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Giradito o patereccio: cause, cura e rimedi della nonna

Alessandra Sorano dermatologia

In ambito dermatologico si definisce giradito o patereccio una lesione di natura infiammatoria che colpisce le falangi terminali delle dita di mani o piedi. Può manifestarsi come una malattia infettiva acuta, quindi in grado di risolversi nel giro di poco tempo, o, se non trattata adeguatamente, evolvere in un quadro cronico, che invece si protrae nel tempo mettendo a rischio l’integrità delle strutture ossee, cartilaginee e tendinee che costituiscono le nostre estremità. Non si tratta, quindi, di una lesione da sottovalutare: può essere banale solo se la si cura.

Giradito o patereccio: caratteristiche ed epidemiologia

Da un punto di vista morfologico descriviamo l’infiammazione come:
Giradito: una lesione circonferenziale, che avvolge il dito come se fosse un anello;
Paronichia: una forma purulenta che interessa prevalentemente la regione del dito che si trova in prossimità dell’unghia. E’ la forma più frequente e anche quella meno dolorosa per il paziente. Al contrario, le rare forme che colpiscono il polpastrello provocano fitte dolorose incessanti e intense.
In base all’estensione dell’infiammazione, invece, facciamo una distinzione fra tre manifestazioni: superficiale, sottocutanea e profonda.
Superficiale: Quando l’infiammazione è superficiale può palesarsi o come una sorta di eritema (arrossamento della cute associato a gonfiore) o come una lesione che rilascia liquido infiammatorio in quantità così cospicue da scollare i vari strati dell’epidermide e generare una vescicoletta che contiene materiale purulento (in medicina questa vescicola che si trova sotto l’epidermide e che contiene pus o materiale sieroso prende il nome di flittene).
Sottocutanea: L’infiammazione comincia a interessare gli strati sottostanti l’epidermide scalfendo nella maggior parte dei casi la matrice dell’unghia.
Profonda: Tra le tre è indubbiamente la forma più grave perché deriva dall’interessamento di strutture profonde come l’osso, l’articolazione di cui quest’osso fa parte e le componenti tendinee associate. In questo contesto il paziente potrà manifestare: tenosinovite (infiammazione delle guaine dei tendini) o nei casi più eclatanti, artrite (infiammazione dell’articolazione).

Il giradito è senza dubbio un’infezione fastidiosa e antiestetica, abbastanza frequente, che colpisce uomini o donne di qualsiasi età e che necessita di fattori predisponenti per potersi manifestare.
Non è una patologia mortale (ad eccezion fatta per i casi rarissimi in cui i batteri che ne sono la causa diffondono nel sangue, fenomeno definito “setticemia“), ma basandosi su un fenomeno di natura infettiva è contagiosa.

Fattori di rischio: cosa ci rende più suscettibili?

Trattandosi di un fenomeno su base infettiva la causa principale è rappresentata dalla presenza di un batterio (comunemente piogeni), di un virus o di un fungo, che per attecchire sulla nostra pelle ha bisogno di trovare una via di accesso; questa può essere una semplice ferita, un taglio, un’abrasione, una scheggia, una puntura o per esempio un graffio.

Esistono molteplici fattori che predispongono l’individuo all’insorgenza del patereccio, molto schematicamente sono:

Onicofagia, ovvero un disturbo che induce a mangiare compulsivamente le proprie unghia e le proprie pellicine; per ovvi motivi chi porta ripetutamente la propria saliva a contatto con le mani è più propenso a far diffondere i batteri che alloggiano nella nostra bocca. Nulla toglie che il contatto con il microorganismo possa essere diretto o possa derivare dalla presenza di batteri patogeni (che non alloggiano fisiologicamente nel nostro organismo) nel corpo.
Manicure/ Pedicure aggressiva (per esempio taglio cuticole) o realizzata mediante strumenti non sterilizzati;
Unghia incarnita o unghia tagliate troppo corte;
Rimozione totale delle pellicine: per quanto non esteticamente piacevoli, hanno il compito di mantenere un’aderenza tra la pelle e l’unghia, per cui nel momento in cui vengono rimosse si creano delle vie di accesso per eventuali microorganismi infettanti;
Attività lavorativa: sono coinvolti sia i lavoratori che mantengono le proprie mani perennemente sotto l’acqua (l’eccessiva esposizione della pelle all’acqua tende, infatti, ad alterare quella sottilissima pellicola protettiva che ciascuno di noi ha, nonché ad indebolire le cellule degli strati più superficiali), sia coloro i quali maneggiano solventi chimici e saponi, sia gli addetti ad un lavoro manuale che può essere causa di insulti meccanici e continui microtraumi. Quest’ultima categoria di lavoratori, in particolar modo, ha una lesione che più frequentemente si localizza nel polpastrello.
-Non adeguata igiene personale;
Contatto diretto con materiale infetto (vescicola da herpes per esempio);
-Debolezza del sistema immunitario: pazienti che hanno appena subito un trapianto o soggetti affetti da HIV;
Diabete: la presenza di elevate concentrazioni di zuccheri in circolo è un fattore che predispone alla proliferazione dei batteri.

Quali microorganismi causano il giradito?

I microorganismi più coinvolti sono i piogeni, ovvero lo Streptococco Pyogenes e lo Stapyloccocco Aureus, in ambito batterico, l’Herpes Virus in ambito virale e la Candida albicans, nel campo dei miceti (funghi).
Seppur con minor frequenza si riscontrano anche coinvolti organismi come Escherichia Coli e Pseudomonas Aeruginosa.
Tipicamente si tratta di microorganismi che beneficiano di condizioni di elevata umidità, motivo per cui non bisognerebbe tenere la propria pelle bagnata più del necessario!

Patereccio herpetico

Si tratta di una forma di patereccio causata dal virus Herpetico (HSV-1 e HSV-2). Si manifesta tipicamente nelle mani a livello del pollice o dell’indice e può colpire qualsiasi età. Tipicamente lo si riscontra nei bambini che hanno contratto una forma di herpes orale e che mettono le proprie dita direttamente a contatto con la saliva. Nel soggetto adulto, invece, la trasmissione tramite genitali è la via più frequente.
Le categorie più a rischio sono i lavoratori in ambito sanitario, soggetti che non hanno rapporti sessuali protetti o pazienti che hanno un contatto diretto con il virus.
I sintomi con cui si presenta sono paragonabili a quelli di giradito che sottende altre cause eziologiche, ma in più possiamo riscontrare ingrossamento dei linfonodi, febbre elevata e dolore insostenibile, talvolta associato a prurito.
Generalmente si autorisolve nel giro di 2-3 settimane, ma quando ciò non dovesse avvenire, si ricorre all’utilizzo di farmaci antivirali (prescritti dal medico) come l’aciclovir.

Come si presenta il giradito?

Il patereccio assume caratteristiche differenti a seconda della sua localizzazione. La sede più colpita è tipicamente la mano mentre se viene colpito il piede, il dito più interessato è l’alluce (con un chiaro fastidio durante la deambulazione). A livello della lesione, invece, le aree più coinvolte sono la zona che circonda l’unghia (zona periungueale) e quella al di sotto della stessa (zona subungueale). La lesione si denota come un’area arrossata, gonfia e calda (tipici segni manifesti di un’infiammazione). L’unghia può anche scollarsi dal proprio letto naturale e apparire con colorazioni diverse che dipendono dal tipo di microrganismo coinvolto.
La caratteristica più saliente è relativa al fatto che per quanto il dolore sia variabile, generalmente tende ad aumentare, divenendo insopportabile, solo nel momento in cui si tocca l’unghia.
Quando, invece, la lesione si localizza sul polpastrello, oltre ai generici segni di infiammazione possiamo riscontrare febbre (segno di un coinvolgimento più esteso) e soprattutto il paziente avvertirà un dolore costante e indipendente dalla pressione esercitata, lo descriverà come una sensazione pulsante o una puntura di spilli.

Sintomi associati al patereccio e possibili complicanze

I sintomi descritti dai pazienti affetti da patereccio sono per lo più ascrivibili all’infiammazione in atto, comprendono, infatti, dolore, senso di gonfiore della zona interessata, senso di calore emanato dall’area lesa, febbre e brividi; in più si evidenzia insonnia legata al dolore incessante, dolore muscolare o articolare e prurito (maggiormente associato all’infezione da herpes).

Sebbene non siano frequenti, bisogna sempre tenere in considerazione la possibile degenerazione del quadro con insorgenza di complicanze quali:
-Ascesso;
-Setticemia: diffusione dei batteri nel sangue;
-Flemmone: estensione del quadro a tutta la mano (maggiormente colpita) o del piede per dispersione del pus;
-Tenosinovite;
-Artrite;
-Osteite;
-Deformazione del dito (evento rarissimo);
Danni perenni all’unghia (non è una condizione frequente).

Quando consultare il medico?

La storia naturale della patologia prevede tre fasi:
1. La presenza del microorganismo infettante causa una risposta infiammatoria che si manifesta con rossore, gonfiore, senso di calore e con un dolore sopportabile in quanto non continuo. E’ una fase che può regredire spontaneamente o che può migliorare per effetto di rimedi naturali o di metodi fitoterapici.

2. La seconda fase è quella che richiede l’intervento medico perché si associa a una complicazione dell’infezione che può manifestarsi con la presenza di pus o con un dolore interno, invalidante. In questo caso è necessario ricorrere a una terapia farmacologica che per essere mirata e appropriata deriva da una prescrizione medica.

3. L’ultima fase si caratterizza per la diffusione del patogeno e quindi per la possibilità di riscontrare delle complicanze sistemiche che, certamente, richiedono una consulenza medica.

Come si fa diagnosi di patereccio?

La diagnosi richiede l’anamnesi completa del paziente, quindi l’indagine relativa alle abitudini del paziente e ad eventuali pregresse/attuali patologie e l’ispezione della “ferita”. Sono analisi volte alla comprensione del contesto nel quale si è sviluppata l’infezione in modo da risalire al tipo di agente infettante e procedere con la prescrizione della cura più idonea.
Qualora il trattamento non dovesse essere efficace o il medico dovesse avere qualche perplessità, potrebbe essere fatto un prelievo del materiale infetto, che sia liquido o pus, in modo da allestire un esame colturale (che permette di coltivare il microorganismo per analizzarlo) e associarlo all’antibiogramma (uno studio che consente di testare il batterio/virus/fungo in laboratorio con determinati farmaci in modo da capire quali tra quelli meno dannosi per l’uomo sia il più efficace nel debellarlo).

Come si cura il giradito?

Sembrerà una banalità, ma il modo più efficace per contrastare queste infezioni è adeguare la terapia al tipo di microorganismo che è coinvolto. Qualora la terapia non dovesse sortire un effetto positivo o la lesione dovesse essere ricca di pus, il piano terapeutico prevede l’attuazione di un mini intervento chirurgico.

Infezione batterica: Il primo approccio è di prescrivere una pomata antibiotica, affinché l’azione del farmaco possa essere diretta e mirata all’area interessata.
Dal momento che l’uso improprio di antibiotici da parte della stragrande maggioranza della popolazione ha indotto la formazione di ceppi batterici resistenti alla penicillina (prima ampiamente utilizzata), ad oggi si prediligono nuove classi farmaci quali ad esempio quella dei macrolidi (antibiotici che impediscono al batterio di produrre proteine utili per la sua sopravvivenza). Un membro di questa famiglia è la Gentamicina.
L’ Aureomicina (unguento) è un’altra valida alternativa nel trattamento di batteri sia gram positivi che negativi ed è un membro della famiglia delle tetracicline.
Generalmente, a prescindere dal farmaco usato, se l’infezione si protrae nel tempo e si manifesta con un carattere diffusivo, il medico può anche optare per l’utilizzo di antibiotici orali, migliori nel contrastare forme localizzate.

Infezione funginea: Un tipico farmaco antimicotico è il Fluconazolo, prescrivibile sotto forma di crema da applicare una volta a giorno, per un periodo di tempo abbastanza esteso (anche due, tre settimane).

L’intervento chirurgico, invece, sicuramente più invasivo comporta una piccola incisione, praticata in orizzontale se è il polpastrello ad essere colpito o in verticale se lo è la sede periungueale, che mira a favorire l’espulsione del materiale accumulato. Una volta pulita e disinfettata la ferita, si procede con la copertura con garze sterili e si prescriverà un antibiotico per profilassi.
Esistono anche dei casi in cui vi è una consistente compromissione di parte dell’unghia, per cui è plausibile che l’intervento sia volto anche alla rimozione di frammenti della stessa che risultano irreversibilmente danneggiati.

Rimedi della nonna e fitoterapia

Impacco di acqua tiepida e sale: Il sale è un potente antiinfiammatorio naturale in grado di sgonfiare la ferita grazie alla sua capacità osmotica di attirare liquidi, disidratando l’area interessata; l’acqua riscaldata (ma non bollente), invece, favorisce la fuoriuscita di pus. E’ un trattamento che andrebbe ripetuto più volte al giorno per circa 20 minuti a volta;
-Latte e aglio: tre spicchi d’aglio vengono dispersi nel latte che viene portato ad ebollizione;
-Aglio e cipolla: amalgamati nella formazione di un composto cremoso (ottenuto mediante l’ausilio di acqua);
In entrambi i casi si tratta di sostanze che hanno spiccate doti antibatteriche;
-Limone: si inserisce il dito (due volte al giorno per dieci minuti ciascuna) in un limone tagliato a metà su cui è stato creato un incavo.
Il limone è un noto astringente quindi il suo utilizzo mira a “asciugare” la ferita e in più, visto che contiene acido citrico, risulta un ottimo disinfettante;
-Olio di oliva tiepido: immergere le dita nell’olio di oliva può essere un rimedio preventivo che lenisce la cute e che può proteggere da eventuali infezioni;
-Gocce di malaleuca: ha proprietà antibatteriche, antimicotiche e cicatrizzanti. Di solito si diluisce con un olio (oliva, mandorla, jojoba) e si fa un impacco con la pellicola in modo da potenziare l’assorbimento dei principi attivi;
-Malva: contiene delle peculiari glicoproteine (mucillagini) che rendono la pelle impenetrabile ai batteri; espleta per altro un effetto lenitivo a livello cutaneo;
-Arnica e calendula: la prima riduce la proliferazione degli agenti infettanti, mentre la seconda minimizza il dolore pulsante e funge da antisettico.
-Farina di riso: Mitiga il dolore e viene usata disciolta con acqua;
-Cera fusa: qualche goccia tenuta per qualche ora può essere utile per far maturare un eventuale ascesso.

Quanto tempo occorre perché il giradito guarisca?

La tempistica della guarigione dipende dal tipo di patogeno coinvolto.
Un’infezione di minima entità che insorge in un organismo con un sistema immunitario particolarmente efficiente può risolversi spontaneamente nel giro di pochi giorni, al contrario lesioni più importanti richiedono maggiore tempo.
Nello specifico, un giradito causato da batteri e trattato con antibiotici può guarire in pochi giorni, così come nell’arco di una settimana; una forma generata da miceti come Candida, invece, ha una guarigione più lenta, la totale eradicazione può richiedere un tempo variabile fra 3 e 6 mesi.
Un patereccio di natura virale, invece, ha una durata che segue l’andamento dell’infezione, nel caso dell’Herpes Virus può persistere anche per una quindicina di giorni. In questo specifico caso, per altro, si tratta di forme che si manifestano con una certa ricorrenza (data per esempio da un transitorio calo delle difese immunitarie per stress, stanchezza, etc.).

Fonte: Dizionario Medico, Uses Edizioni Scientifiche, Firenze

Alessandra Sorano