Cos’è l’episclerite?

Alessandra Sorano occhi

L’episclerite è un’infiammazione dello strato più superficiale della sclera presente a livello oculare. Il suffiso –ite fa riferimento a un generico quadro infiammatorio, non esplicitando di fatti la causa che ne è alla base. L’episclerite deve essere differenziata dalla sclerite, in quanto nel primo caso viene interessata solo una membra superficiale; nel secondo caso, invece, il quadro patologico si rileva più in profondità, a livello di quella che viene propriamente chiamata sclera.

In termini epidemiologici si tratta di un quadro che insorge preferenzialmente nel soggetto adulto, con un picco oltre i 30 anni di età (il range tipico va dai 30 ai 50 anni), e che tende a manifestarsi con maggiore frequenza nel genere femminile.
L’episclerite è una malattia benigna, che non lascia sequele irreversibili, ma che spesso tende a ripresentarsi più volte nel corso della vita.

Cos’è la sclera?

La sclera è la membrana più resistente che possa essere descritta a livello oculare. Nello specifico essa è definita come una membrana fibrosa, poiché è composta da tralci di connettivo denso strettamente intrecciati tra di loro. Per certi versi può essere intesa come un “guscio” di protezione per l’occhio, perché delimita tutta una serie di strutture interne che risultano vitali per la stessa strutturale oculare.
Nel dettaglio, vediamo come anteriormente la sclera sia disposta in modo da circondare la cornea; mentre posteriormente si continua fino a dare passaggio al nervo ottico.
Visivamente corrisponde alla parte bianca dell’organo che apparentemente è a diretto contatto con l’ambiente esterno; ma che in realtà è rivestita da una membrana protettiva incolore, che prende il nome di congiuntiva.
Un ultimo cenno strutturale riguarda la distinzione che può essere fatta tra la sclera e l’episclera.
Quest’ultima è una membrana che sta sopra la sclera, e che aderisce così intimamente a essa, che spesso ne viene considerata parte integrante. Inoltre, da un punto di vista strutturale, rispetto alla sclera, l’episclera contiene una maggior quantità di fibre elastiche nel contesto di un tessuto più lasso.

Nell’occhio possiamo identificare tre diverse tonache, ciascuna dotata di caratteristiche a se stanti che ne spiegano la funzione.
Procedendo dall’esterno verso l’interno, le tre tonache sono:

  • Tonaca fibrosa: questo strato è in assoluto il più esterno e viene chiamato fibroso, proprio perché contiene una serie di strutture che ha come componente fondamentale il collagene. Nel dettaglio fanno parte di questa tonaca la sclera e la cornea, la cui funzione è quella di deviare i raggi luminosi in ingresso nell’occhio e farli convergere adeguatamente a livello del retrostante cristallino.
  • Tonaca vascolare o uvea: è lo strato intermedio, ed è costituito dall’insieme di strutture vascolari che irrorano il distretto oculare. In ordine ritroviamo: la coroide, l’iride e i corpi ciliari (deputati alla produzione di umore acqueo e responsabili dei movimenti di accomodazione del cristallino).
  • Tonaca nervosa (include la retina): è la regione più nobile dell’occhio, perché a questo livello sono presenti i cosiddetti fotorecettori, ovvero i coni e i bastoncelli. Si tratta di componenti che hanno la funzione di convertire l’informazione luminosa proveniente dall’ambiente esterno in informazione elettrica, comprensibile per i neuroni del nostro cervello.

Cause dell’episclerite

Nella maggior parte dei casi l’episclerite insorge senza che sia possibile rilevare una causa specifica che ne sia all’origine. Per tale motivo, infatti, si ricorre alla denominazione di forme “idiopatiche” (da causa non nota).
Ad oggi soltanto in un caso su tre è possibile identificare la causa scatenante.
Esempi di malattie tipicamente associate all’episclerite sono:

  • Connettivopatie: lupus eritematoso sistemico (LES), artrite reumatoide, sclerodermia. E’ interessante notare come spesso l’episclerite sia il sintomo di esordio di alcune patologie del connettivo. Ciò richiederà specifici approfondimenti diagnostici;
  • Vasculiti (malattie infiammatorie che interessano i vasi sanguigni): Granulomatosi di Wegener, poliartrite nodosa;
  • Allergie;
  • Gotta e iperuricemia;
  • Malattie infiammatorie intestinali, come il Morbo di Chron o la rettocolite ulcerosa;
  • Malattie infettive: è estremamente raro che il rossore della sclera derivi da un quadro di natura infettiva.

Episclerite semplice

L’episclerite semplice corrisponde aa un quadro patologico a carattere recidivante (tende a ripresentarsi più volte nel tempo, nonostante si riesca a risolvere il singolo attacco acuto), associato a un dolore modesto e ad un durata media di una settimana/dieci giorni.
E’ una forma che si presenta o con un rossore localizzato in un settore dell’occhio o diffuso.

Episclerite nodulare

Talvolta capita che si formi un vero e proprio noduletto rilevato che interessa una singola regione dell’occhio. Questa escrescenza può apparire traslucida e gonfia (edematosa). Spesso la forma nodulare si autolimita, ma l’attacco acuto tende a durare di più di quello della forma semplice.

Sintomi e segni dell’episclerite

Il quadro sintomatologico cambia da caso a caso e da paziente a paziente. Ciononostante è possibile fare una valutazione generale per identificare i sintomi più comuni che vengono accusati dai pazienti affetti da episclerite:

  • Dolore oculare: questo è un sintomo caratteristico, perché non è presente nella semplice congiuntivite;
  • Lacrimazione.

I segni tipici, invece, sono:

  • Rossore localizzato/diffuso, spesso a livello del settore temporale dell’occhio;
  • Assenza di secrezioni specifiche.

Tra i fattori da evidenziare, abbiamo che:

  • Il dolore che il paziente prova nel caso di episclerite è più moderato e meno intenso rispetto a quello che accusa nel caso di sclerite;
  • Nell’episclerite non vi è generalmente fotofobia (maggiore sensibilità alla luce, che provoca appunto fastidio); mentre può esserci nel caso di sclerite vera e propria;
  • Non vi è alterazione del visus.

Complicanze dell’episclerite

In alcune occasioni considerate nel complesso abbastanza rare, accade che l’infiammazione provochi un assottigliamento progressivo della sclera (condizione nota con il nome di sclero-malacia) che diventa un punto di debolezza per la struttura. Ciò comporta la perforazione della sclera con conseguente protusione dei tessuti sottostanti.

Diagnosi differenziale con la congiuntive

Dal momento che la congiuntiva risulta sovrapposta alla sclera, è necessario identificare degli elementi sulla base dei quali differenziare una patologia che colpisce la congiuntiva, da quella che, invece, colpisce la sclera.
Un primo elemento suggestivo di sclerite/episclerite è la settorialità della lesione; in altre parole, mentre la congiuntivite si presente in maniera diffusa; la patologia della sclera si limita nella maggior parte dei casi ad una singola regione dell’occhio, che spesso, per altro, coincide con quella temporale (quindi quella più esterna dell’occhio, in direzione appunto dell’osso temporale).

Un approccio pratico che invece potrebbe essere altamente indicativo di sclerite/episclerite è la possibilità di evidenziare le caratteristiche dei vasi. Innanzitutto sono vasi che appaiono più rilevati ed evidenti perché vi è in corso un processo infiammatorio (ma questo si verifica tanto nella congiuntivite, quanto nell’episclerite); ma cos’è che ci indirizza veramente verso la diagnosi?
Nell’episclerite i vasi hanno un decorso lineare, che si riesce in linea di massima a seguire; nella congiuntivite, invece, quasi non riusciamo a distinguere il percorso del singolo vaso, perché si ha un rossore generalizzato.

L’ultimo fattore che risulta utile per questa diagnosi differenziale, è l’utilizzo di una leggera anestesia sull’occhio, in modo da poter toccare con un bastoncino di cellulosa (per esempio) la congiuntiva. Se muovendola, i vasi che vediamo più congesti rimango fissi, evidentemente si tratta di una lesione più profonda, che interessa quindi la sclera.
Infine, quando questi vasi rilevati appaiono di colore più intenso, simil color vinaccio e il quadro di rossore appare più grave, con estrema probabilità si tratta di una sclerite (con interessamento della tonaca fibrosa dell’occhio ancora più in profondità).

Diagnosi dell’episclerite

La diagnosi di episclerite generalmente viene posta dal medico oculista. Questa figura professionale si avvarrà di una serie di test che sono volti a identificare le caratteristiche specifiche del quadro di episclerite.
Il primo approccio come sempre prevede un colloquio con il paziente (anamnesi) e un successivo esame fisico, che consente al medico di rendersi conto di quale sia la modalità di presentazione della malattia in esame.

Un esame utile per la differenziazione tra una forma di sclerite e quella di episclerite prevede l’utilizzo della fenilefrina, sostanza simile ad una catecolamina, utilizzata come decongestionante. Se dopo averla iniettata, vi è una riduzione del rossore dei vasi che fino a un momento prima apparivano congesti, allora si tratta di un’episclerite; se dopo la somministrazione del farmaco, invece, i vasi non modificano le proprie caratteristiche è un quadro di sclerite, con interessamento, quindi, dei vasi più profondi.

Infine, sarà compito del medico quello di ricercare eventuali segni nel corpo del paziente che possano essere utili per sospettare una malattia sistemica, come ad esempio una connetivopatia.

Trattamento dell’episclerite

Nella maggior parte dei casi l’episclerite è una malattia che tende ad auto-limitarsi; ciò significa che regredisce spontaneamente, senza quindi l’ausilio di farmaci.
Il trattamento, però, può prevedere l’utilizzo di lacrime artificiali o per esempio colliri contenenti corticosteroidi, il cui scopo è quello di alleviare la sintomatologia dolorosa e al contempo ridurre la durata dell’episodio acuto.

Fonti: Dizionario medico, Uses Edizioni Scientifiche;
Medicina interna sistematica, C. Rugarli;
Manuale di oftalmologia, Minerva Medica