impetigine

Impetigine: sintomi nei bambini e negli adulti. Quali sono le cause e quali le possibili terapie

Cristina Leone dermatologia

L’impetigine è un’infezione cutanea superficiale altamente contagiosa ma non grave, che interessa più frequentemente bambini di età compresa tra 2 e 5 anni, anche se può manifestarsi a qualsiasi età. Si riconoscono due tipi di impetigine, l’impetigine non bollosa (impetigine contagiosa) e l’impetigine bollosa. I microrganismi responsabili sono lo Staphylococcus Aureus e lo Streptococcus Pyogenes.
Tra i bambini l’impetigine è la più frequente infezione cutanea di origine batterica e la terza più frequente patologia dermatologica (dopo la dermatite e le verruche virali).
L’infezione è facilmente trattabile con la terapia antibiotica.

Che cos’è l’impetigine?

L’impetigine è la più comune infezione superficiale della cute, in particolare dell’epidermide, tipica dell’età infantile. Fa parte di un gruppo di affezioni cutanee genericamente definite come piodermiti, dermatiti causate da batteri piogeni (ovvero batteri che causano la produzione di pus), quali streptococchi e stafilococchi.

Generalmente si distinguono due forme di impetigine: una bollosa, poco frequente, a eziologia stafilococcica, e una non bollosa, più comune, prevalentemente streptococcica.

  • L’ impetigine non bollosa (o impetigine da streptococco) rappresenta il 70% di tutte le impetigini, è di comune riscontro in estate, anche se piccole epidemie si possono verificare in ogni stagione negli asili e nelle comunità scolastiche. La lesione iniziale è una vescicola molto fragile, una sorta di piccola bolla contornata da un alone eritematoso (alone rossastro), alla cui rottura segue la fuoriuscita di un liquido purulento che si rapprende successivamente in croste giallo-brunastre. Le zone più colpite sono il volto (soprattutto le aree intorno alla bocca e al naso) e gli arti, in particolare le zone sottoposte a stress meccanici come la cute delle pieghe.
  • Nell’ impetigine bollosa (o impetigine da stafilococco), invece, l’esordio è caratterizzato dalla presenza di bolle di grosse dimensioni e relativamente più resistenti. Tutto il corpo può essere interessato, inclusi il palmo delle mani, le piante dei piedi e le mucose.

La diagnosi è essenzialmente clinica (si basa cioè sull’esame diretto del paziente), e solo nei casi dubbi è convalidata da esami batteriologici.

Impetigine bollosa

Delle due forme di impetigine descritte, la piodermite bollosa risulta essere la più frequente nel neonato e nel lattante. L’infezione è caratterizzata da elementi vescicolari di grandi dimensioni dapprima a contenuto limpido poi sieropurulento prive di alone eritematoso, che evolvono per rottura in croste color miele.
L’impetigine bollosa nei bambini, così come negli adulti, predilige aree cutanee umide e soggette a sfregamento, come ad esempio le aree inguinali, le ascelle, le pieghe cutanee del collo. I sintomi sistemici non sono frequenti ma possono comprendere astenia, febbre e diarrea.
Nella maggior parte dei casi, la patologia si risolve nel giro di alcune settimane senza lasciare cicatrici.
La forma bollosa è meno contagiosa della forma non bollosa e i casi sono solitamente sporadici.

Impetigine: quali sono le cause?

Per un certo periodo di tempo si è creduto che l’impetigine fosse dovuta allo stafilococco, germe piogeno che si trova in grandi quantità nel liquido della bolla e nelle croste. Esami accurati degli strati profondi delle lesioni hanno però dimostrato la presenza di un altro germe piogeno, lo streptococco. Si è anche pensato che quest’ultimo fosse il vero responsabile. Oggi, i moderni studi microbiologici hanno permesso di stabilire che tutti e due i germi sono responsabili della malattia.
In effetti la cute, in condizioni normali, è ricchissima di germi, tra questi anche stafilococchi e streptococchi. Si è potuto calcolare che un centimetro quadrato di pelle ospiti da 10000 fino a un milione di microrganismi. Normalmente, questa miriade di microrganismi residenti sulla cute non costituisce un pericolo per l’organismo. Talvolta, però, può accadere che per vari motivi questi germi mettano in atto la loro proprietà nociva.

I fattori che favoriscono la ripresa dell’attività patogena sono sia di ordine locale che generale. In ogni modo, la loro azione consiste nel determinare una diminuzione del potere di difesa della cute.

  • Cause locali possono essere una scarsa igiene, l’applicazione di sostanze irritanti, alterazioni della normale flora cutanea, traumi continui come il grattamento, un’eccessiva sudorazione con conseguente macerazione della cute, piccole ulcerazioni derivanti da punture di insetto. Anche dermatosi preesistenti, come eczemi e ulcere, possono favorire l’azione dei germi.
  • Cause generali sono invece alterazioni del metabolismo, patologie preesistenti come il diabete mellito, che favorisce lo sviluppo di infezioni, disturbi gastro-intestinali e infezioni gravi.

Impetigine: i sintomi

Data la natura delle lesioni e la loro localizzazione, i segni clinici della patologia sono piuttosto specifici, anche se in alcuni casi potrebbero essere confusi con quelli di patologie diverse come ad esempio herpes, varicella o altre infezioni della pelle da streptococco o da stafilococco.

In linea generale, l’impetigine è caratterizzata dai seguenti segni e sintomi:

  • presenza di papule rossastre, vescicole o bollicine di piccole dimensioni (specialmente nella forma non bollosa)
  • presenza di bolle di grandi dimensioni (tipiche della forma bollosa)
  • fuoriuscita di pus in seguito alla rottura delle lesioni bollose
  • formazione di croste successiva alla rottura delle bolle
  • prurito
  • malessere generale e febbre (non comune)

Le zone infettate per prime sono in genere i contorni delle narici, della bocca o degli occhi, talvolta i genitali. Successivamente si assiste alla diffusione delle lesioni poiché una manipolazione impropria delle lesioni da parte del bambino può favorire il trasporto dei germi in altre zone del corpo.

Impetigine: come si cura?

Il trattamento consiste sostanzialmente nell’utilizzo di impacchi disinfettanti che assicurino una detersione e disinfezione delle lesioni, associato alla somministrazione di antibiotici topici o per uso orale.
Se l’impetigine è lieve, cioè limitata ad aree circoscritte, viene di solito preferito il trattamento a base di antibiotici topici. Gli antibiotici topici presentano infatti il duplice vantaggio di poter essere applicati solo dove necessari e di ridurre al minimo gli effetti collaterali sistemici. In soggetti predisposti, d’altro canto, alcune pomate antibiotiche possono causare sensibilizzazione cutanea.

Tenendo conto della buona responsività della patologia alla terapia, si può considerare l’impetigine come un’affezione non grave, tuttavia, il trattamento deve essere immediato e protratto per contenerne la diffusione e per prevenire possibili recidive e complicanze.

Impetigine bambini: perché i bambini sono i più colpiti?

Come già accennato, sono i bambini la categoria maggiormente esposta al rischio d’infezione, e in particolare quelli in età scolare, soprattutto se si tiene conto della facilità con cui l’impetigine viene trasmessa. Alla base di questa maggiore suscettibilità risiedono diverse motivazioni:

  • la pelle del bambino ha uno strato superficiale più sottile, quindi è meno protetta;
  • le ghiandole sebacee non sono ancora ben funzionanti, quindi il film idrolipidico superficiale di protezione è meno sviluppato;
  • la pelle dei bambini presenta spesso microferite superficiali che possono favorire la penetrazione dei microbi;
  •  i bambini vivono spesso a contatto tra loro, favorendo la diffusione della malattia;
  •  i bambini che soffrono di dermatite atopica sono più a rischio in quanto la pelle secca e screpolata, caratteristica dei soggetti atopici, è più permeabile ai batteri; il prurito (sintomo cardine della dermatite atopica) favorisce, inoltre, la diffusione dell’infezione tramite il grattamento.

Impetigine adulti

Pur essendo decisamente più comune nei bambini, l’impetigine colpisce anche gli adulti. I soggetti adulti spesso sviluppano casi di impetigine proprio per lo stretto contatto con bambini infetti. Trattandosi infatti di una patologia altamente contagiosa, può essere sufficiente il contatto diretto con un soggetto infetto o l’utilizzo di asciugamani o altri oggetti in comune (per esempio con un membro della stessa famiglia), per provocarne la trasmissione. Alcune categorie possono comunque risultare maggiormente esposte al rischio di contagio; tra queste: soggetti immunodepressi, soggetti affetti da dermatiti, soggetti diabetici.
Per quanto riguarda la sintomatologia, il decorso della patologia e il trattamento, non si riscontrano particolari differenze tra adulti e bambini.

Impetigine: quali le possibili complicanze?

Si possono osservare complicanze locali o sistemiche solo se non viene adeguatamente trattata e specialmente nei bambini immunocompromessi.
In caso di complicanze locali, si può assistere a un ispessimento delle croste, a una diffusione delle lesioni sulla cute e una loro estensione in profondità causando infezioni più profonde.
Le complicanze sistemiche sono invece estremamente rare. I pazienti adulti sono esposti a un rischio più elevato di complicanze sistemiche. La glomerulonefrite post-streptococcica acuta è una complicanza grave che interessa l’1-5% dei pazienti con impetigine non bollosa. L’impetigine può inoltre svilupparsi come complicanza in pazienti con insufficienza renale cronica e, in particolare, nei pazienti sottoposti a dialisi o a trapianto di rene. Altre rare possibili complicanze comprendono sepsi, osteomielite, artrite, endocardite, polmonite, sindrome da shock settico, cellulite, sindrome da desquamazione cutanea stafilococcica.

Impetigine e tempi di incubazione

Il periodo di incubazione, cioè il lasso di tempo che intercorre tra l’esposizione ai batteri e lo sviluppo di segni e sintomi, può variare da tre a dieci giorni.

Impetigine e omeopatia

Per quanto riguarda i possibili rimedi naturali, ad oggi nessuno studio ha dimostrato che alternative non farmacologiche abbiano avuto successo nel trattamento di questo tipo di patologia.
Si raccomanda invece di seguire la terapia farmacologica in maniera costante come indicato dal medico.

Impetigine: alcuni consigli pratici

  • detergere accuratamente la cute del bambino prima di effettuare la medicazione;
  • tagliare regolarmente le unghie del bambino;
  • educare il piccolo a non rimuovere le croste;
  • effettuare il trattamento in maniera scrupolosa come indicato dal medico;
  • non eccedere nella quantità di pomata o crema da applicare;
  • rimuovere delicatamente e gradualmente le croste;
  • bendare, laddove è possibile, le lesioni onde evitare la diffusione dell’infezione e ridurre il contagio, soprattutto in presenza di altri bambini;
  • lavare la biancheria ad alte temperature;
  • utilizzare asciugamani personali.

Impetiginizzazione

In alcuni casi, delle malattie cutanee di diversa natura, come ad esempio l’eczema, il lupus eritematoso sistemico, la dermatite atopica, l’orticaria, la scabbia, possono andare incontro a un decorso che porta all’innesto dell’impetigine veicolata da streptococchi e da stafilococchi. Questo fenomeno, che prende il nome di impetiginizzazione secondaria, si manifesta con la comparsa di piccole vescicole ripiene di pus del tutto simili a quelle presenti nell’impetigine primitiva.

Impetigo erpetiforme

Da non confondere con l’impetigine volgare è l’impetigine erpetiforme, una rara patologia la cui causa e i cui meccanismi sono tuttora sconosciuti, senza alcun rapporto con l’impetigine né con l’herpes. L’impetigo erpetiforme è una rara variante della psoriasi pustolosa generalizzata che compare in genere nell’ultimo trimestre di gravidanza e che si accompagna talvolta a morte fetale o neonatale.

Fonti:
T. Cainelli-A. Giannetti-A. Rebora, Dermatologia medica e chirurgica
M. Pippione, Dermatologia e malattie sessualmente trasmissibili
C. Cole-J. Gazewood, Diagnosi e trattamento dell’impetigine

Cristina Leone