Che cos’è la demenza frontotemporale?

Raluca Elena strachinariu Malattie ereditarie

La demenza frontotemporale (DFT) è una patologia che porta alla progressiva degenerazione e atrofia dei lobi frontale e temporale.

Presenta come età di esordio i 50 anni o un’età più avanzata e per quanto riguarda l’aspetto epidemiologico si classifica come quarta forma di demenza che più si manifesta clinicamente.

La prevalenza è compresa tra 4 e 15 casi nuovi ogni 100.000 persone.

L’eziopatogenesi della malattia è pressoché sconosciuta, anche se è sicura la sua trasmissione genetica transgenerazionale. Tuttavia la predisposizione genetica non implica un’accertata manifestazione della patologia, dal momento che essa dipende dall’interazione con fattori ambientali di rischio così come dall’altro canto uno stile di vita sano ed equilibrato contribuisce a diminuire i rischi di insorgenza della malattia.

Recenti studi hanno correlato la causa della demenza all’accumulo di proteine a livello cerebrale che portano a danni neuronali. Tuttavia vanno chiariti meglio i meccanismi alla base per poter poi impostare una cura, dal momento che per ora gli effetti della malattia sono irreversibili e incurabili: infatti, la malattia ha un andamento progressivo ovvero peggiora con il passare del tempo e nella maggior parte dei casi non si superano i 20 anni di vita dalle prime manifestazioni cliniche.  La mutazione dei geni GRN che risiede sul cromosoma 9 e di C9ORF72 e MAPT, che si trovano sul cromosoma 17 fanno sì che ci sia un accumulo delle proteine TDP-43 e tau.

Quest’ultima fa parte dei microtubuli, facenti del citoscheletro cellulare che si occupano di trasportare elementi nella cellula, la cui alterazione porta alla morte della cellula stessa.

Quante varianti di DFT ci sono?

La DFT presenta i seguenti sottotipi:

  • Malattia di Pick: viene così denominata in quanto agli aggregati proteici si dà il nome di corpi di Pick. Può insorgere tra i 40 e i 50 anni e comporta sintomi afferenti alla sfera comportamentale, lasciando intatte le funzioni intellettive.
  • Afasia Primaria Progressiva: si caratterizza per la riduzione o perdita della capacità di parlare, usando parole sgrammaticate e avendo difficoltà a formare frasi di senso compiuto per via di alterazioni frontotemporali dell’emisfero dominante.
  • Demenza semantica: porta ad atteggiamenti compulsivi e difficoltà nel riconoscimento degli oggetti (anomia progressiva) e prosopoagnosia (difficoltà di identificare i visi familiari), rimanendo integra la capacità di parlare in modo grammaticale, leggere e capire; è a carico di entrambi i lobi temporali.
  • Demenza frontotemporale con amiotrofia: come dice il nome stessa la malattia è associata a perdita del tono muscolare dal momento che vengono colpiti i motoneuroni ovvero i neuroni che si occupano di trasportare gli impulsi nervosi motori. I sintomi sono simili ai soggetti colpiti da SLA (sclerosi amiotrofica laterale) che porta a rigidità muscolare, tremori, difficoltà di deambulazione, polmoniti ab ingestis (con entrata di materiale estraneo proveniente per lo più dalla bocca nelle vie aeree) e problemi di equilibrio.
  • Demenza frontotemporale e parkinsonismo associata al cromosoma 17: viene alterata la proteina Tau che è codificata da geni presenti sul cromosoma 17, condizione che porta a disturbi comportamentali, linguistici e motori con difficoltà sempre maggiore ad eseguire i movimenti in modo armonico.

Quali sono i sintomi?

Il lobo frontale è associato alla gestione delle emozioni, del comportamento, mentre i lobi temporali sono coinvolti nella nostra capacità di comprendere, parlare. A seconda della parte cerebrale colpita la sintomatologia può essere suddivisa in tre categorie:

  • DFT con variabili comportamentali: i pazienti presentano cambiamenti di personalità con crescente irritabilità, impulsività, disinibizione, mancanza di concentrazione o di attenzione oppure apatia. Si tende inoltre a perdere l’autocontrollo senza rendersi conto della drasticità e repentinità della situazione. Si ha a volte la sindrome di Klüver-Bucy che porta ad un appiattimento affettivo, ipersessualità ed iperoralità.
  • DFT con declino delle capacità comunicative: si manifesta nel caso dell’afasia primaria progressiva e nel caso della demenza semantica sotto forme diverse come sopra descritto.
  • DFT con disturbi motori progressivi: si hanno nel caso della DFT con amiotrofia e con parkinsonismo. Infatti, si possono manifestare la degenerazione cortico-basale con movimenti scoordinati e lenti oppure se avviene una paralisi sopranucleare progressiva vengono alterati in maggior modo l’equilibrio, la deglutizione e i movimenti oculari.

Come viene eseguita la diagnosi e come si può intervenire?

È difficile eseguire una diagnosi precoce della malattia dal momento che essa insorge in tarda età. Inoltre a volte risulta difficile distinguerla da disturbi psichiatrici o altre malattie come quella di Alzheimer.

Nel caso di quest’ultima le difficoltà sono date dal fatto che i sintomi iniziali assomigliano alla DFT.

Vanno infatti effettuati un esame obiettivo accurato e anche un esame neurologico, volti a cogliere le variazioni comportamentali e l’alterazione delle facoltà intellettive e motorie. Vanno eseguiti anche esami ematici per escludere che i problemi neurologici possano essere correlati alla carenza vitaminica B12 oppure a disfunzionalità renali o epatiche.

Per poter individuare la presenza di atrofia cerebrale caratteristica sono fondamentali l’esecuzione di esami di diagnostica per immagini come la TAC e la RMN.

L’esecuzione della PET con fluorodeossiglucosio( FDG) permette talvolta la differenziazione dall’Alzheimer, visto che individua le aree ipometaboliche.

Infatti nella malattia di Alzheimer esse sono collocabili nella corteccia posteriore associativa temporoparietale e nella corteccia cingolata posteriore; nella demenza frontotemporale si trovano nei lobi frontali e temporali per l’appunto.

Una volta appurata la diagnosi, si passa alla terapia che come detto non è volta a curare la malattia, ma a volte è fondamentale il supporto farmacologico per rendere meno gravi le manifestazioni cliniche. Infatti, sono talvolta prescritti antidepressivi (es. inibitori della ricaptazione della serotonina SSRI) per moderare i comportamenti disinibiti.

Risulta utile anche una terapia di supporto che comprende interventi psicoeducazionali e di stimolazione cognitiva che insegnano al paziente e alla sua famiglia come gestire vari comportamenti anomali. Sono consigliate anche sedute di fisioterapia in caso di problemi motori.