Congiuntivite nei bambini: sintomi e rimedi

Alessandra Sorano occhi

La congiuntivite è una patologia infiammatoria della congiuntiva dell’occhio. E’ un disturbo particolarmente frequente nell’ambito della popolazione generale, che non conosce età: può presentarsi in qualsiasi momento della vita, dalla fase neonatale all’epoca senile. I bambini in particolar modo sono più soggetti a questa patologia, sia perché nell’infanzia è più probabile che si manifestino disturbi di natura allergica, sia perché i più piccoli non controllano la propria igiene e quindi è più facile che si stropiccino gli occhi con le mani sporche o che diffondano germi tra coetanei.

Le cause che possono scatenare l’insorgenza di questo quadro clinico  nel bambino sono molteplici e includono sia cause infettive, per esempio batteriche o virali, sia cause correlate a stimoli irritativi, sia cause di natura allergica che agiscono nei casi in cui siano particolari predisposizioni genetiche.
L’infiammazione a livello della congiuntiva dell’occhio ha dei connotati specifici che ci consentono di riconoscerla e diagnosticarla con estrema facilità; nella maggior parte dei casi si tratta di un disturbo che tende ad autolimitarsi e che non è considerato grave. Ciononostante è importante non sottovalutare il problema, soprattutto quando si presenta in maniera ricorrente o con attacchi duraturi, e rivolgersi sempre al proprio pediatra di fiducia.

Cause della congiuntivite nel bambino

Le cause che più comunemente si associano alla congiuntivite del bambino sono essenzialmente quattro:

  • Cause di natura infettiva: correlate a infezioni virali o batteriche. Nel primo caso si tratta di forme che spesso si presentano in occasione di un raffreddore o di un’infiammazione delle alte vie aeree (tonsilliti, faringiti, etc.) e non richiedono, a meno di condizioni particolari, un trattamento farmacologico specifico. Al massimo si può intervenire tramite la somministrazione di lacrime artificiali che possono dare un certo senso di benessere oculare, placando i sintomi della congiuntivite. Nel caso di una forma batterica, invece, l’infiammazione tende a durare qualche giorno in più e necessita il più delle volte di un supporto antibiotico, che spesso viene proposto sotto forma di collirio.
  • Cause di natura allergica: negli anni è cambiata l’incidenza delle forme allergiche perché mentre prima si parlava di forme per lo più primaverili (le cosiddette vernal), quindi associate alle variazioni climatiche delle stagioni; oggi, invece, si evidenziano sempre più casi “prematuri” (tipici dei bambini, appunto) e indipendenti dal periodo dell’anno in cui ci si trova. Probabilmente questo ribaltamento delle casistiche deriva dalla maggiore presenza di agenti inquinanti e irritativi a livello ambientale, e dalla progressiva “sterilizzazione” dell’ambiente in cui viviamo (fattore responsabile dell’aumento del numero di soggetti allergici nella popolazione).
    Il bambino che manifesta frequenti attacchi di congiuntivite allergica è un paziente che ha una predisposizione genetica che lo rende più suscettibile nei confronti di stimoli esterni innocui. Tali stimoli, infatti, non risultano nocivi per il resto della popolazione (che non ha appunto tale fattore di predisposizione). Lo stesso bambino allergico avrà in genere una serie di manifestazioni tipiche quali la rinite allergica, la sinusite, etc.
  • Cause irritative: esistono diversi fattori irritativi; tra questi possiamo annoverare il contatto con sostanze chimiche o per esempio la penetrazione di corpi estranei. E’ una delle cause più tipiche dell’infanzia, perché il bambino tende a strofinarsi gli occhi con le mani sporche, esponendosi ad un continuo rischio di irritazione;
  • “Occhio lacrimoso”: nel neonato si rileva una condizione frequente che è quella in cui il bimbo ha un ristagno di lacrime nell’occhio, che lo espongono a sviluppare ripetutamente infiammazioni a livello della congiuntiva. Ciò è dovuto all’incompleta perforazione del canale lacrimale. Ognuno di noi, infatti, nasce con un condotto lacrimale chiuso da una membranella, che durante lo sviluppo poi si perfora consentendo alle lacrime di essere indirizzate verso la cavità nasale. In alcuni bambini può accadere che questa apertura non si crei, causando un accumulo di lacrime che rimangono intrappolate nell’occhio. In genere si tratta di un disturbo che si risolve entro il primo anno di vita; lì dove così non dovesse essere, vi è la necessità di intervenire o chirurgicamente o attraverso continue stimolazioni tramite massaggi del dotto lacrimale.

Come si presenta la congiuntivite nel bambino?

Il quadro clinico varia in base al tipo di causa che ha scatenato l’insorgenza della patologia oculare, ma in linea di massima è possibile riconoscere degli elementi comuni a qualsiasi forma di congiuntivite.
Tra questi troviamo:

  • Arrossamento oculare: i vasi sanguigni appaiono congesti e pertanto diventano più rilevati e visibili sotto forma di un rossore diffuso. La peculiarità di questo arrossamento generalizzato è che non ci consente di delineare il percorso dei singoli vasi, perché questi sono aggrovigliati e non distinguibili gli uni dagli altri. (Per completezza d’informazioni, in gergo medico si parla di “iperemia oculare”);
  • Bruciore;
  • Sensazione di corpo estraneo nell’occhio: questo sintomo porterà il bambino a sfregarsi ripetutamente l’occhio aggravando il quadro, sia perché lo farà con le mani sporche, sia perché irriterà ulteriormente la congiuntiva;
  • Presenza di secrezioni: queste possono differenti in base alla causa scatenante. Possono esserci secrezioni purulente, associate per lo più ad infezioni di natura batterica; secrezioni acquose o mucose, come spesso accade nelle forme virali o allergiche, etc.
  • Prurito: questo è un sintomo altamente variabile. Nelle forme allergiche, infatti, si tratta di un prurito molto intenso; mentre nelle varianti infettive tende ad essere più controllabile;
  • Presenza di papille e/o follicoli nella congiuntiva palpebrale: I follicoli corrispondono alle aree in cui si attivano i linfociti del sistema immunitario e appaiono come piccoli puntini bianchi; mentre le papille sono il frutto dell’aumento del trofismo della stessa congiuntiva, dovuto all’infiammazione in atto.
  • Gonfiore della congiuntiva: in medicina si parla di chemosi o edema della congiuntiva;
  • Linfonodi preauricolari palpabili: nelle forme virali in particolar modo è possibile sentire un linfonodo ingrossato dietro l’orecchio del bambino, che spesso accuserà un vago senso di dolenzia in questa zona;
  • Fotofobia: alcuni bambini possono riferire di provare fastidio quando i loro occhi sono esposti alla luce;
  • Aumento della lacrimazioni: spesso si formano delle crosticine in prossimità delle palpebre dovute all’eccesso di liquido che si accumula a tal livello;
  • Febbre e malessere generale: questi sintomi sono presenti nei casi in cui la congiuntivite fosse successiva o concomitante a un’infezione sistemica.

Cos’è la congiuntiva dell’occhio?

La congiuntiva è una membrana trasparente che fa parte delle strutture protettive dell’occhio.
Molti la paragonano ad una tonsilla, poiché come quest’ultima ha la capacità di rispondere con estrema reattività nel caso di un insulto di qualsiasi natura a livello oculare.
Da un punto di vista strutturale è possibile distinguere due porzioni di congiuntiva:

  • Congiuntiva palpebrale, anche definita tarsale: è la parte della membrana che ritroviamo sulla superficie interna delle nostre palpebre;
  • Congiuntiva bulbare: è la porzione di congiuntiva che riveste la superficie esterna del globo oculare. Nello specifico la ritroviamo al di sopra della sclera, che coincide con la parte bianca dell’occhio.

In condizioni normali non ci rendiamo conto di avere la congiuntiva, perché non è pigmentata e non è direttamente visibile. Nel momento in cui, invece, si innesca un meccanismo infiammatorio, si percepisce la sua presenza tramite un arrossamento generalizzato della parte visibile dell’occhio.

Caratteristiche generali della congiuntivite

La congiuntivite ha una serie di caratteristiche che la contraddistinguono, rendendola chiaramente differenziabile dalle altre forme di infiammazione a livello oculare.
Nello specifico presenta i seguenti connotati:

  • Non compromette la visione del bambino: la retina, infatti, così come tutte le altre strutture oculari, sono integre e funzionanti;
  • Non provoca dolore: provoca una serie di fastidi tra cui il senso di corpo estraneo e il bruciore, ma mai dolore vero e proprio. Spesso, però, il bambino non riuscirà a percepire questa sottile differenza e riferirà che l’occhio “gli fa male!”;
  • In media tende a risolversi nel giro di una quindicina di giorni;
  • Nel 90% le congiuntiviti sono autolimitanti, e si associano prevalentemente ad infezioni batteriche o virali.

Quanto dura una congiuntivite?

La durata del quadro patologico dipende principalmente da due fattori: la natura della congiuntivite, quindi il tipo di causa scatenante; e lo status del bambino. Un bambino debilitato, con un sistema immunitario poco attivo per esempio, può avere più difficoltà a contrastare la patologia rispetto ad un coetaneo sano.

In termini di durata è possibile comunque fare una classificazione generica delle congiuntiviti; parliamo infatti di:

  • Congiuntivite acuta: si definisce tale quel quadro che ha una durata inferiore alle quattro settimane; in linea di massima, infatti, si tratta di una patologia che in media dura cinque/sette giorni;
  • Congiuntivite cronica: viene definita cronica la congiuntivite che dura più di quattro settimane.

La congiuntivite è contagiosa?

Dipende dal tipo di infiammazione. Le congiuntiviti infettive sono contagiose, le forme allergiche o irritative invece no.
I bambini tendono a diffondere più facilmente i germi, sia perché usano le mani per qualsiasi attività e quindi sono un ottimo veicolo sia per batteri che per virus; sia perché frequentano luoghi spesso affollati come le scuole o le piscine. Spesso accade che il bambino contragga una banale infezione delle vie aeree, per esempio un raffreddore, e che con le mani sporche di muco proveniente dal naso si strofini gli occhi, diffondendo quindi i microorganismi patogeni.
E’ fondamentale, infatti, controllare l’igiene del proprio bambino, senza esagerare e con le dovute precauzioni (per esempio si potrebbe evitare di fare uscire il figlio nel periodo di maggiore contagiosità, onde evitare che altri coetanei contraggano la stessa infezione!).

Diagnosi

La congiuntivite è un disturbo banale, che nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente. Ciò non significa che bisogna sottovalutare il quadro, che seppur raramente, può sempre dare delle complicanze, come ad esempio alterazione della cornea con conseguente riduzione dell’acuità visiva del bambino.
In qualsiasi circostanza, quindi, è bene rivolgersi al proprio pediatra ed eventualmente, sotto indicazione di quest’ultimo, a un oculista specializzato. Il consulto medico è fondamentale per due motivi: da un lato per evitare che si possa trattare l’infiammazione con farmaci  non appropriati, che non solo non migliorano il quadro ma che possono anche avere degli effetti indesiderati evitabili; dall’altro lato, invece, per valutare bene le condizioni cliniche del bambino, visto che in molti casi quest’ultimo non ha gli strumenti per poter descrivere il suo stato di malessere (quindi un occhio inesperto potrebbe non accorgersi di sintomi più importanti).

La diagnosi è essenzialmente clinica e prevede la raccolta dell’anamnesi del bambino, volta a capire quali possano essere le cause scatenanti, e la visita fisica dell’occhio o, spesso, anche delle vie respiratorie. In alcuni casi il medico potrà richiedere delle indagini di laboratorio, per esaminare il contenuto di un tampone prelevato dalle lacrime o dal secreto prodotto dall’occhio malato del bambino.

Come si cura la congiuntivite nei più piccoli?

Anche in questo caso la cura dipende dalla natura dell’infiammazione. In generale si utilizzano farmaci ad uso topico, come colliri o ungenti oftalmici.
Nello specifico si ricorre alle seguenti classi di farmaci:

  • Colliri antibiotici: utilizzabili esclusivamente nelle infezioni batteriche; un tipico esempio è il collirio con tobramicina (il noto Tobral). Spesso si utilizzano dei colliri compositi che contengono sia un antibiotico sia un cortisonico, che ha lo scopo di ridurre l’infiammazione;
  • Colliri antistaminici: in genere sono il trattamento di scelta nelle congiuntiviti allergiche. L’antistaminico limita alcuni sintomi dell’infiammazione, come il bruciore o il prurito oculare, per cui non è da escludere che possa essere usato anche per alleviare i sintomi di infiammazioni non allergiche;
  • Colliri antinfiammatori: sono spesso utilizzati nelle forme virali, che in linea di massima si risolvono spontaneamente e non richiedono trattamenti specifici.

Soprattutto nei più piccoli, talvolta, può essere difficoltoso utilizzare un collirio, perché il bambino tende a muoversi, rendendo difficile la corretta somministrazione del farmaco. In questi casi si può tentare di abbassare la palpebra inferiore, per infastidire meno il bambino (rispetto al sollevamento della palpebra superiore), e far cadere lì (internamente) la goccia.

Altri farmaci utilizzati sono le lacrime artificiali, che lubrificano l’occhio placando i sintomi.
In ultimo è bene sottolineare che quando il bambino presenta un’infiammazione sistemica, come per esempio nel caso di una faringite, o di una febbre batterica/virale, è possibile ricorrere a farmaci sistemici e non più ad uso topico.

Rimedi naturali e consigli pratici

  • Non bendare l’occhio: chiudendolo, infatti, aumenta la temperatura locale e si favorisce la proliferazione dei microorganismi;
  • Non condividere asciugamani, lenzuola o qualsiasi oggetto che possa essere un veicolo per i germi;
  • Tenere gli occhi del bambino puliti: togliere le crosticine e rimuovere le eventuali secrezioni. Esistono in commercio delle salviette disinfettanti a uso oculare dedicate a tale scopo: è importante però utilizzare una salviettina diversa per ciascun occhio!
  • Si possono fare degli sciacqui o degli impacchi che aiutano il bambino a sopportare il fastidio che prova agli occhi. Alcuni esempi sono: i fiori di camomilla; leufrasia; i semi di finocchio e infine gli sciacqui con acqua fresca.

Fonte: Manuale di oftalmologia, Minerva Medica;

Nelson-Manuale di pediatria, Elsevier Masson.