Aortosclerosi: sintomi, cause e conseguenze

Alessandra Sorano Cardiologia

Il termine aortosclerosi è suggestivo della presenza di un quadro sclerotico a livello dell’aorta. In termini meno tecnici, tale malattia può essere descritta come una condizione patologica, spesso asintomatica, che si manifesta con un ispessimento della parete del vaso aortico, associato alla perdita della sua fisiologica elasticità.
La patologia rientra nel gruppo delle arteriosclerosi (ovvero sclerosi dei vasi di natura arteriosa del nostro corpo), e può sottendere differenti meccanismi patogenetici, tra i quali il processo aterosclerotico si configura come il più rilevante nell’ambito della popolazione generale.
In medicina si ricorre al termine “sclerosi” con riferimento ad una struttura vascolare, ogni qual volta si vuole indicare una condizione di irrigidimento della parete del vaso, che in ambito anatomopatologico si traduce in un incremento della quota connettivale e in una progressiva riduzione della vascolarizzazione della regione.

Da un punto di vista epidemiologico si tratta di una malattia tipica del soggetto adulto, con un picco d’incidenza post 55-60 anni, che tende ad essere più rappresentata nei Paesi Industrializzati, poiché strettamente correlata, in quanto a fattori di rischio, allo stile di vita che il paziente conduce.
Clinicamente, la patologia decorre spesso asintomatica e se da segno di sé, lo fa tardivamente, e con una sintomatologia preoccupante che può mettere seriamente a rischio la vita del paziente.

Nel complesso, però, alla luce dei dati statistici più recenti, si rileva come la mortalità della malattia sia in lieve decremento, probabilmente in funzione sia dell’affinamento delle tecniche diagnostiche, che consentono una diagnosi più tempestiva, sia dell’evoluzione nella valutazione dell’approccio terapeutico.

Struttura macroscopica dell’aorta

L’aorta è un vaso di natura arteriosa, e ha il calibro in assoluto maggiore se paragonato a quello delle altre strutture vascolari del nostro organismo.
Macroscopicamente è possibile distinguere diverse regioni, deputate ciascuna, all’irrorazione di un distretto corporeo differente.
In particolare, procedendo dall’origine del vaso all’altezza del ventricolo sinistro fino al suo tratto terminale, descriviamo:

  • Aorta ascendente: è il primo tratto del vaso arterioso, che trae origine a livello del ventricolo sinistro. Compie un breve percorso dirigendosi dapprima verso l’alto e successivamente verso destra dove si continuerà con la porzione dell’arco aortico. Degne di nota, nel contesto della sua superficie basale, sono le due coronarie che traggono origine proprio a questo livello e che sono deputate alla vascolarizzazione del tessuto cardiaco;
  • Arco aortico: viene così definito perché in questa regione di congiungimento tra la porzione ascendente e quella discendente, l’aorta descrive un percorso ad arco;
  • Aorta discendente: è la regione terminale, nonché la porzione più estesa dell’intero vaso aortico. Viene distinta in due regioni differenti, che equivalgono alla regione toracica e a quella addominale. Ciò che ci consente di distinguerle è il muscolo diaframmatico, che è dislocato trasversamente tra la gabbia toracica e l’area addominale e che attraverso un “foro” permette il passaggio dell’aorta dal distretto sovradiaframmatico (toracico) a quello sottodiaframmatico (addominale).
    Il vaso, infine, termina dopo la biforcazione nelle due arterie iliache, con un piccolo vaso (arteria sacrale media) che andrà a irrorare la regione sacrale.

Struttura della parete aortica

L’aorta è un vaso di grosso calibro, nella cui parete è possibile definire una sovrapposizione di più strati:

  • Tonaca intima:: è lo strato più interno, a stretto contatto con il sangue che fluisce verso l’organo target. E’ composto da cellule endoteliali, che se da un lato hanno un ruolo strutturale, rimanendo adese tra di loro mediante giunzioni cellulari; dall’altro lato hanno un ruolo attivo nel controllo del flusso sanguigno e nell’attivazione (o sedazione) di processi coagulativi. L’endotelio poggia su un sottile strato connettivale chiamato “lamina connettivale”.
  • Tonaca intermedia: è una regione ricca di una componente connettivale, in cui vi è una specifica distribuzione di fibre di collagene (che conferiscono resistenza alla struttura) e fibre elastiche, fondamentali per l’adattabilità del vaso alle variazioni del flusso sanguigno.
  • Tonaca avventizia: è lo strato più esterno del vaso, per certi versi assimilabile ad un guscio di protezione di matrice connettivale, nel contesto del quale scorrono i piccoli vasi deputati al nutrimento delle varie componenti strutturali della parete vasale.

Dove si presenta l’aortosclerosi?

Potenzialmente qualsiasi tratto dell’aorta può essere colpito dal processo aterosclerotico, per tanto non esiste una risposta univoca a questa domanda.
Sicuramente, se valutassimo il quadro in termini di maggiore incidenza clinica, noteremmo che il tratto discendente è in assoluto il più interessato dal processo patologico.

Perché questa preferenza di localizzazione?
Uno dei fattori di rischio che più classicamente si associa all’aortosclerosi è l’ipertensione arteriosa; dal momento che l’aorta discendente rappresenta un lungo distretto anatomico rettilineo in cui il sangue può fluire secondo effetto di gravità verso le regioni inferiori, è più facile che si raggiungano in queste sedi valori pressori più elevati, potenzialmente pericolosi se non controllati. A questo si aggiunge una sempre minore espressione di materiale elastico nella compagine parietale del vaso aortico, man mano che si procede dal livello cardiaco ai distretti periferici inferiori: ciò rende ancora più suscettibile di danno questo tratto aortico distale.

Le altre sedi aortiche sono in genere meno colpite da questo processo patologico, e in termini di incidenza la parte meno interessata in assoluto sembrerebbe essere quella prossimale, probabilmente per i minori picchi pressori che si rilevano in queste regioni  e per la maggiore resistenza strutturale.

Quali sono le caratteristiche del processo aterosclerotico?

L’aterosclerosi è un processo patologico a carattere degenerativo che lede l’integrità della struttura vasale. Rappresenta il meccanismo che più tipicamente può essere correlato all’insorgenza di un quadro patologico di aortosclerosi del soggetto adulto.
Senza scendere troppo nel dettaglio dei processi molecolari e cellulari responsabili dell’instaurarsi di tale meccanismo, si descrivono brevemente le tappe principali del processo aterosclerotico:

  • Formazione delle strie lipidiche: queste non sempre sono indicative di una tappa precoce di aterosclerosi, basti pensare che frequentemente vengono riscontrate nell’aorta di bambini piccoli poco dopo la loro nascita e tipicamente si evidenziano in soggetti adolescenti.
    In ambito patologico, invece, possono essere descritte a livello dello strato intimale e nascono dall’accumulo di lipidi inglobati nel citoplasma dei macrofagi (cellule dell’immunità che fungono da “spazzini professionisti”).
  • Placche aterosclerotiche: la confluenza di più lesioni elementari porta alla formazione di questi ispessimenti irregolari che alterano il profilo interno del vaso sanguigno, predispondendo a delle ripercussioni anche a livello funzionale. In questa fase spesso accade che la placca diventi calcifica, e questa è l’evenienza più auspicabile da un punto di vista clinico, poiché si associa a una minore tendenza evolutiva.

L’aorta è il primo vaso in termini di frequenza che risulta colpito dal processo aterosclerotico. In particolar modo le sedi più coinvolte sono (in ordine decrescente): la regione terminale dell’aorta addominale, le arterie coronarie, le arterie poplitee (all’altezza del ginocchio), le carotidi e infine i vasi arteriosi del poligono di Willis (a livello cerebrale).

Complicanze dell’aortosclerosi

L’aortosclerosi è una patologia subdola, che tende ad avere una progressione spesso lenta ma inesorabile (lì dove ovviamente non si dovessero prendere adeguati provvedimenti), che se non curata tempestivamente si può associare anche a morte del paziente per l’insorgenza di complicanze.
Tra le più frequenti si ricordano:

  • Rottura della placca/Ulcerazione/Erosione: sono tutte complicanze temibili che si associano alla destabilizzazione della placca e alla possibilità di formazione di trombi parietali;
  • Ateroembolismo: è una condizione molto grave che si associa alla disgregazione della placca aterosclerotica a livello intimale, con conseguente rilascio in circolo di frammenti di materiale cellulato e non, che può rimanere incastrato a livello dei vasi di minor calibro, impedendo il normale flusso sanguigno. Appare evidente come una conseguenza di questo tipo possa degenerare in quadri patologici gravi, il cui risvolto clinico dipende unicamente dalla sede in cui si verifica tale processo. Esempi tipici sono: infarto del miocardio, ischemia di un arto (per lo più inferiori), ictus, etc. ;
  • Emorragie: la rottura del cappuccio fibroso che stabilizza “normalmente” la placca è causa di emorraggia all’interno della stessa placca, che può determinare un’espansione della placca o la sua rottura;
  • Aneurismi: il processo patologico che inizia a livello della tonaca intima tende nel tempo ad espandersi a livello della tonaca media, comportando un progressivo indebolimento della parete per perdita delle fibre elastiche. Ciò rappresenta il presupposto strutturale per cui si abbia una dilatazione del vaso aortico maggiore del 50% del suo calibro, con la formazione di una sacca aneurismatica (da differenziare da una condizione di “sclerectasia” in cui la sclerosi del vaso ha indotto una semplice dilatazione della parete aortica).

In linea di massima la morte del paziente affetto da aortosclerosi non è quasi mai legata, se non rarissimamente, all’occlusione totale del lume vascolare per via dell’espansione della placca aterosclerotica. La morte del paziente, quando sopraggiunge, è piuttosto da riferire all’insorgenza di complicanze da patologia aterosclerotica.

Segni e sintomi dell’aortosclerosi

Sia i segni che i sintomi provocati da un aortosclerosi dipendono dalla localizzazione specifica della lesione aterosclerotica.
Nel dettaglio possiamo evidenziare:

  • Riduzione/perdita dei polsi arteriosi: all’esame obiettivo il medico non riuscirà a percepire un buon flusso sanguigno (e da esso il polso arterioso del paziente); ciò è sintomatico della presenza di un impedimento al passaggio di sangue.
  • Soffio o fremito: percepibile spesso a livello femorale o ancor prima a livello ombelicale in occasione della presenza di un restringimento del lume del vaso, dovuto all’espansione della placca;
  • Segni di ischemia tissutale: nei casi peggiori si può rilevare una vera e propria gangrena nei tessuti a valle del distretto aortico leso;
  • Atrofia cutanea (per esempio se è colpita l’aorta addominale nella sua porzione terminale potremmo rilevare: atrofia della cute delle gambe e dei piedi, distrofia delle unghia, ridotta crescita di peli in questa zona, ritardo nella cicatrizzazione di ferite, etc. In altre parole sono tutti segni di una riduzione del flusso sanguigno in quella zona);
  • Affaticamento precoce, sempre causato dall’ipoafflusso;
  • Infarto del miocardio;
  • Infarto cerebrale;
  • Arteriopatia periferica;
  • Shock, da rottura di un aneurisma, etc.

Prevenzione e cura

  • La malattia aterosclerotica, a prescindere dal distretto che insulta, può essere evitata attraverso la cura del proprio stile di vita. E’ bene pertanto limitare la sua insorgenza attraverso dei piccoli accorgimenti quotidiani che possono letteralmente salvarci la vita.
    Esempi:
  • Astensione dal fumo: il fumo di sigaretta è il più importante fattore di rischio;
  • Dieta mediterranea: si suggerisce un maggior introito di frutta e verdura di stagione, limitando l’apporto di carne rossa nella dieta ed evitando conservanti, insaccati, cibi particolarmente grassi e dolcificanti artificiali;
  • Incrementare l’attività fisica: migliora lo status mentale riducendo la percezione dello stress, e da’ un beneficio inestimabile al nostro organismo;
  • Controllare periodicamente la propria pressione arteriosa e procedere con eventuali controlli e regimi terapeutici appropriati nei casi in cui fosse oltre i valori limite;
  • Controllo della patologia diabetica.

Ovviamente esistono anche dei fattori di rischio costitutivi che comprendono: l’età del paziente (l’aortosclerosi è una malattia tipica del soggetto adulto/anziano), il suo genere ( i maschi sembrano essere più colpiti rispetto le donne), la razza e l’eventuale predisposizione genetica (per esempio nei casi in cui si ha una risposta immunitaria costitutiva che protenda per l’infiammazione).

La diagnosi di aortosclerosi è spesso incidentale, ovvero scoperta casualmente in occasione di altri esami diagnostici, o legata all’eventualità in cui il paziente mostri già delle complicanze sintomatiche.
Il medico specializzato ricorrerà ad un iter diagnostico specifico che comprende: l’anamnesi del paziente (un colloquio in cui il medico conosce il paziente, la sua storia personale e quella familiare e soprattutto conosce i sintomi per i quali il soggetto richiede la visita), l’esame fisico anche detto “esame obiettivo” e lo studio delle strutture vascolari attraverso l’Eco-Doppler, che rappresenta un’indagine di primo livello.
Una volta accertata la presenza di un danno vascolare che irrigidisce l’arteria e che al contempo ne limita la funzione, lo stesso specialista deciderà nel contesto di un equipe multidisciplinare se procedere o meno con un intervento di rivascolarizzazione.

Fonti: Medicina Clinica per il Medico pratico, di N. Dioguardi;
Le basi patologiche delle malattia, di Robbins e Cotran

Alessandra Sorano