile assumere antibiotici per trattare la malattia, dal momento che questa classe di farmaci agisce unicamente contro i batteri.
  • Evitare il contagio: pulire sempre le mani dopo essersi toccati ed evitare di condividere gli asciugamani, i cosmetici e tutto ciò che rientri nell’igiene personale.

Fonti:
Manuale di oftalmologia, Minerva Medica
Manuale di dermatologia medica, Fabbri