Congiuntivite virale: quanto dura? Sintomi e rimedi

Alessandra Sorano occhi

La congiuntivite virale è una condizione patologica frequente nell’ambito della popolazione generale, che si caratterizza per un’eziologia virale e un quadro infiammatorio di entità e durata variabili. Si stima che circa l’80% delle congiuntiviti del paziente adulto sia di natura virale, e nella stragrande maggior parte dei casi si tratta di un’infiammazione causata dall’infezione da Adenovirus.

Cos’è la congiuntivite virale?

Due fattori che contraddistinguono la congiuntivite su base virale sono: innanzitutto il fatto che si associa a ceppi virali con elevata virulenza (elevata capacità di dare malattia), e in secondo luogo, che ha estrema contagiosità. Non a caso, infatti, spesso, si ricorreva alla denominazione di “congiuntivite delle caserme”, perché il fatto che un singolo individuo contraesse l’infezione, presupponeva che nel giro di qualche giorno si verificasse una vera e propria epidemia!
Un’altra peculiarità della malattia virale a livello oculare è che tende ad essere autolimitante; ciò significa che non sarebbe necessario (ad eccezione di alcuni casi selezionati) ricorrere all’utilizzo di farmaci per trattarla, anche se nella maggior parte dei casi si finisce sempre con l’assumere colliri o unguenti, per limitare la sintomatologia fastidiosa con cui la congiuntivite si presenta.

Com’è fatta la congiuntiva?

La congiuntiva è una membrana di rivestimento, che riscontriamo a livello oculare in due punti:

  • Congiuntiva tarsale (palpebrale): in cui la congiuntiva riveste lo strato superficiale della parte interna delle palpebre;
  • Congiuntiva bulbare: così definita in quanto si ritrova a livello del bulbo oculare, al di sopra della sclera, che a sua volta rappresenta la tipica parte bianca dell’occhio.

La congiuntiva viene definita come la “tonsilla dell’occhio” in quanto è una sede altamente reattiva che tende a reagire non solo quando vi è un insulto diretto a livello dell’occhio (vedi per esempio nell’infezione virale, in cui il patogeno aggredisce strutturalmente l’organo); ma anche nel momento in cui vi è un danno indiretto.
I tre fattori caratteristici che ci indirizzano verso la diagnosi di congiuntivite sono:

  • Totale assenza di dolore: il paziente accusa un fastidio generalizzato che è da riferirsi più che altro al gonfiore, al prurito o per esempio alla sensazione di corpo estraneo nell’occhio; mai, però, si potrà parlare di una sensazione dolorosa vera e propria;
  • Visione mantenuta: in altri termini non vi è alcuna alterazione del visus. Il paziente può riferire un senso di offuscamento della vista dovuto primariamente alla presenza di un forte edema (gonfiore) o all’eccesso di lacrime che vengono prodotte; ma non vi è effettivamente un danno a livello delle componenti dell’occhio deputate alla vista;
  • Decorso medio di due settimane: la malattia virale oculare, in particolar modo tende a risolversi autonomamente nell’arco di quindici/venti giorni. Ciononostante bisogna sempre considerare eventuali forme virali a carattere recidivante (cioè che si ripresentano diverse volte) o tendenti alla cronicizzazione.

Principali virus coinvolti

  • Adenovirus: si tratta di virus che frequentemente colpisce le vie respiratorie; è spesso causa di faringiti o in alcune condizioni specifiche di polmoniti. Inoltre possono essere associati a gastroenteriti e affezioni patologiche delle basse vie urinarie.
  • Herpes simplex: è un virus che si associa alla tipica vescicola in sede labiale o nella mucosa genitale;
  • Herpes zooster: è causa di una malattia esantematica, ovvero la varicella. Inoltre è il responsabile del cosiddetto Fuoco di Sant’Antonio e delle nevralgie post-erpetiche;
  • Mollusco contagioso: è una condizione clinica frequente a livello di cute e mucose. Tipicamente si associa ad un’infezione da Poxvirus e si presenta con una serie di piccole papule in rilievo; tale forma virale è estremamente contagiosa e viene inclusa nelle forme a carattere cronico di congiuntivite virale;
  • Picornavirus: sono dei virus che appartengono alla famiglia delle Picornaviridae. Membri di questo gruppo sono sia i rinovirus (così chiamati perché hanno una localizzazione tipica a livello della mucosa del naso); sia gli enterovirus (così definiti perché privilegiano le vie intestinali).

Classificazione delle congiuntiviti virali

Un parametro che può essere preso in considerazione per classificare le congiuntiviti virali è l’andamento dell’infezione nel tempo. Nel dettaglio, infatti, si distinguono due forme:

  • Congiuntiviti acute: vengono così definite in quanto durano meno di quattro settimane. Le forme che classicamente hanno un andamento così limitato nel tempo sono quelle da Adenovirus o anche quelle da Herpes virus;
  • Congiuntiviti croniche: rientrano in questa categoria tutte le forme di congiuntiviti (non solo virali) che hanno una durata maggiore di quattro settimane (un mese all’incirca). Si tratta di forme più complesse, ma fortunatamente più rare, tra le quali possiamo annoverare le forme da mollusco contagioso.

Caratteri principali delle congiuntiviti virali

Uno degli elementi più tipici è che nella maggior parte dei casi è possibile rilevare un’anamnesi positiva per recenti infezioni delle vie aeree superiori. Il paziente che è affetto da un’infezione oculare su base virale, spesso, infatti, ha appena avuto un raffreddore.
Un’altra caratteristica significativa riguarda l’estrema contagiosità della patologia: ciò ci induce a non dover sottovalutare la possibilità di trasmissione dell’infezione. E’ opportuno in tal senso salvaguardare l’igiene delle proprie mani ed evitare tutte quelle azioni che possano predisporre ad una diffusione dell’agente patogeno.

Per quanto riguarda, invece, la modalità di presentazione del quadro infettivo a livello oculare, si può fare riferimento ad alcuni punti cardine:

  • Esordio monolaterale: inizialmente a essere colpito è soltanto uno dei due occhi; mentre nel giro di 4/5 giorni è abbastanza frequente che vi sia un interessamento anche dell’altro occhio;
  • Infezione autolimitantesi: il quadro infettivo tende a risolversi autonomamente, quindi senza la necessità di trattare la malattia farmacologicamente.
  • Tempi di guarigione variabili: i tempi di guarigione dipendono da numerosissimi fattori. Innanzitutto bisogna considerare l’entità del quadro e l’efficacia della risposta immunitaria del paziente. Un altro elemento da prendere in esame è il tipo di virus coinvolto e il suo grado di virulenza (cioè di infettività); e infine, anche la condotta del paziente può essere un fattore discriminante nella tempistica di risoluzione del quadro.

Come si contagia?

Il contagio può essere:

  • Diretto: avviene attraverso il contatto diretto con una lesione infettiva (per esempio contatto con una vescicola erpetica, o scambio attraverso la saliva);
  • Indiretto: raramente può avvenire attraverso la contaminazione di acque (per esempio la piscina), o attraverso l’utilizzo di mezzi/prodotti condivisi (trucchi, tovaglie, etc.)

Segni e sintomi tipici

Il quadro può variare in base al tipo di virus che ha indotto la congiuntivite; ma in linea di massima è possibile identificare dei segni/sintomi tipici delle forme virali.
Tra essi ricordiamo:

  • Arrossamento della congiuntiva (in gergo si parla d’iperemia);
  • Bruciore oculare;
  • Senso di corpo estraneo nell’occhio;
  • Aumento della lacrimazione: generalmente si parla di secrezioni acquose, anche se talvolta si possono rilevare anche secrezioni mucose;
  • Chemosi (gonfiore della congiuntiva);
  • Prurito: meno intenso di quello che sperimenta il paziente allergico;
  • Visione offuscata: è un sintomo che deve essere riferito all’eccesso di lacrime prodotte, e al contempo alla presenza di gonfiore;
  • Papille: sono il frutto dell’ipertrofia della congiuntiva (fenomeno dovuto allo stimolo infiammatorio protratto) e si localizzano prevalentemente a livello della congiuntiva palpebrale;
  • Follicoli: corrispondono alle aeree in cui si attivano i globuli bianchi; appaiono come macchie biancastre presenti nella congiuntiva palpebrale inferiore;
  • Linfonodo preauricolare (dietro l’orecchio) palpabile: è un elemento caratteristico dell’infezione da adenovirus. Spesso il paziente accusa un vago senso di dolenzia a questo livello;
  • Emorragie puntiformi: in particolar modo nel caso di un’infezione da Adenovirus si verifica la rottura di piccoli capillari sia nella congiuntiva bulbare che in quella palpebrale, visibili come piccole emorragie. E’ un segno tipico della forma da Adenovirus, perché questo patogeno ha tossicità selettiva nei confronti dei vasi;
  • Cheratite: o in altre parole “infiammazione della cornea”. Si manifesta in alcuni casi, in occasione di un’infezione da Herpes virus o da Adenovirus.

Infezione da Adenovirus

Si tratta del quadro in assoluto più frequente, che tende a risolversi spontaneamente nell’arco di quindici giorni. Talvolta, però può accadere che il paziente accusi sintomi “anomali”, tra i quali citiamo:

  • Sensazione persistente e duratura di corpo estraneo;
  • Visione leggermente alterata;
  • Fotofobia: senso di fastidio provocato dalla luce.

Questi sintomi possono essere ricondotti a una possibile complicanza della congiuntivite virale da Adenovirus, ovvero può capitare che il patogeno modifichi la struttura del collagene presente nella cornea, inducendo l’attivazione del sistema immunitario; il quale non riconoscendo questa molecola alterata la attacca e produce contro di essa degli anticorpi. Si formano dei complessi che precipitando sulla parte più superficiale della cornea, diventano visibili sotto forma di macchie biancastre caratteristiche. Questo quadro clinico prende il nome di “cheratopatia puntata” e può manifestarsi sia in corso di congiuntivite, sia quando si esaurisce la forma acuta. Si tratta di una condizione fastidiosa perché può protrarsi anche per un intero anno, non solo con i sintomi prima descritti, ma anche con un abbassamento dell’acuità visiva.

Congiuntivite erpetica

Per quanto riguarda l’infezione da Herpes simplex, vediamo come l’HSV-1 colpisca più frequentemente gli adulti, mentre l’HSV-2 interri prevalentemente i bambini.
L’infezione può presentare due caratteri aggiuntivi rispetto a quelli classici di qualsiasi forma virale, e cioè:

  • Papule arrossate a livello palpebrale: queste possono anche evolvere in vere e proprie ulcere, stimolando una sensazione dolorosa;
  • Vescicolette erpetiche tipiche presenti sul margine palpebrale.

L’infezione da Herpes zooster, invece, è più frequente nei pazienti immunodepressi o in chi ha una riattivazione del virus latente, dopo la forma primaria della malattia che è la varicella.
Anche in questo caso oltre ai sintomi classici possiamo includere:

  • Febbre, malessere generale, nausea;
  • Bolle evidenti a livello della pelle che riveste esternamente le palpebre.

Quanto dura l’infezione?

L’infezione virale tende a risolversi nel giro di una ventina di giorni. E’ possibile definire un periodo di incubazione variabile in base al tipo di virus: in media questo si attesta intorno ai 4/5 giorni. E’ importante sottolineare che il virus può diffondersi anche quando si è nel periodo di malattia non manifesta.

Differenziale con le forme batteriche

I sintomi delle forme batteriche sono spesso simili a quelli delle forme virali, ma vi sono degli elementi che possono indirizzare la diagnosi. Tra questi vi è l’analisi delle secrezioni: nelle forme batteriche queste sono francamente purulente e sono tipicamente appiccicose. Inoltre l’infezione batterica va curata mediante l’utilizzo di antibiotici.

Diagnosi e trattamento

La diagnosi della malattia oculare virale deve essere fatta da un’oculista e prevede due fasi: la raccolta dell’anamnesi e la visita vera e proprio dell’occhio del paziente. Spesso la malattia si presenta con sintomi non specifici, per cui sarà fondamentale conoscere e saper differenziare le diverse forme di congiuntiviti, in primis quella batteriche rispetto a quelle virali.

Per quanto riguarda il trattamento, invece, di norma si dovrebbe evitare di prescrivere farmaci prima dei 10-15 giorni, proprio perché come già detto, si tratta di un quadro che può risolversi spontaneamente. Nella pratica clinica, però, è sempre più frequente il ricorso a farmaci che possano, se non curare, quanto meno alleviare la sintomatologia riferita dal paziente.
Nel dettaglio si possono utilizzare:

  • FANS: sotto forma di colliri, come per esempio l’indometacina collirio;
  • Lacrime artificiali: servono per lubrificare gli occhi, creando una sorta di pellicola protettiva che dia la sensazione di freschezza, sedando la percezione di bruciore;
  • Impacchi di acqua fredda: le basse temperature attenuano i sintomi dell’infiammazione. E’ importante utilizzare garze monouso.

Precauzioni e rimedi

  • Lavare adeguatamente le mani;
  • Non strofinarsi gli occhi;
  • Non condividere cosmetici o tovaglie ( si precisa, inoltre, che non si dovrebbero riutilizzare gli stessi cosmetici che sono stati usati durante il periodo di infezione);
  • Non usare le lenti a contatto nella fase di infiammazione: peggiorano la sintomatologia e aggravano l’infiammazione;
  • Non utilizzare antibiotici: questi farmaci sono mirati nei confronti di un’infezione batterica, per cui risultato totalmente inutili, se non addirittura lesivi nel caso di una qualsiasi infezione virale;
  • Non coprire l’occhio: tappare gli occhi non fa altro che peggiorare il quadro perché causa un aumento della temperatura locale e di fatto stimola la proliferazione virale;
  • Non utilizzare cortisonici se non prescritti: il cortisone riduce l’attivazione del sistema immunitario, per cui potrebbe rallentare la guarigione e indurre una maggiore difficoltà del nostro organismo a combatterla;
  • Impacchi di acqua fresca; camomilla o eufrasia.

Fonti: Manuale di oftalmologia, Minerva Medica;

Dizionario medico, Uses Edizioni Scientifiche.

Alessandra Sorano