Cheilite angolare o in gergo “boccarola”: i rimedi naturali sono efficaci?

Alessandra Sorano Bocca

La cheilite angolare, conosciuta anche con il nome di “boccarola” (o boccaccia), è un disturbo di natura infiammatoria che si manifesta a livello dell’angolo della bocca; o ancora ricorrendo ad una terminologia più specifica per la sua definizione, si tratta di una forma di stomatite che colpisce la plica angolare.

Cos’è la cheilite angolare?

Da un punto di vista anatomo-patologico si può descrivere come una fessurazione fastidiosa e dolente che si limita nella maggior parte dei casi a livello dei margini laterali delle labbra, dunque senza estendersi alle regioni contigue, come ad esempio la guancia o il mento.

In termini epidemiologici è una patologia che interessa soprattutto le fasce estreme della vita, ovvero i bambini e gli anziani; e inoltre tende a colpire più facilmente pazienti che hanno difese immunitarie compromesse e quindi poco efficienti. Tipici esempi in tal senso sono rappresentati dai deficit congeniti (chiamati così perché il soggetto impara a conviverci sin dalla nascita), o da alcune patologie acquisite, come lo sono la maggior parte delle volte le malattie tumorali (che richiedono un trattamento farmacologico aggressivo, dai risvolti “negativi” sul sistema immunitario); e infine un altro caso caratteristico in cui si manifesta questa forma di cheilite è rappresentato da diverse patologie a carattere permanente, come ad esempio lo è la malattia da Hiv.

Nel complesso, però, prima di analizzare nel dettaglio i tratti distintivi di una cheilite angolare, bisogna fare una considerazione: nell’accezione medica questa forma di cheilite viene considerata non tanto come una patologia a sé stante, quanto come la spia di un processo patologico in atto; in tal senso è più facile che la cheilite venga intesa come un sintomo con cui una determinata condizione non fisiologica da segno di sé, che non come la malattia di base.

Come si manifesta la lesione?

La lesione può presentarsi di volta in volta con sfaccettature differenti, e ciò è conseguenza del fatto che non vi sia una presentazione clinica univoca, ma al contrario è estremamente variabile.
Nel dettaglio possono essere descritte le caratteristiche delle microlesioni più frequenti:

  • Lesione crostosa: quasi nella totalità dei casi si tratta di lesioni non sanguinanti;
  • Lesione ulcerata: si forma quindi una lesione di continuo (come ad esempio lo è in termini macroscopici un foro) che generalmente caratterizza le fasi più tardive di un’affezione non trattata;
  • Lesioni atrofiche: il tessuto perde trofismo (nutrimento, vitalità).

La regione di confine tra le labbra e la cute che viene colpita dalla cheilite viene definita muco-cutanea e nel contesto di tale disturbo appare spesso come una superficie abrasa, come se il tessuto fosse macerato.

Sintomi della cheilite

L’elenco dei sintomi della cheilite lascia intendere quanto fastidioso possa essere questo danno tessutale, spesso bilaterale (su entrambi i lati della bocca).

I sintomi e i segni caratteristici della cheilite sono:

  • Dolore: è il sintomo cardine; di norma è accentuato da tutti i movimenti della bocca o del viso (prevalentemente a livello delle guance o del mento) che mettono in tensione (come se stirassero) l’area lesa. Nella maggior parte dei casi, però, si tratta di un dolore spesso urente, o in altri termini percepito come un bruciore, che risulta essere continuativo e persistente: ciò significa che il paziente lo accusa a prescindere dalle azioni che sta svolgendo; è un dolore a riposo.
  • Rossore: è un segno ed è comunemente considerato come l’espressione di un’infiammazione;
  • Eritema: è una delle possibili presentazioni cliniche della cheilite angolare;
  • Edema: gonfiore;
  • Prurito: è di fondamentale importanza agire su questo fattore durante il trattamento, perché se il soggetto avverte il prurito e si gratta non fa altro che acuire l’infiammazione, irritando ulteriormente la lesione;
  • Sensazione di secchezza: spesso il soggetto ha uno scolo laterale di saliva, soprattutto per esempio durante la notte, che non fa che irritare ulteriormente l’area lesa, oltre che indurre un forte senso di bruciore;
  • Suppurazione: la presenza di pus si associa alla presenza di un’infezione batterica ed è un reperto di frequente riscontro;
  • Esfoliazione: il tessuto va in contro ad uno sfaldamento con conseguente perdita degli strati più superficiali della pelle. La causa, anche in questo caso, è da attribuire alla presenza di un quadro infiammatorio protratto.

Cause della cheilite

Il termine “cheilite” è abbastanza aspecifico, perché fa riferimento a un’ ”infiammazione delle labbra”. Il perno del trattamento, ovvero ciò che effettivamente lo rende efficace, è la possibilità di capire quale sia la causa scatenante. Una volta nota la causa, infatti, sarà semplice ideare una terapia ad hoc.

Ecco un elenco delle forme che più frequentemente si associano alla cheilite angolare:

  • Infezioni: nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un quadro infettivo di natura funginea; molto meno frequentemente, invece, la natura della lesione è batterica. Nello specifico i microorganismi coinvolti sono: Candida albicans, che rappresenta il fungo che più caratteristicamente comporta l’insorgenza di una cheilite angolare; lo Stafilococco aureo e lo Streptococco Beta Emolitico. Molto spesso il danno a livello mucocutaneo è generato da una sovrapposizione di più quadri infettivi insieme: non a caso un’evenienza di questo tipo si riscontra più facilmente nel soggetto più debilitato o il cui sistema immunitario è più gravemente compromesso.
    Nell’ambito delle cause infettive bisogna annoverare anche l’infezione erpetica, causata dall’Herpes simplex, che tipicamente si manifesta sotto forma di vescicole pruriginose e urenti a livello delle labbra (ma non solo, infatti può presentarsi anche a livello genitale). In questo caso è più corretto parlare di una “cheilite erpetica”, che è tipica della prima infanzia, dove si manifesta sotto forma di gengivostomatite erpetica. E’ opportuno sottolineare, però, che la lesione elementare (ovvero quella  lesione cardine che definisce la patologia che la presenta), è sempre quella della vescicola, così come il decorso clinico è sempre quello di una qualsiasi infezione da herpes;
  • Esposizione ad eccessi di temperatura: freddo molto intenso o sole cocente possono allo stesso modo infiammare i lati della bocca in maniera rapida e fastidiosa;
  • Deficit nutrizionali: il deficit può essere vitaminico o per esempio dato dalla mancanza di sostanze come il ferro. Il primo caso è quello che viene diagnosticato più frequentemente in concomitanza con una cheilite angolare, e nel dettaglio coinvolge soprattutto le vitamine del gruppo B (come la B2 e la B12). In tal caso accade spesso che la cheilite non sia un sintomo unico, ma che si possa associare a quadri come la dermatite seborroica, le ragadi, o problematiche visive, etc. Un’altra carenza tipica è quella del ferro, che spesso si manifesta con un corteo sintomatologico variabile, i cui fattori più caratteristici possono essere: la confusione mentale, l’anemia, la maggiore suscettibilità ad infezioni, etc. In ultimo è bene sottolineare che le carenze nutrizionali dovrebbero essere attenzionate con maggior cura, in quanto potrebbero sottendere quadri di malassorbimento intestinale causati anche da patologie complesse come la celiachia, che meritano un maggiore approfondimento diagnostico;
  • Immunodeficienza: tutte le condizioni patologiche che compromettono la funzionalità del sistema immunitario rendono il paziente più suscettibile all’insorgenza di infezioni da microorganismi opportunisti. Nella maggior parte dei casi, infatti, si tratta di un’infezione che deriva dagli stessi batteri/funghi che albergano a livello delle mucose del nostro corpo e che diventano patogeni soltanto in determinate circostanze: come quando, ad esempio, vi è un calo della protezione offerta dal nostro sistema immunitario; Il caso più eclatante di immunodeficienza acquisita è quello dell’Hiv, ma in realtà esiste una serie di altre condizioni che può associarsi ad un’attività immunitaria fallace: basti pensare al trattamento con immunosoppressori o con chemioterapici, oltre che alle più svariate malattie sistemiche;
  • Protesi non adeguate: in alcuni casi può capitare che l’utilizzo di apparecchi dentali non adeguati alla propria cavità buccale, o non correttamente igienizzati, possano causare delle microferite che facilitano l’insorgenza di un’infezione, proprio perché rappresentano un punto di minore resistenza. Di norma le protesi dentarie possono dare segni di una “stomatite da protesi” a livello delle aree con cui queste prendono contatto; ma non è da escludere che alcune protesi possano indurre una cheilite perché inducono un mal posizionamento della mandibola;
  • Stress meccanici/fisici: qualsiasi stress nella zona di passaggio dalla mucosa delle labbra alla cute del viso, oltre a quello già citato indotto da protesi non ottimali, può comportare una lacerazione del tessuto. Un tipo esempio può essere offerto da quelle situazioni di stress che portano il soggetto a inumidire continuamente e ossessivamente la zona in esame con la lingua. Un altro caso è quello del bambino che mette continuamente le mani sporche in bocca, o sollecita ripetutamente le proprie labbra con la lingua, o ancora va in contro a salivazione profusa, esponendosi in ciascuno di questi casi al rischio di infezione (soprattutto da candida);
  • Cause minori: tra le cause di minore importanza possono essere annoverate quelle in ambito estetico, come ad esempio una ceretta troppo calda/aggressiva o l’utilizzo di prodotti cosmetici scarsi che risultano irritanti e, che per questo offrono un punto di minore resistenza strutturale che può essere la porta di ingresso per patogeni.

Complicanze di una cheilite angolare

La cheilite angolare deve essere tempestivamente trattata affinché possa essere contrastata la sua evoluzione incontrollata.
Poiché si configura come un danno strutturale simile a un’abrasione, il rischio più consistente è quello della progressione in una vera e propria ragade. In questo caso la patologia diventa alquanto invalidante, perché limitante non solo per il dolore e l’amimia che ne deriva, ma anche per la possibilità di un’ ulteriore degenerazione. Il quadro diventa più complesso anche nell’ottica di un possibile trattamento, perché l’unico approccio risolutivo proponibile diventa quello chirurgico. La ragade, infatti, può essere definita come una vera e propria soluzione di continuo a livello cutaneo, che non riesce quindi a guarire spontaneamente.
E’ stato recentemente dimostrato, inoltre, che l’esposizione ai raggi solari può essere un fattore aggravante che favorisce l’evoluzione in ragade, e nei casi estremi della ragade in neoplasia franca.

Un’altra complicanza, se così si può definire, è legata alla cronicizzazione del quadro. Quest’evenienza può verificarsi in diverse occasioni: o nel momento in cui non viene trattata o viene trattata in maniera poco adeguata (ciò favorisce l’insorgenza di resistenze ai farmaci); o, dall’altro lato, quando il soggetto non ha difese immunitarie efficaci ed è quindi più probabile che il problema si ripresenti a distanza di tempo (nonostante a volte si rilevi un periodo di apparente miglioramento della lesione).

Diagnosi e trattamento farmacologico

La diagnosi di cheilite angolare è molto banale e immediata, e viene raggiunta attraverso una semplice indagine clinica.
Qualsiasi medico sarebbe in grado di riconoscere una lesione di questo tipo, sebbene le due figure professionali più coinvolte siano il medico di base e/o l’odontostomatologo (il dentista).
Ciò che può apparire più ostico è spesso la ricerca del microorganismo coinvolto nel processo infettivo, che a prescindere dal quadro predisponente, è sempre alla base di una cheilite angolare.

Analizziamo le possibilità più ricorrenti:

  • Infezione da Candida: Candida albicans si ritrova nella cavità buccale di una fetta importante della popolazione generale. Questa considerazione ci lascia intendere come non sia di per sé un agente patogeno, ma come lo diventi nel momento in cui non è più contrastata dal nostro sistema immunitario (che può essere meno attivo del solito anche per una semplice situazione di stress, non necessariamente per patologie gravi!). Nella valutazione di un’infezione da Candida il medico ricercherà altri segni tipici di una stomatite da fungo, che spesso si manifesta in concomitanza con una cheilite.
    In questo caso il trattamento mirato prevede l’utilizzo di un antimicotico, rigorosamente prescritto da un medico specialista. Quasi nella totalità dei casi si tratta di un trattamento ottimale, verso cui i pazienti sono pienamente responsivi.
  • Infezione batterica: in questo caso è opportuno osservare un trattamento con antibiotici mirati in base al tipo di patogeno coinvolto. A tal proposito è fondamentale sottolineare l’importanza di una prescrizione medica adeguata: la self-medication (auto-medicazione) risulta lesiva non solo per il paziente stesso che nel tempo diventa sempre meno responsivo alle terapie successive, ma anche per la popolazione generale a causa appunto dell’insorgenza di resistenze.

Per tutte le altre condizioni si può scegliere di trattare la cheilite provvedendo a mantenerla umida attraverso l’utilizzo di pomate idratanti che siano non solo lenitive, ma che contribuiscano anche alla riepitelizzazione del tessuto macerato (pomate cicatrizzanti). Una volta fatto ciò, sarà cura del medico indagare sulle possibili cause meno frequenti che possono essere ricondotte al sintomo della cheilite angolare, e a quel punto trattarle in maniera più mirata.

Fitoterapia

La fitoterapia può essere un supporto  per alleviare i sintomi del paziente. Non si può pensare, però, che l’utilizzo di un rimedio naturale, che non ha alcuna standardizzazione o approvazione validata scientificamente, possa sostituire un trattamento farmacologico tradizionale. Bisogna quindi ricorrere all’approccio fitoterapico con consapevolezza, in maniera da non minacciare la propria salute.
Pertanto, nel caso in cui si volessero assumere tali sostanze potrebbe essere utile consultare il proprio medico al fine di evitare interazioni poco produttive o addirittura nocive.

Alcuni esempi di fitoterapici utilizzabili sono:
Echinacea purpurea,
Propoli: coadiuva la funzione antimicotica;
Oli essenzali di malaleuca e menta;
Curcuma longa.

Fonti:

Dizionario Medico, Uses Edizioni Scientifiche

Amerio PL, Bernego MG, Calvieri S., etc. Dermatologia e Venereologia II Edizione Minerva Medica;

-Valletta G., Materasso S., Mignogna MD.: “Malattie Odontostomatologiche” – Ed. Piccin, Padova;

Alessandra Sorano