ipertiroidismo

IPERTIROIDISMO CAUSE E CURA

Lorenzo Margarone endocrinologia

L’ipertiroidismo o tireotossicosi è una condizione clinica caratterizzata da un aumento in circolo dei livelli degli ormoni tiroidei triodotironina abbreviata in T3 e tiroxina (T4) prodotti dalla ghiandola tiroide.

Circa il 2% della popolazione ne soffre, raramente colpisce i bambini, si riscontra per lo più in età adulta, mediamente intorno ai 50 anni di età e a soffrirne maggiormente è il sesso femminile con un rapporto di dieci a uno rispetto agli uomini.

Le cause che conducono ad una condizione di ipertiroidismo sono più di una ma indipendentemente da esse si registra ugualmente una presenza superiore solitamente di T3 e in meno casi anche di T4.

Fisiologicamente gli ormoni tiroidei producono effetti in vari distretti e sistemi del nostro organismo, un loro eccesso porta ad alterazioni in vari distretti dell’organismo come:

  • Al sistema gastroenterico: innesca un aumento della motilità intestinale, difatti è presente spesso diarrea e inoltre un aumento del metabolismo con la conseguente perdita di peso.
  • Al tessuto osseo: si ha un aumento del riassorbimento nel rimodellamento osseo il che predispone a fratture e ipercalcemia, quest’ultima è un termine medico utilizzato per indicare un’alta concentrazione di calcio in circolo.
  • Alla cute e agli annessi: ne aumenta la temperatura e la sudorazione, i capelli e le unghie si indeboliscono e risultano più fragili.
  • Al Sistema cardiovascolare, visti gli effetti stimolanti l’aumento della forza contrattile del muscolo cardiaco e della frequenza cardiaca, un eccesso di ormoni tiroidei può portare a conseguenze come aritmie cardiache quali fibrillazione atriale e nei casi più gravi causare un importante scompenso cardiaco
  • Al tessuto muscolare: causano perdita del tono e della massa muscolare motivo per cui si rilevano sintomi come tremore generalizzato.
  • Al metabolismo: lo incrementano aumentando il dispendio energetico, favorendo la lipogenesi, ovvero la degradazione dei grassi ed aumenta la termogenesi, cioè produzione di calore.
  • Al sistema nervoso : Stimolano una condizione di nervosismo, stress ed ansia.

MA QUALI SONO LE CAUSE DELL’IPERTIROIDISMO?

Le cause eziologiche possono essere diverse e di conseguenza anche gli aspetti clinici si diversificano.

Le condizioni che si associano a ipertiroidismo sono:

  • Morbo di Graves-Basedow
  • Adenoma tossico
  • Gozzo tossico multinodulare
  • Tiroiditi
  • Assunzioni di dosi elevate di ormoni tiroidei
  • Carcinoma tiroideo
  • Eccesso di tsh

Come da elenco, una delle disfunzioni tiroidee che conduce all’ipertiroidismo è il morbo di Graves-Basedow, un disordine autoimmune, significa che il nostro sistema immunitario in seguito ad una anomalia anziché svolgere il classico ruolo di difesa dell’organismo lo va ad intaccare alterando la funzione della struttura interessata e causano il più delle volte dei danni.

In questa particolare condizione si ha una produzione di un anticorpo, quindi una componente del nostro sistema immunitario, che bersaglia le cellule della tiroide, più precisamente i recettori per il TSH.

Il TSH, detto ormone tireostimolante è quella sostanza che va a indurre la produzione degli ormoni tiroidei, l’anticorpo che si va a legare ai recettori ne “mima” la presenza e come risultato finale si ha una iperproduzione di questi ormoni e per contro una riduzione dei livelli di TSH.

Vi sono casi in cui il TSH basso non è per forza segno di patologia, per esempio durante la gravidanza, soprattutto nelle fasi iniziali, per via dei vari cambiamenti che l’organismo materno subisce, è nella norma registrare una riduzione dell’ormone tireostimolante e un leggero incremento del T3 e T4.

Il morbo di basedow è la forma più comune di ipertiroidismo negli adulti, si caratterizza anche dalla presenza di gozzo diffuso, un rigonfiamento molto visibile nella zona anteriore del collo ed esoftalmo, caratteristico sintomo oculare di questa disfunzione tiroidea che si presenta con occhi sporgenti e gonfi.

La ghiandola tiroide aumenta di volume uniformemente e riceve un maggiore afflusso di sangue dovuto ad un aumento della vascolarizzazione.
I sintomi che si presentano sono:

  • tachicardia,
  • fibrillazione atriale,
  • cute calda e umida,
  • leggeri tremori,
  • febbricola,
  • irritabilità,
  • stress,
  • iperattività,
  • astenia,
  • ipersensibilità al caldo,
  • insonnia,
  • diarrea.

Nelle donne si registra anche una variazione del ciclo mestruale, più precisamente una riduzione del flusso sino ad arrivare ad amenorrea, cioè assenza di mestruazioni.

Una esacerbazione della tireotossicosi può condurre alla crisi tireotossica. Questa si genera generalmente dopo cause scatenanti quali un intervento chirurgico, la terapia con radioiodio, il parto in un soggetto con tireotossicosi mal trattata, in soggetto con diabete mal controllato, in seguito a un trauma, a una infezione acuta, una grave reazione a farmaci o un infarto del miocardio.

Altra causa precedentemente elencata che induce un malfunzionamento tiroideo è il gozzo multilobulare che assieme al gozzo uninodulare è la forma che si presenta maggiormente negli anziani, sono più frequenti che non nella Basedow, disturbi come la compressione di altre strutture contigue come la trachea e l’esofago.

È caratterizzato dalla formazione di un tessuto iperfunzionante che produce ormoni tiroidei in maniera autonoma, anche in questo caso sono presenti tutti i sintomi della tireotossicosi ma l’esoftalmo è più raro.

L’adenoma tossico è invece una formazione benigna di tessuto denominata anche morbo di Plummer, solitamente l’adenoma è uno solo, la loro possibilità anche se bassa di divenire formazione maligne necessita di un controllo ecografico.

Può rimanere asintomatico e viene chiamato “freddo”; nei casi in cui invece si ha una iperfunzione si dicono “caldi”, raggiungono l’autonomia nella produzione degli ormoni tiroidei causando ipertiroidismo.

La sintomatologia interessa prevalentemente l’apparato cardiovascolare con tachicardia, aritmie, ipertensione e dimagrimento.

L’adenoma tossico si presenta come una tumefazione rotondeggiante a lenta crescita.

Una delle diversità con il morbo di Basedow è l’assenza dell’esoftalmo.

L’ipertiroidismo si può presentare anche dopo somministrazione di alte dosi di ormoni tiroidei o di sostanze contenenti iodio, come i mezzi di contrasto radiografici o farmaci come l’amiodarone, impiegato nel controllo di problemi cardiaci.

Vi sono casi in cui una patologia autoimmune, ovvero la tiroidite di Hashimoto che è la prima causa di ipotiroidismo, cioè della condizione contraria in cui anziché un aumento dei livelli degli ormoni tiroidei vi è una loro riduzione, ci sia un iniziale fase di ipertiroidismo che comunque è transitoria.

Come si cura l’ipertiroidismo?

La terapia per far fronte agli ipertiroidismi deve essere adattata al singolo paziente, non è quindi possibile né opportuno proporre un trattamento unico e generalizzato.

Solitamente si hanno tre tipologie di approccio per la cura di questa condizione:

  • Terapia farmacologica
  • Terapia tramite l’impiego di iodio radioattivo
  • Terapia chirurgica

L’impiego dei farmaci prevede l’utilizzo di farmaci detti antitiroidei, questi sono il metimazolo e il propiltiouracile. Entrambi hanno la caratteristica di accumularsi nel tessuto tiroideo con l’azione di bloccare gli ormoni tiroidei.

Il propiltiouracile svolge la sua attività inibendo enzimi responsabili della produzione degli ormoni tiroidei e della conversione dell’ormone T4 in quello metabolicamente più attivo che è il T3.

Il metimazolo invece inibisce la produzione degli anticorpi che si vanno a legare ai recettori TSH ed inoltre blocca la sintesi degli ormoni tiroidei agendo sullo iodio.

Un grave effetto collaterale di queste sostanze che si verifica nel solo 0,5% dei casi è l’agranulocitosi, un’alta riduzione improvvisa dei granulociti neutrofili.

Farmaci beta-bloccanti sono utilizzati per controllare l’agitazione, il tremore, la sudorazione e la tachicardia.

L’intervento chirurgico che viene effettuato è la tiroidectomia, questa può essere parziale quando viene asportata solo una parte del tessuto lasciando in sede la porzione residua che può continuare a svolgere la sua normale funzione endocrina oppure totale, in questo caso si asporta completamente la tiroide e una delle conseguenze è che bisogna implementare con una pillola di tiroxina giornaliera la mancanza degli ormoni tiroidei.

La terapia con l’utilizzo di un isotopo radioattivo iodio 131 viene chiamata ablazione, molte volte viene scelta per la sua facilità di somministrazione e la sua efficacia.
Si accumula nel tessuto tiroideo senza quindi intaccare altri tessuti, concentrando radiazioni che distruggono le cellule.
Viene utilizzato anche nei post-operazioni per eliminare il tessuto tiroideo maligno residuo dall’asportazione chirurgica ed inoltre è impiegato nella scintigrafia, un esame diagnostico per individuare possibili metastasi.
Gli svantaggi sono la lentezza dei risultati e la possibilità di causare ipotiroidismo.

Lorenzo Margarone