morbo di parkinson

Che cos’è il morbo di Parkinson

Lorenzo Margarone Neurologia

Il morbo di Parkinson è una sindrome degenerativa neurologica del sistema extrapiramidale che coinvolge i gangli della base, aree cerebrali coinvolte nel controllo motorio per cui una loro alterazione comporta disturbi del movimento.morbo di parkinson

Il morbo di Parkinson è caratterizzato da una sintomatologia detta triade, ovvero composta di tre elementi fondamentali:

 

  • Tremore
  • Rigidità

  • Acinesia-Bradicinesia

 

Per definire un soggetto affetto da questa sindrome, è necessario che siano presenti almeno due di questi tre sintomi elencati.

La Bradicinesia consiste in una riduzione dell’iniziativa motoria per cui il malato tende a restare immobile, ha un blocco di posizione che subisce nel momento in cui ha volontà di effettuare uno spostamento e si muove lentamente.

La coordinazione motoria è molto compromessa, l’equilibrio è precario e sono possibili cadute improvvise.

La diagnosi è prettamente clinica, si differenzia un Parkinson idiopatico ( di cui la causa rimane sconosciuta) e sindromi Parkinsoniane in cui può essere identificata una possibile causa.

L’ idiopatico è il più frequente, generalmente colpisce in età adulta tra i 50 e i 60 anni con poche eccezioni di Parkinson giovanili prima dei 40 anni.

Gli uomini sono più colpiti delle donne con un rapporto di 3 a 1. L’incidenza annua è di 20 su 100.000 soggetti.

Quali sono le cause?

La causa è un’alterazione biochimica che prevede una sostanziale riduzione di un neurotrasmettitore : la Dopamina, soprattutto nell’area dei gangli della base.

I sintomi si instaurano quando la concentrazione di dopamina decresce di circa l’80% dal set-point normale. La ridotta presenza di dopamina è dovuta alla morte delle cellule che la producono.

Quali sono i sintomi?

Oltre alla sintomatologia triade tremore, rigidità e bradicinesia, le persone affette presentano inoltre una rigidità facciale, amimica che non fa trapelare emozioni.

Si presenta scialorrea, cioè elevata presenza di saliva non dovuto ad una aumentata produzione di questa, ma a una rallentata frequenza di deglutizione.

Il tremore interessa le mani, la testa e si può estendere a tutto il corpo, anche a riposo, si attenua durante il movimento e scompare nel sonno.

Sono presenti anche sintomi come:

  • Voce flebile
  • Difficoltà di espressione e disturbi della parola (disartria).
  • disturbi dello svuotamento di vescica
  • sindrome delle gambe senza riposo
  • ipotensione
  • disturbi della libido e dell’erezione
  • Difficoltà motorie

Come esordisce?

L’esordio di questa sindrome è spesso unilaterale, improvviso, comincia con tremori, stanchezza e disturbi motori e possono insorgere anche disturbi psichici, come la depressione, questo perché la dopamina non solo è implicata nel movimento ma anche nell’umore.

L’eziologia è sconosciuta, nella parkinson giovanile è implicato un meccanismo ereditario di tipo autosomico dominante per circa il 50% dei casi.

Qual’è la cura?

La terapia per il Parkinson mira a eliminare il deficit biochimico della dopamina.

Il farmaco di elezione è L-DOPA, un precursore della dopamina che viene trasformato in dopamina una volta assunto.

Dal tratto intestinale, dove viene assorbito, giunge a livello delle cellule residue produttrici di dopamina dove viene trasformata nel neurotrasmettitore deficitario.

Altri farmaci che però agiscono non a livello della sintesi ma a livello recettoriale e con un’efficacia minore sono la bromocriptina, lisuride, pergolide, lobitolo.

Altra terapia prevede un approccio chirurgico con una stimolazione di alcune aree cerebrali.

 

Lorenzo Margarone