Tachicardia in gravidanza: quali sono i rimedi?

Marco Giglia Cardiologia

Si definisce “tachicardia” (dal greco ταχύς “veloce” e καρδία “cuore”) quella condizione in cui la frequenza cardiaca sia superiore ai 100 battiti per minuto, ed è una caratteristica comune delle tachiaritmie. Le tachiaritmie, ovvero disturbi della conduzione elettrica del cuore, vengono distinte in sopraventricolari e ventricolari, in base al sito da cui parte l’impulso. La tachiaritmia più comune e meno pericolosa è la tachicardia sinusale, condizione in cui la contrazione del cuore è regolare ma più veloce, dettata fisiologicamente dal nodo seno-atriale. In gravidanza un aumento della frequenza cardiaca rientra nelle alterazioni emodinamiche più comuni in quanto lo sviluppo fetale necessita di ossigeno e nutrienti, trasportati dal sangue materno.

Alterazioni emodinamiche in una gravidanza normale

Lo sviluppo degli organi del feto ha inizio intorno alla terza settimana dal concepimento; già in questo periodo cominciano i cambiamenti emodinamici caratteristici associati alla gravidanza, i quali hanno il loro picco alla ventesima settimana/sesto mese e risultano maggiori in caso di gravidanza gemellare. L’aumentata domanda al sistema cardiovascolare richiede diversi adattamenti:

  • aumento della portata cardiaca maggiore del 40% (dipende anche dalla costituzione corporea individuale); essa cresce ulteriormente durante il travaglio per le contrazioni uterine;
  • aumento della frequenza cardiaca con piccoli incrementi durante la gravidanza;
  • la pressione arteriosa all’inizio diminuisce e poi aumenta gradualmente;
  • l’acqua totale corporea aumenta di 6-8 litri, soprattutto quella extracellulare con aumento del volume plasmatico;
  • l’ematocrito diminuisce del 30% a causa dell’aumento del volume plasmatico rispetto al volume dei globuli rossi;
  • la frazione di eiezione (indice di efficienza della contrazione cardiaca) fisiologicamente non cambia;
  • il consumo di ossigeno aumenta del 20% nelle prime 20 settimane e del 30% entro il parto.

Il travaglio e il parto mettono ulteriormente a dura prova tutto il sistema cardiovascolare; inoltre in caso di  parto andato a buon fine la madre non è da considerare totalmente fuori pericolo (un gran numero di morti materne si verifica a più di una settimana dal parto). Il monitoraggio cardiovascolare è fondamentale e non va sottovalutato.

Tachicardia in gravidanza: quali sono le cause?

In base alle informazioni sopra riportate, una tachicardia in gravidanza può essere un fenomeno fisiologico, ma:

  • può suggerire un problema di fondo;
  • può essere aggravata da diverse condizioni.

Tali condizioni, che possono determinare/aggravare una tachicardia in gravidanza, sono:

  • Ipotensione: se la pressione arteriosa è bassa, il cuore aumenta la frequenza per poterla aumentare e permettere così l’irrorazione di tutti i tessuti;
  • Ipossiemia: se il contenuto di ossigeno nel sangue è diminuito, deve giungere più sangue ai tessuti per mantere ottimale l’apporto di O2;
  • Ipercapnia: se il contenuto di anidride carbonica nel sangue è aumentato (condizione molto pericolosa), il cuore batte più velocemente per mandare più sangue ai polmoni per permettere l’eliminazione di CO2;
  • Stress: la frequenza cardiaca aumenta in risposta a fenomeni stressogeni quali febbre, sforzo fisico, ansia, nervosismo;
  • Anemia sideropenica: in caso di carenza di ferro l’organismo produce meno emoglobina e conseguentemente il sangue trasporta meno ossigeno;
  • Tireotossicosi: gli ormoni tiroidei hanno effetto cronotropo positivo sui miocardiociti determinando un aumento della frequenza cardiaca; ciò avviene sia per effetto diretto (aumento del metabolismo basale) che indiretto (maggiore sensibilizzazione al sistema simpatico);
  • Assunzione di sostanze stimolanti: caffeina, teina, alcool, nicotina;
  • Abuso di farmaci o sostanze stupefacenti;
  • Squilibri idro-elettrolitici: essi determinano ripercussioni sulla pressione e sulle concentrazioni di ioni responsabili della conduzione elettrica cardiaca.

Tachicardia in gravidanza: quali sono i sintomi?

Molto spesso la tachicardia è percepita come palpitazioni, le quali possono essere definite come una sensazione intermittente di battito “forte” (dovuto alla maggiore gittata sistolica del battito post-extrasistolico), “percussione” e “vibrazione” del torace, o anche come un “tonfo al cuore” o un senso di “sfarfallio” intratoracico (quando le extrasistoli sono frequenti o in brevi episodi di tachicardia). Questa sensazione può essere intermittente o persistente, e sia regolare che irregolare. La maggior parte dei pazienti interpreta le palpitazioni come una non comune consapevolezza del battito cardiaco e si preoccupa soprattutto quando percepisce che il battito cardiaco è “saltato” o “mancato”. Le palpitazioni vengono spesso notate quando il paziente è a riposo, durante il quale gli altri stimoli sono minimi. Nelle tachiaritmie molto rapide si può verificare una compromissione emodinamica, come pure vertigini o sincope causate da una riduzione della gittata cardiaca, la quale causa inoltre un quadro di astenia (spossatezza, sensazione di profonda stanchezza) e agitazione. L’aumento delle pressioni di riempimento delle camere cardiache causa congestione polmonare con dispnea (affanno, fame d’aria) e/o edemi declivi (gambe e piedi gonfi). Occasionalmente, tra i sintomi figura anche il malessere toracico, un dolore che simula i sintomi di un’ischemia miocardica (angina pectoris/infarto del miocardio).

Tachicardia in gravidanza: ci sono rimedi?

Non sempre una tachiaritmia necessita di un trattamento specifico. L’indicazione alla terapia si pone per tre motivi principali:

  • quando la presenza dell’aritmia compromette la funzione contrattile del cuore, alterandone l’emodinamica in maniera significativa;
  • quando l’aritmia è potenzialmente associata a un rischio significativo di degenerare in aritmie più gravi (in particolare in fibrillazione ventricolare);
  • quando l’aritmia determina sintomi comunque fastidiosi.

I battiti prematuri (atriali o ventricolari) e la tachicardia sinusale in gravidanza sono molto comuni e non necessitano di un trattamento specifico, a meno che non causino sintomi. In questo caso vanno ricercate e trattate le cause sottostanti:

  • cercare di eliminare o comunque diminuire lo stress;
  • evitare l’assunzione di sostanze stimolanti (tè, caffè, bevande energetiche);
  • evitare il fumo e l’assunzione di sostanze stupefacenti (assolutamente controindicate in gravidanza!);
  • assumere ferro in caso di carenza;
  • trattare eventuali patologie tiroidee;
  • assumere rimedi naturali come infusioni rilassanti.

Nel caso della tachicardia parossistica sopraventricolare (TPSV), fibrillazione atriale o altre tachiaritmie sopraventricolari si può ricorrere a:

  • Manovre di stimolazione vagale (effettuato solo da un medico esperto): queste comprendono il massaggio del seno carotideo, la manovra di Valsalva o la compressione dei globi oculari (manovra di Clegane); determinano una scarica da parte del sistema parasimpatico con effetto cardio-inibitore (in caso di TPSV).
  • Trattamento farmacologico: quasi tutti i farmaci cardiovascolari attraversano la placenta e vengono secreti nel latte materno, dunque al terapia antiaritmica va modulata preferendo farmaci sicuri in gravidanza come i beta-bloccanti (probabilmente sicuri), calcio antagonisti (verapamil), adenosina ed evitare l’amiodarone (può causare deformità fetali).
  • Trattamento anticoagulante: non è una terapia delle tachiaritmie, ma serve ad evitare fenomeni tromboembolici (ischemia intestinale, ictus) in caso di fibrillazione atriale. E’ analogo a quello della donna non gravida, ma rimodulato.
  • Cardioversione elettrica: consiste nell’applicazione sulla superficie del torace di una scarica o shock elettrico a corrente continua, con lo scopo di provocare una depolarizzazione simultanea di tutto il miocardio, dando modo al nodo sinusale (che, di norma, è il primo centro a riattivarsi dopo lo shock) di riprendere il comando del ritmo del cuore. Teoricamente la cardioversione elettrica può essere utilizzata per sbloccare qualsiasi tipo di tachiaritmia resistente alla terapia farmacologica, ma può essere effettuata entro 24 ore dall’insorgenza oppure dopo un adeguato trattamento anticoagulante in caso di fibrillazione atriale (rischio di mandare in circolo emboli preformati).

Le tachiaritmie ventricolari costituiscono in genere un’emergenza cardiologica e vengono trattate con la defibrillazione, l’identificazione e la risoluzione della causa (trombosi coronarica, squilibrio elettrolitico, ecc).

Tachicardia in gravidanza: diagnosi

Una tachicardia è facilmente identificabile dai sintomi (palpitazioni, cuore in gola) e dall’esame obbiettivo (palpazione dei polsi periferici, auscultazione cardiaca). Per identificare il tipo di tachiaritmia si ricorre invece all’esame elettrocardiografico (ECG), ovvero la registrazione dell’attività elettrica cardiaca e la sua rappresentazione grafica. Il normale tracciato ECG è rappresentato da una serie di onde che rappresentano diverse fasi del ciclo cardiaco; in caso di disfunzioni del ritmo il tracciato ECGrafico varia rispetto al fisiologico. In alcuni casi i sintomi sono intermittenti e quando viene eseguito, l’ECG appare normale. In questi casi è utile sottoporsi all’ECG dinamico secondo Holter (detto comunemente Holter): viene registrato l’ECG per 24 ore tramite una macchinetta che viene indossata sotto i vestiti, e permette di verificare se la cause è una tachiaritmia parossistica (che insorge e scompare improvvisamente).

 

FONTI

Malattie del sistema cardiovascolare, Harrison

Medicina interna, Rugarli

Hurst’ the heart, O’Rourke -Walsh-Fuster

 

 

Marco Giglia