congiuntivite batterica

Congiuntivite batteria: quanto dura? Cure e rimedi naturali

Alessandra Sorano occhi

La congiuntivite batterica è una delle varianti di patologie oculari più frequenti nell’ambito della popolazione generale. Come la denominazione stessa ci suggerisce, si tratta di un quadro infiammatorio a livello della congiuntiva dell’occhio, dovuto appunto a un’infezione di natura batterica.

Congiuntivite batterica: un quadro generale

In termini epidemiologici è possibile identificare due fasce di età particolarmente colpite da questo disturbo: l’epoca neonatale, e il periodo di vita adulta.
Non si può definire in tal senso una predilezione di genere, poiché si tratta di una patologia che dipende nella sua possibilità d’insorgenza, dalla diffusione di microorganismi batterici.
La congiuntivite su base batterica non è una malattia invalidante, né in linea di massima preoccupante; ma tutto ciò a patto che la diagnosi sia tempestiva, e che la cura sia appropriata. Con i giusti accorgimenti terapeutici, infatti, è possibile che il quadro tenda alla risoluzione in meno di una settimana (i casi più refrattari in circa quindici giorni).
Per quanto riguarda le caratteristiche generali di questa forma di congiuntivite, vediamo come si possa parlare innanzitutto di una malattia contagiosa; è bene, infatti, evitare ogni tipo di contatto diretto o indiretto con soggetti sani; in secondo luogo si tratta di un disturbo che può essere facilmente diagnosticato attraverso un semplice esame obiettivo; e infine come ultimo fattore da rilevare vi è la necessità di ricorrere a un trattamento antibiotico, prescritto rigorosamente dal medico.

Dove si trova la congiuntiva?

La congiuntiva è una membrana di rivestimento che viene annoverata tra gli elementi strutturali di protezione dell’occhio. In base alla sua localizzazione è possibile definire delle regioni specifiche:

  • Congiuntiva bulbare: è la porzione di membrana che riveste la sclera (area bianca visibile dell’occhio), nel contesto del bulbo oculare;
  • Congiuntiva palpebrale: è la parte della congiuntiva che ritroviamo all’interno delle palpebre (sia quella superiore, che quella inferiore) sotto forma di rivestimento esterno. E’ conosciuta anche con il nome di congiuntiva tarsale.

La congiuntiva è una membrana molto reattiva agli stimoli esterni; s’interfaccia con l’ambiente esterno e pertanto, in qualità di struttura di rivestimento protettiva dell’occhio, si “attiva” quando vi è un insulto di qualsiasi natura. Il danno potrebbe essere diretto, come nel caso di un’infezione batterica ad esempio; così come potrebbe essere indiretto, come nel caso di un’infiammazione della sclera superficiale o per esempio di un glaucoma acuto. In entrambi i casi il segno principale che contraddistingue quest’infiammazione è l’arrossamento dell’occhio, in assenza di dolore o di alterazione della vista.

Principali batteri coinvolti

Le infezioni batteriche sono abbastanza frequenti e si correlano a diverse tipologie di microorganismi patogeni.
Tra questi citiamo i più noti:

  • Stafilococco aureo: il quadro infettivo indotto da questo microorganismo spesso si associa alla blefarite, ovvero una contestuale infiammazione delle palpebre;
  • Stafilococco epidermidis;
  • Streptococco pneumoniae;
  • Haemophilus influenzae;
  • Moraxella catharralis;
  • Neisseria gonorrhoeae: tipicamente implicato in quadro di congiuntivite neonatale;
  • Chlamidya trachomatis: è causa di quadro frequentemente associato all’epoca neonatale.

Diffusione e contagio

Ciascuno di noi almeno una volta nella vita ha contratto un’infezione batterica. E’ un evento molto frequente ed è dovuto a diversi fattori: le difese immunitarie del paziente che entra a contatto con il batterio, la quantità di batteri con cui si viene a contatto, e il loro grado di patogenicità, etc.
Esistono, infatti, categorie di pazienti che sono più suscettibili da un punto di vista immunitario, e avendo una protezione meno efficiente, sono più propensi a manifestare la malattia infettiva quando incontrano dei microorganismi patogeni.
Alcuni pazienti più a rischio sono:

  • Immunocompromessi;
  • Pazienti debilitati;
  • Pazienti che usano farmaci immunosoppressori;
  • Neonati e bambini: il loro sistema immunitario è ancora in fase di sviluppo;
  • Anziani: in genere presentano più malattie insieme e hanno una minore efficienza delle difese immunitarie;
  • Pazienti con patologie a carico del sistema immunitario: per esempio leucemie.

Oltre a queste condizioni patologiche, inoltre, è possibile definire dei comportamenti o delle attività lavorative che espongono più facilmente il paziente al contagio o alla contrazione di un’infezione. Tra queste le principali sono:

  • Mestieri che impongono il contatto con un pubblico: per esempio tutti i sanitari sono giornalmente a contatto con centinaia di persone diverse, ciascuna con le sue possibili malattie!
  • Utilizzo di cosmetici, tovaglie, lenzuola condivise;
  • Cattiva igiene delle proprie lenti a contatto;
  • Abitudine di stropicciarsi gli occhi con le mani sporche.

L’infezione batterica è una malattia contagiosa, per cui è necessario prendere dei piccoli accorgimenti per limitare al massimo la diffusione del batterio in questione: si tratta di un passo fondamentale non solo per evitare di contagiare gli altri, ma anche per evitare ricadute per se stessi (per esempio bisognerebbe buttare/lavare accuratamente tutto ciò che si è utilizzato durante il periodo di infezione al fine di evitare di ri-utilizzare qualcosa che sia diventato un ricettacolo di germi).

Sintomi e segni dell’infezione batterica oftalmica

Generalmente la congiuntivite batterica può presentarsi monolateralmente, interessando quindi un solo occhio, oppure può insorgere monolateralmente ma diffondersi nel giro di qualche giorno e diventare bilaterale.
Tra i segni e i sintomi ritroviamo:

  • Arrossamento della congiuntiva;
  • Bruciore oculare;
  • Senso di corpo estraneo;
  • Lacrimazione accentuata: non è un fattore sempre riscontrabile nelle forme di congiuntivite batterica;
  • Prurito: nelle forme batteriche è moderato;
  • Edema palpebrale: o in altre parole gonfiore della palpebra superiore (più frequentemente);
  • Secrezione purulenta: è il parametro fondamentale su cui si basa la diagnosi differenziale tra le varie forme di congiuntivite (soprattutto fra forma batterica e virale). Nel dettaglio si tratta di un secreto purulento, di colore giallastro che risulta molto abbondante soprattutto al risveglio del paziente, e che si presenta appiccicoso a tal punto da fungere quasi da “collante” tra le due palpebre. Quando questo secreto rimane esposto all’aria per diverso tempo, si asciuga, formando delle tipiche incrostazioni a livello palpebrale.

Classificazione delle congiuntiviti

Le congiuntiviti possono essere classificate secondo una serie di parametri che includono per esempio l’andamento nel tempo della patologia, o la causa dell’infiammazione.
Nel primo caso facciamo riferimento a due forme:

  • Congiuntivite acuta: dura meno di un mese (quattro settimane). Tra queste includiamo quelle indotte dagli stafilococchi o dagli streptococchi;
  • Congiuntivite cronica: dura più di quattro settimane. Un tipico esempio di forma cronica è la congiuntivite causata dalla Chlamidya trachomatis.

Infezione gonococcica

L’infezione congiuntivale indotta dalla Neisseria gonorrhoeae merita un approfondimento a parte, dovuto al fatto che il quadro clinico corrispondente presenta delle caratteristiche tipiche che si aggiungono a quelle classiche di una congiuntivite batterica.
Nel dettaglio si rilevano i seguenti fattori:

  • Esordio iperacuto: l’esordio della congiuntivite si ha nell’arco di 12h/24h dal momento del contagio;
  • Chemosi congiuntivale: in altre parole la congiuntiva stessa appare gonfia;
  • Secrezione profusa: è una secrezione purulenta;
  • Ulcere periferiche corneali: a livello della cornea è possibile in alcuni casi evidenziare queste ulcere periferiche, che se non curate e ancor prima diagnosticate tempestivamente, possono evolvere in vere e proprie perforazioni della cornea;
  • Presenza di papille.

L’infezione gonococcica a livello della congiuntiva è poco rappresentata nell’ambito della popolazione adulta; mentre può essere definito come un quadro molto frequente nell’epoca neonatale.
Ciò che cambia tra queste due fasce di età, inoltre, è la modalità di contagio: nel paziente adulto questo avviene tramite contatto diretto con soggetti affetti da uretriti o vaginiti; mentre nel neonato la diffusione del microorganismo patogeno avviene nel momento in cui vi è il passaggio del bambino attraverso il canale del parto materno.

Tracoma e congiuntivite da corpi inclusi

La Chlamidya trachomatis è un batterio gram-negativo che è responsabile di una serie di infezioni tipiche soprattutto dell’apparato urinario.
Questo batterio è una delle cause più frequenti di malattie trasmissibili per via sessuale.
A livello oculare è responsabile di due quadri: il tracoma e la congiuntivite da corpi inclusi; entrambi annoverabili tra le forme di congiuntiviti croniche.

Il tracoma è una malattia oculare presente soprattutto nei paesi in via di sviluppo, perché è più facile che il contagio avvenga in aree geografiche in cui vi siano scarse condizioni igienico-sanitarie.
La malattia si presenta secondo una serie di stadi che prevedono:

  1.  Follicoli: inizialmente compaiono dei follicoli visibili a livello della congiuntiva palpebrale; successivamente si forma il cosiddetto “panno”, ovvero un’area di opacità a livello della cornea;
  2.  Si ispessisce la congiuntiva che riveste internamente la palpebra;
  3.  L’infiammazione esita in una vera e propria cicatrice fibrosa;
  4.  La palpebra si deforma per la cicatrice e spesso causa un fenomeno noto con il nome di trichiasi. In parole povere si verifica uno strofinamento delle ciglia della palpebra superiore sulla cornea. Questo fenomeno è lesivo per l’integrità della cornea stessa a tal punto da esitare in ulcerazioni responsabili della cosiddetta cecità da tracoma.

La malattia da corpi inclusi è una forma meno grave d’infezione oculare, chiamata anche con la denominazione di “congiuntivite delle piscine” perché può capitare che il paziente con uretrite o vaginite s’immerga nell’acqua facilitando la diffusione del batterio.
Il quadro clinico presenta tre elementi fondamentali:

  • Presenza di follicoli nella congiuntiva palpebrale: si evidenziano sotto forme di macchie biancastre;
  • Linfonodo preauricolare positivo: in altre parole il linfonodo dietro l’orecchio è reattivo e diventa palpabile. In realtà è un elemento tipico delle forme virali;
  • Presenza del panno superiore: è come se la congiuntiva migrasse sopra la cornea, creando appunto un’opacità.

Complicanze

La congiuntivite è una malattia autolimitante in più del 90% dei casi. Ciò non significa che debba essere sottovalutata, perché la banalità del quadro dipende anche dal tipo di cure che vengono seguite. Il processo infettivo può raramente dare delle complicanze, che eventualmente si evidenzierebbero in soggetti con scarse difese immunitarie. Nello specifico, si potrebbe verificare la remota possibilità che l’infezione non curata si diffonda in tutto il corpo, provocando uno stato mortale di setticemia (presenza di batteri proliferanti nel sangue).

Una complicanza più tipica, invece, è tipica delle forme indotte da Chlamidya o da Neisseria: in particolar modo si tratta di ulcere corneali, che come già definito, possono evolvere in perforazioni.

Diagnosi e trattamento

La congiuntivite batterica può essere diagnosticata clinicamente dal medico professionista attraverso due passaggi: la raccolta dell’anamnesi (colloquio col paziente), e l’esame fisico dell’occhio. Talvolta, quando si vuole utilizzare una terapia antibiotica mirata, si ricorre al prelievo di una quota di secrezioni oculari, al fine di indagare a livello laboratoristico circa la loro natura.

Il trattamento non può prescindere dall’utilizzo di antibiotici, ovvero di farmaci che contrastano secondo modalità variabili, la vitalità dei batteri. Generalmente si ricorre a farmaci per uso topico (colliri o pomate oftalmiche), ma nei casi più gravi o problematici, si può rendere necessario un approccio sistemico.
Tra i farmaci più utilizzati abbiamo: la gentamicina, la tobracina, l’eritromicina, etc. In commercio esistono anche dei colliri compositi che contengono sia un antibatterico che un corticosteroide: ciò coniuga la duplice esigenza di ridurre l’infiammazione e combattere il batterio incriminato.

Rimedi naturali

Fortunatamente oggi le infezioni batteriche sono nella maggior parte dei casi delle malattie controllabili. Ciò deriva da due fattori principalmente: utilizzo di antibiotici appropriati (prenderli a sproposito è dannoso quasi quanto non prenderli quando servono) e introduzione di vaccini, che hanno consentito negli anni la possibilità di avere un’immunità di massa.
Fatta questa premessa, è opportuno comunque citare qualche rimedio naturale che può coadiuvare (non sostituire quindi) il trattamento farmacologico di base, al fine di migliorare i sintomi accusati dal paziente.
Esempi:

  • Impacchi di camomilla, eufrasia, calendula, aloe vera;
  • Impacchi con the nero;
  • Impacchi di acqua fresca;
  • Impacchi con soluzione salina: ha un effetto disinfettante.

Infine, si consiglia di non coprire l’occhio, anzi di tenerlo il più possibile libero da bende o tappi vari. La chiusura dell’occhio, infatti, non fa che aumentare la temperatura locale, peggiorando i sintomi dell’infezione e favorendo la proliferazione del batterio in situ.

Fonti: Manuale di oftalmologia, Minerva medica