orzaiolo

Come curare l’orzaiolo. I rimedi naturali funzionano?

Cristina Leone occhi 1 Comment

Orzaiolo: che cos’è

L’orzaiolo (dal latino hordeolum = orzo, per la sua somiglianza a un chicco d’orzo) è un piccolo nodulo, infiammato e dolente, localizzato a livello del margine palpebrale.

Simile a un piccolo brufolo, di consistenza solitamente molle, l’orzaiolo è dovuto alla suppurazione di un follicolo pilifero alla base delle ciglia, il cui agente etiologico è nella maggior parte dei casi lo stafilococco.

È possibile riconoscere due tipologie di orzaiolo: esterno e interno. Nella maggior parte dei casi l’orzaiolo è esterno e la lesione si presenta come un foruncolo superficiale e di piccole dimensioni, causato da una ostruzione di un follicolo ciliare e della ghiandola ad esso annessa (ghiandola di Zeiss).
Se l’infiammazione interessa invece le ghiandole ciliari più profonde (ghiandole di Meibomio), si parla di orzaiolo interno. Quest’ultimo è più raro e può evolvere in una forma cronica nota con il nome di calazio.
L’orzaiolo esterno si estrinseca sempre dalla parte cutanea delle palpebre, mentre quello interno sia dal lato congiuntivale che da quello palpebrale.

Sebbene si tratti di un’affezione non grave, l’orzaiolo può risultare estremamente fastidioso per chi ne è colpito. Fortunatamente, nella stragrande maggioranza dei casi, tende a scomparire nell’arco di pochi giorni, spontaneamente o con l’ausilio di antibiotici locali.

Orzaiolo: quali sono le cause

Come già detto, l’orzaiolo è la conseguenza dell’infezione e dell’infiammazione di piccole ghiandole sebacee poste sul margine ciliare. La causa dell’infiammazione può essere ricercata innanzitutto nella scarsa igiene: una pelle poco detersa è infatti più soggetta alle infezioni batteriche.

Un’altra causa è la blefarite, un’infiammazione cronica del margine ciliare di solito causata da un’eccessiva produzione di sebo. È stato infatti osservato che soggetti affetti da blefarite seborroica sono maggiormente predisposti alla formazione di orzaioli e calazi. L’eccesso di sebo può infatti causare l’ostruzione delle ghiandole ciliari, che diventano così l’ambiente ideale per la proliferazione dei batteri.

Talvolta tutti questi processi possono venire esacerbati da vento e freddo, che possono determinare un abbassamento delle difese immunitarie favorevole allo scatenamento dell’infiammazione.

Orzaiolo: sintomi

Irritazione, senso di peso e dolore sono spesso i segni con cui si manifesta il disturbo. Dopo non più di ventiquattro ore, la parte colpita dall’infezione si delimita e assume l’aspetto tipico dell’orzaiolo: una formazione tondeggiante della grandezza di un chicco d’orzo con al centro un puntino giallastro (dovuto alla presenza di pus). In genere, quando l’orzaiolo è giunto a maturazione, il pus fuoriesce spontaneamente.

Talvolta l’orzaiolo può evolvere in una forma cronica di tipo granulomatoso che prende il nome di calazio. Il calazio è una piccola cisti causata da un ristagno della secrezione a livello della ghiandola di Meibomio (una ghiandola escretoria situata nella parte tarsale della palpebra che ha il compito di secernere lo strato lipidico del film lacrimale, la cui funzione è quella di difesa dell’epitelio corneale, di controllo dell’evaporazione dello strato acquoso delle lacrime e di mantenimento del corretto livello di idratazione della cornea). Questa formazione ha le dimensioni di un orzaiolo, ma non ne possiede i caratteri d’infiammazione acuta. Il calazio tende infatti ad assumere l’aspetto di un piccolo nodulo non doloroso ma sensibile alla pressione.

Riassumendo, i sintomi possono includere:

  • gonfiore
  • rossore
  • senso di pesantezza all’occhio
  • dolore (assai vivo alla pressione)
  • sensazione di corpo estraneo nell’occhio
  • presenza di pus
  • prurito
  • bruciore
  • lacrimazione
  • tumefazione della palpebra
  • sensibilità alla luce

Come curare l’orzaiolo

Il trattamento prevede in genere l’applicazione di impacchi caldi e l’utilizzo di pomate oftalmiche o colliri antibiotici (es. Pensulvit o Tobradex) per evitare una propagazione dell’infezione. Utile al processo di guarigione può essere anche un’attenta igiene dei margini palpebrali, da effettuarsi 1-2 volte al giorno con detergenti neutri.
Nel caso del calazio, il trattamento consiste essenzialmente nella rimozione chirurgica. Questo tipo di trattamento è però perlopiù consigliato in caso di calazi di grandi dimensioni o nel caso in cui il calazio provochi fastidi anche dopo la scomparsa dell’infiammazione. La procedura è semplice: l’ intervento viene di solito effettuato in regime ambulatoriale e consiste in una piccola incisione all’interno della palpebra, dopo avere effettuato un’anestesia locale, e nella rimozione del calazio. L’operazione viene eseguita in pochi minuti ed è totalmente indolore. Nelle ore successive all’intervento, il paziente può accusare qualche lieve fastidio come dolore, bruciore, sensazione di corpo estraneo nell’occhio e gonfiore; in ogni caso, si tratta di fastidi assolutamente gestibili, che tendono a scomparire rapidamente.

Cosa fare per prevenire l’orzaiolo

Un’accurata igiene quotidiana delle palpebre eseguita con detergenti delicati è la migliore prevenzione contro la comparsa non solo di orzaioli e calazi ma di qualsiasi infezione oculare.
Un’attenta pulizia degli occhi è, inoltre, fondamentale se si fa uso di cosmetici quali mascara, ombretti e matite per gli occhi. Struccarsi e detergere bene il viso la sera prima di andare a dormire, per quanto noioso, è infatti necessario per liberare la pelle dai residui di trucco, che possono causare un’ostruzione dei pori con conseguente irritazione delle palpebre. Anche l’uso di cosmetici vecchi o scaduti può essere dannoso. Se si soffre frequentemente di orzaiolo è bene poi evitare di utilizzare prodotti cosmetici troppo occlusivi e oleosi ma preferire prodotti naturali come ombretti e correttori a base di minerali.

Prima di toccare gli occhi, è buona abitudine lavare sempre e accuratamente le mani. Se si fa uso di lenti a contatto, è indispensabile anche disinfettare adeguatamente le lenti, sia prima dell’applicazione che dopo la rimozione.

Se a essere colpiti dall’orzaiolo sono i bambini, è fondamentale un attento monitoraggio da parte dei genitori affinché il bambino non si porti le dita negli occhi. I bambini, ancor più degli adulti, sono infatti esposti al pericolo di contrarre l’orzaiolo sia per la tendenza a  strofinarsi spesso gli occhi con le manine sporche sia per l’aumentata suscettibilità alle infezioni.

Orzaiolo: rimedi naturali

Quando si parla di trattamento dell’orzaiolo la tendenza è quella di sostituire i tradizionali antibiotici per uso oftalmico con i cosiddetti “rimedi della nonna”. In alcuni casi, questi rimedi naturali possono effettivamente rivelarsi efficaci, tuttavia, il consiglio è di recarsi comunque da un medico per la scelta della terapia più adatta. Esistono infatti orzaioli più resistenti o più estesi che possono rivelarsi refrattari a questo tipo di trattamenti e necessitano invece di terapia antibiotica.
Tra i rimedi naturali più consigliati si trovano di solito gli impacchi caldi a base di camomilla o di malva, erbe note per le loro proprietà antinfiammatorie e decongestionanti. Per preparare il medicamento è sufficiente portare a ebollizione dell’acqua e versare non più di un cucchiaio di prodotto per litro d’acqua. Il preparato deve essere poi applicato sulla lesione con un batuffolo di cotone o una garza sterile monouso per almeno cinque minuti. Prima di procedere con l’applicazione si raccomanda di attendere che il preparato si sia un po’ raffreddato: l’impacco va infatti applicato quando la temperatura è appena tiepida, comunque tale da non determinare fastidio né dolore. Il tepore aiuterà così la fuoriuscita del siero infetto. È opportuno ripetere l’impacco più volte al giorno, per almeno un paio di giorni.

Orzaiolo: consigli

In caso di orzaiolo, per evitare un peggioramento dei sintomi, può essere utile tenere a mente alcune raccomandazioni.

  • Non spremere mai un orzaiolo o un calazio
  • Evitare gli impacchi con infusi di erbe in caso di allergie
  • Non toccare gli occhi prima di aver lavato le mani
  • Effettuare un’accurata igiene degli occhi, con particolare attenzione ai margini ciliari
  • Non usare asciugamani in comune con altri (trattandosi di un’infezione batterica, è opportuno infatti utilizzare biancheria da bagno personale)
  • In caso di attività all’aperto, può essere d’aiuto utilizzare delle lenti protettive per tutto il periodo dell’infiammazione acuta
  • Evitare l’uso di trucchi e di lenti a contatto fino a completa guarigione

Se dopo tre giorni di automedicazioni non si assiste a un miglioramento, si raccomanda comunque di recarsi dal proprio medico per un consulto.

Fonti:

R. Frezzotti – R. Guerra, Oftalmologia essenziale

 

 

 

Cristina Leone

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