alopecia

Alopecia maschile e femminile: tipologie, cause e cura

Raluca Elena strachinariu dermatologia

La parola “alopecia” proviene dal greco alopex, il cui significato è volpe. L’etimologia allude alla tendenza dell’animale a cambiare il pelo. Infatti, l’alopecia è una patologia che si manifesta con perdita di capelli in termini sia qualitativi che quantitativi. Risulta fisiologica la caduta dei capelli fino a 100 al giorno, ma quando viene alterato il ciclo della vita dei capelli subentra il lato patologico.  Esso è suddivisibile in tre fasi.alopecia

La prima è detta anagen e dura dai 3 ai 5 anni, fase durante la quale vengono prodotte le cellule, le quali iniziano a “colonizzare” il follicolo. Essa caratterizza fino al 90% dei capelli di una persona in buone condizioni di salute.

La seconda fase ha il nome di catagen e non è caratterizzata dalla produzione di altre cellule, ma dal fatto che l’1% dei capelli entra in una fase di stasi fino a 2 settimane, senza cioè subire ulteriori modifiche. Il ciclo si conclude con la fase telogen che interessa fino al 20% dei capelli e prevede entro 4 mesi la caduta di questi ultimi interessati. Un’alterazione di quanto appena descritto porta allo sviluppo dell’alopecia, la quale presenta diverse sottocategorie. Infatti, morfologicamente è classificabile in:

  •  Androgenetica, detta anche calvizie comune in quanto è la causa più frequente di diradamento dei capelli che si manifesta in modo omogeneo in tutte le aree dello scalpo. Infatti, colpisce fino al 60% del sesso maschile e fino al 40% delle donne soprattutto in menopausa. Negli uomini si manifesta con perdita di capelli nella zona frontale (con la tipica stempiatura) fino ad evolversi con il passare del tempo in una calvizie totale, soprattutto nei soggetti in cui sorge in giovane età. Le donne mostrano uno sfoltimento nella parte alta della testa che prende il nome di “Christmas tree pattern” per via della forma triangolare centrale caratteristica. Questa varietà riguarda le adolescenti, mentre nelle donne in menopausa l’alopecia androgenetica femminile si manifesta nella forma “Hamilton”, con una stempiatura simile a quanto accade agli uomini.
  • Areata: è caratterizzata da caduta dei capelli a “chiazze”. Le aree glabre sono irregolari e spesso circolari. A seconda dell’estensione In base all’estensione si distingue l’alopecia areata a chiazze singole (monolocularis) o multiple (multilocularis) che può evolversi in alopecia totale se riguarda tutti i capelli dello scalpo. Quando invece si ha una caduta di tutti i peli corporei si parla di alopecia universale. Essa può riguardare anche le sopracciglia e la barba, interessa entrambi i sessi, inclusi bambini e adolescenti. Inoltre ha un andamento altalenante in quando spazia tra numerose ricrescite con capelli decolorati e ricadute. Un ulteriore forma è l’alopecia areata ophiasis che si presenta nella parte posteriore della testa e ha un andamento serpentiforme.

La manifestazione clinica più evidente sono i cosiddetti peli a punto esclamativo (corti, radi ai bordi delle chiazze) e i peli “cadaverizzati” (punti neri dovuti ad accumulo di cheratina, in corrispondenza dei follicoli da cui non ricrescono capelli).

  •  Telogen effluvium: massiccia caduta di capelli a carattere episodico, molto frequente in gravidanza, in seguito a febbre alta, dimagrimento eccessivo o trattamenti terapeutici.

L’alopecia va inoltre inquadrata anche a seconda se è una forma:

  • Cicatriziale: perdita definitiva delle cellule staminali che garantiscono il rinnovamento continui dei follicoli piliferi;
  • Non cicatriziale: il danneggiamento non intacca le proprietà staminali delle cellule, rendendo così la perdita di capelli temporanea.

Quali sono i sintomi?

L’alopecia presenta come manifestazione clinica cardine la caduta di capelli accompagnata talvolta da prurito, rossore e forfora nelle zone colpite. È comune anche la tricodinia ovvero il dolore alla base del cuoio capelluto.

Anche le unghie possono rimanerne colpite, poiché tendono a perdere di spessore, diventando così più fragili e tendenti a spezzarsi e le lunule possono presentare delle chiazze di colore rossastro.

Quali sono le cause?

Il quadro variegato delle diverse sottocategorie dell’alopecia rendono l’eziologia complessa. Infatti, in termini generici la caduta dei capelli eccessiva può manifestarsi:

  • Dopo aver assunto determinati farmaci come antidepressivi, cure ormonali, antibiotici o chemioterapici in quanti fanno aumentare la percentuale di capelli che entrano nella fase telogen: una volta sospesa la terapia i capelli riprendono a crescere;
  • In seguito ad un parto, in quanto le donne sperimentano un calo di estrogeni che hanno un effetto protettivo per i follicoli piliferi;
  • Durante l’allattamento, poiché la prolattina stimola in positivo la durata della fase telogen;
  • Durante la menopausa per via del calo degli estrogeni;
  • Durante l’assunzione della pillola contraccettiva;
  • Per via di carenza di ferritina, poiché provoca un aumento dei radicali liberi e quindi un invecchiamento precoce dei follicoli piliferi;
  • Maggiormente in primavera e autunno per un rinnovamento fisiologico dei capelli;
  • In seguito a traumi cranici che possono colpire chiunque, bambini compresi.
  • Se si è affetti dalla sindrome di Bloch-Sulzberger che porta a difetti di pigmentazione della pelle e ad alopecia cicatriziale.

Quest’ultima risulta secondaria anche quando si ha l’aplasia congenita della cute (che si può localizzare nello scalpo e provoca un difetto nello sviluppo cutaneo), il lupus (malattia autoimmune che coinvolge anche il cuoio capelluto) o il lichen plano-pilare (che distrugge i follicoli piliferi).

Inoltre sia negli uomini che nelle donne l’alopecia può essere seborroica o causata da stress. In questi casi i nomi stessi ci indicano l’eziologia. Infatti, l’alopecia seborroica è dovuta ad un eccesso di sebo, mentre quella da stress scaturisce da condizioni in cui le persone sono sottoposte a eccessive pressioni, stati ansiogeni o periodi sovraccarichi di problemi che si somatizzano tramite caduta di capelli, perché c’è un aumento dello stato infiammatorio dei follicoli piliferi.

L’alopecia da stress è pertanto una forma non cicatriziale acquisita, poiché la caduta eccessiva di capelli viene interrotta, una volta superato il periodo di stress. Essa si manifesta come l’alopecia areata ovvero con aree circolari prive di capelli e con capelli radi e corti ai contorni delle chiazze.  

Tuttavia, differente risulta l’eziologia dell’alopecia aerata. Infatti, essa è una patologia autoimmune che colpisce fino al 2% della popolazione. Infatti, vengono prodotti linfociti T in eccesso che colpiscono in modo inopportuno i follicoli piliferi e dunque i cheratinociti (cellule dei capelli) nella fase anagen, degradandoli.

Di recente si è visto che all’incirca in 25% dei casi la malattia si trasmette per vie genetiche come patologia autosomica dominante a penetranza variabile.

Diverse sono invece le cause dell’alopecia androgenetica. Infatti, essa è correlata ai livelli dell’ormone DHT (diidrotestosterone) che ha come precursore il testosterone. La trasformazione del testosterone in DHT avviene grazie all’enzima 5-alfa reduttasi di tipo II. Un aumento degli ormoni androgeni rende i capelli più soggetti a caduta e assottigliamento. Ciò avviene per lo più per una predisposizione genetica a riguardo che non implica una probabilità del 100% di manifestare la malattia, ma che in sinergia con eventi traumatici o stress o malnutrizione dà modo ai sintomi di emergere dallo stato latente.

Come viene effettuata la diagnosi?

Diversi sono gli esami che il dermatologo può prescrivere per poter individuare la causa della caduta dei capelli e stabilire se si tratta di un’alterazione fisiologica o meno. Infatti, si possono effettuare:

  • Tricogramma: prevede l’analisi microscopica dei capelli prelevati da varie parti in modo tale da valutare il loro ciclo di vita
  • Wash Test: permette di identificare in termini quantitativi i capelli che cadono in modo tale da stabilire l’intensità della perdita.
  • Fototricogramma: si effettua tramite lo scatto di foto a diverse aree in cui i capelli sono stati precedentemente tagliati cortissimi, valutandone successivamente la crescita tramite altre foto.
  • Mineralogramma: permette di capire la quantità dei minerali che sono coinvolti nel benessere dei capelli.
  • Analisi del sangue per poter comprendere i dosaggi degli ormoni androgeni presenti in circolo.
  • Sebometria e corneometria per misurare la quantità di sebo escreta e l’idratazione della cute, in quanto sono due parametri coinvolti nella crescita dei capelli.
  • Biopsia cutanea: rileva lo stato dei follicoli piliferi.

Che cure esistono per l’alopecia?

L’alopecia presenta una cura farmacologica oppure un trattamento chirurgico. La prima cura funziona soltanto nel caso di alopecia non cicatriziale per via del fatto che il follicolo pilifero non viene distrutto nell’interezza. I farmaci impiegati per l’alopecia androgenetica e areata sono:

  • Mixomidil, vasodilatatore che viene impiegato in prodotti per calvizie a uso topico.
  • Finasteride, inibitore dell’enzima 5-alfa reduttasi di tipo II che quindi blocca la trasformazione del testosterone in diidrossitestosterone. Tra gli effetti collaterali del farmaco si elencano problemi di erezione e talvolta impotenza.
  • Antralina: ad uso topico stimola i follicoli piliferi e viene usata per lo più in età infantile in quanto priva di effetti collaterali;
  • Corticosteroidi e antiinfiammatori ad uso locale o per via orale;
  • Ciclosporina, usata nelle malattie a carattere autoimmune;

Perché facciano effetto, i farmaci vanno assunti per un tempo prolungato e purtroppo non costituiscono una cura definitiva. Infatti, soltanto la terapia chirurgica costituisce un rimedio definitivo e consiste in un autotrapianto di capelli non predisposti geneticamente alla caduta e quindi prelevati dalla zona temporale oppure occipitale. Esso viene impiegato anche nelle forme cicatriziali.

Se l’alopecia non è totale, possono essere inoltre impiegate anche la:

  • Fotochemioterapia: il paziente assume un farmaco fotosensibile per poi venire esposto ai raggi UV che stimolano i bulbi piliferi;
  • Luce laser: stimola dopo 15-20 sedute i follicoli piliferi, in quanto distrugge i linfociti T in eccesso; risulta adeguata anche per i bambini, poiché priva di controindicazioni.

Alcune volte risultano efficaci a breve termine anche alcuni “rimedi della nonna” come massaggi che stimolano la circolazione del cuoio capelluto. Essi vengono eseguiti con infusi oppure oli a base di ortica o equiseto per via delle loro proprietà antinfiammatorie e capacità di eliminare l’eccesso di sebo.

Va inoltre tenuto in considerazione che anche l’alimentazione ha un ruolo cardine nella gestione della caduta dei capelli, in quanto risentono delle carenze alimentari. Hanno effetti benefici i legumi come la soia, il pesce, il thè verde, il cioccolato extra-fondente, in quanto ricchi di antiossidanti e minerali fondamentali per il benessere dei capelli come lo zinco.