Talassemia, la malattia ereditaria del bacino mediterraneo

Roberta Bartolozzi Malattie ereditarie Leave a Comment

La talassemia, comunemente conosciuta in Italia con il nome di anemia mediterranea e microcitemia, è la conseguenza di una serie di alterazioni genetiche che conducono a l’abolizione o alla riduzione della sintesi di una o di diverse catene globiniche. Esistono diverse tipologie di talassemia, ma la più comune è la talassemia beta.

Definizione e significato di talassemia

Il termine talassemia deriva dal greco (θάλασσα = thálassa = mare), conosciuta anche come anemia mediterranea indicandone la diffusione nel bacino del Mediterraneo. A causa di un disordine ereditario avviene un’alterazione di un gene sul cromosoma 11 con conseguente abolizione o riduzione della sintesi delle catena globinica beta. Le più importanti conseguenze di questa condizione sono lo sviluppo di anemia e eritropoiesi (sviluppo di globuli rossi) inefficace.

Esistono anche altre forme di “talassemie” meno frequenti dovute ad altre catene globiniche:

  • talassemia alfa, diffusa principalmente in Africa

La riduzione della sintesi delle catene beta e delta è causa di:

  • talassemia delta beta
  • hb lepore

Nel caso di persistenza di emoglobina fetale, prende il nome di persistenza ereditaria di emoglobina F.

Infografica Talassemia anemia mediterranea

Quanto è diffusa la talassemia?

Si tratta di uno dei disordini genetici più diffusi al mondo ed è maggiormente diffusa nella popolazione del bacino del Mediterraneo, dell’Africa, dell’India e dell’Oriente.

In Italia la microcitemia più diffusa è quella di tipo beta e si riscontra maggiormente nel delta padano, in Puglia, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna. La diffusione della sindrome talassemica pare che sia stata casuale nelle popolazioni in cui alcuni globuli rossi hanno resistito maggiormente alla malaria. Si manifesta già nei primi anni di vita. Vediamo in dettaglio i vari tipi di anemia mediterranea.

Talassemia beta

In base alla gravità della mutazione si distinguono diverse forme di varianti geniche beta:

Beta+
Diminuzione della sintesi di catene globiniche beta.

Beta zero
Assenza della sintesi di catene globoiniche beta.

Talassemia maior o morbo di Cooley

Si verifica prevalentemente quando entrambi i genitori hanno il gene mutato (eterozigosi), e più raramente nel caso in cui solo un genitore sia affetto da anemia mediterranea(omozigosi).

Vi sono almeno tre categorie genotipiche:

  1. forma beta zero/beta zero
  2. forma beta zero/beta +
  3. forma beta+/beta+

I SINTOMI 

La talassemia Maior esordisce precocemente quando il neonato passa dalla sintesi dell’emoglobina fetale (HbF) alla forma di emoglobina adulta (HbA):

  • pallore ingravescente
  • subittero
  • epatosplenomegalia
  • anoressia
  • febricola

MANIFESTAZIONI CLINICHE

Si manifesta prevalentemente con:

  • grave anemia post-natale
  • eritropoiesi inefficace
  • emolisi periferica (distruzione dei globuli rossi)
  • epatosplenomegalia (aumento del volume di fegato e milza)
  • ittero
  • cardiomegalia (aumento della massa del cuore)
  • alterazioni alle ossa con facies microcitemica (zigomi sporgenti, cranio rotondo e ingrossato, naso infossato e
  • cranio a spazzola)
  • occhi a mandorla
  • ritardo nello sviluppo del corpo
  • ipotiroidismo
  • ulcere cutanee

Le alterazioni ematologiche sono le seguenti:

  • anemia di tipo microcitico
  • iperbilirubinemia indiretta
  • ipersideremia
  • iperferritinemia

Le continue trasfusioni portano allo sviluppo di emocromatosi, patologia da accumulo di ferro, portano al decesso del paziente per complicanze.

TERAPIA

Se la talassemia maior viene lasciata a sè e senza una specifica cura, porta al decesso del paziente già prima dell’infanzia, a causa di infezioni e cachessia, grave deperimento organico. Di seguito, le principali indicazioni terapeutiche:

  • Trasfusioni periodiche
  • Splenectomia
  • Terapia chelante
  • Trapianto di midolllo osseo

Grazie a periodiche trasfusioni che mantengono i livelli di ematocrito al di sopra del 30%, è possibile un normale sviluppo psicosomatico.

La splenectomia (asportazione della milza) consente di diminuire il fabbisogno di trasfusioni.

Complicanza comune a tutti i pazienti con talessemia maior è l’emocromatosi secondaria (dovuta a alle trasfusioni).

Nei soggetti con questa patologia, è necessaria la terapia chelante con la somministrazione di deferoxamina (DFO). Questa terapia è tuttavia poco tollerata dai pazienti che, a dosi elevate, può portare a deficit neurosensoriali delle vie uditive, danni ai reni e ai polmoni. Nei bambini possono verificarsi problemi nell’accrescimento. Con dosaggi bassi e un continuo monitoraggio, la terapia chelante è efficace nella maggior parte dei casi.

Coloro i quali non tollerano la deferoxamina, possono assumere deferiprone e deferasirox.

Il trapianto di midollo osseo da parte di un donatore familiare HLA-identico porta alla guarigione nell’80% dei pazienti in età pediatrica.

Talassemia beta intermedia

Si tratta della più diffusa tra le sindromi talassemiche ed è anche meno invalidante. Geneticamente è una condizione molto eterogenea, con caratteristiche cliniche più sfumate rispetto alla beta maior, tuttavia gli eventi che portano ad un alleviamento dei sintomi in pazienti con alterazioni genetiche ereditate da entrambi i genitori, portano anche a una diminuzione dello sbilanciamento della sintesi delle catene globiniche beta.

SINTOMI
Si manifesta un’anemia di diverso grado più tardi rispetto ai pazienti con talassemia beta omozigote. Lo sviluppo psicosomatico è nella norma. Tuttavia alcuni soggetti possono presentare ritardi nello sviluppo sessuale.

MANIFESTAZIONI CLINICHE
Vi sono delle manifestazioni che si presentano più spesso nella talassemia intermedia rispetto alla talassemia beta major. E tra queste troviamo:

  • eritropoiesi extramidollare
  • ulcerazioni nelle gambe
  • calcolosi colecistica
  • sindrome trombofilica

Le alterazioni ematologiche sono le medesime della talassemia major.

TERAPIA

  • Trasfusioni nella terza decade di vita
  • Splenectomia
  • Terapia chelante

Talassemia beta minor

Forma più lieve e asintomatica, è causata da eterozigosi per il gene della talassemia beta zero o beta +-. Si manifesta con microcitosi, globuli rossi più piccoli del normale, che viene tuttavia compensata dall’aumento dei globuli rossi con assenza di anemia e un calo minimo del tasso emoglobinico.

Talassemia alfa

Molto meno diffusa della beta, si riscontra in alcune regioni del mediterraneo e in Africa.

In base ai geni interessati si distinguono le seguenti forme:

Malattia da Hb H
Si manifesta con un quadro clinico di talassemia intermedia. L’aspettativa di vita dei soggetti è prevalentemente normale.

Talassemia alfa minor
Forma silente con hb normale o poco ridotta.

Disordini della sintesi di catene delta e beta

Talassemia delta beta

Si tratta di una talassemia intermedia meno grave del morbo di Cooley. L’anemia e l’eritropoiesi inefficace sono più attenuate.

Hb Lepore

Nella forma omozigote è una talassemia di forma grave, simile alla talassemia beta maior. Quella eterozigote è asintomatica.

Persistenza ereditaria di Hb F

Talassemia caratterizzata dalla persistenza di emoglobina fetale in età adulta. La condizione eterozigote è silente. La condizione omozigote, molto rara, si manifesta con presenza di microciti nello striscio periferico e assenza di anemia.

Talassemia: quadro diagnostico

Per diagnosticare la microcitemia sono necessarie una serie di analisi di laboratorio. Vi sono anche dei portatori sani la cui condizione viene diagnosticata attraverso un esame ematologico di primo livello. Prima di ogni gravidanza è importante effettuare degli esami di screening per verificare se i genitori sono entrambi portatori sani. In questo caso il rischio di generare dei figli con anemia mediterranea è elevatissimo.

Anemia falciforme e anemia mediterranea

A volte l’anemia mediterranea può coesistere con l’anemia falciforme, un’altra malattia ereditaria che consiste nell’alterazione morfologica delle emazie che assumono la forma di falce a causa della presenza di emoglobina anomala che prende il nome di HB S.

 

Fonti:

Harrison’s, “Principles of Internal Medicine”, 2012 XVIII Edizione, McGraw Hill 

Core Curriculum, Ematologia di Gianluigi Castoldi, Vincenzo Liso

 

Roberta Bartolozzi

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